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Canile a rischio chiusura:
randagismo azzerrato,
costi insostenibili

OSIMO - La Asso cerca soluzioni con gli animalisti, ma oggi i cani ricoverati sono solo 18 e i costi di 'Lilly e il vagabondo', la struttura di San Paterniano, sono diventati molto più alti degli introiti
lunedì 21 Novembre 2016 - Ore 15:14
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Rischia la chiusura il canile ‘Lilly e i vagabondi’ di via Chiaravallese, gestito dal 2010 dalla Asso, azienda speciale del Comune di Osimo? Il grido di allarme è partito da facebook ma al momento non esiste alcun provvedimento di trasferimento degli ospiti anche se è aperto il dibattito sull’opportunità di mantenere in vita il servizio. La struttura, privata ma convenzionata, può ospitare un numero  massimo  di 38-40 cani. Se nel 2011 i randagi censiti del Comune di Osimo erano stati 52, 17 dei quali però ospitati dal canile ‘Keraton’ di Jesi (oggi chiuso) per mancanza di spazio nella struttura di San Paterniano, quest’anno i Fido senza casa e microchip ricoverati nel canile sono appena 18.

Il canile d Osimo, il giorno dell’inaugurazione nel 2001

Grazie all’impegno dell’associazione ‘Amici Animali onlus che collabora fin dall’inizio dell’esperienza con la Asso, e del responsabile della struttura, Maurizio Mantini, sono state registrate ben 150 adozioni al canile di Osimo negli ultimi 6 anni (data di inizio della convenzione stretta con la onlus animalista). Il fenomeno del randagismo a Osimo, insomma, si è pressocchè azzerato e di pari passo è cresciuto il benessere degli ospiti del canile per le cure e le terapie somministrate. L’altra faccia della medaglia è che questo bilancio più che positivo si scontra con il rigore dei conti pubblici. “Ad ogni cane ospitato oggi viene riconosciuto un contributo pubblico giornaliero di soli 2 euro (circa 16.000 euro annui) ai quali però vanno sommati, nel nostro caso, le spese d’affitto e di manutenzione del canile, i costi del personale e dei veterinari” puntualizza il direttore Asso, Franco Natalucci.

Franco Natalucci, direttore dell’Asso, azienda speciale del Comune di Osimo

Per un paradosso matematico, insomma, meno cani vengono ospitati e più diventano insostenibili i costi della struttura che in certe stagioni sono triplicati rispetto agli introiti. Va pertanto trovata al più presto una risposta al dilemma: la struttura osimana di via Chiaravallese deve sopravvivere o no? “Noi lavoreremo per evitare la chiusura – rassicura Natalucci – e per trovare soluzioni per abbattere i costi. Con le associazioni animaliste abbiamo già avviato il dialogo e imboccato un percorso da affrontare insieme per trovare soluzioni”. L’alternativa più ovvia sarebbe quella di optare per la gestione esterna del servizio, trasferendo gli amici a quattro zampe, orfani di padrone, in uno dei canili limitrofi rimasti ancora aperti, come la struttura di Recanati o di Moie.

(m.p.c.)

 

GLI ANIMALISTI DI AMICI ANIMALI ONLUS – “La chiusura del canile di Osimo è per noi un fulmine a ciel sereno” scrive in una nota l’associazione Amici animali che opera dal 2003 sul territorio osimano (e non solo) “e da allora i cani di Osimo da 109 sono passati ad appena 20 – sottolinea la onlus- Un risultato, in termini di benessere animale e di bilancio comunale, pressochè unico sul territorio marchigiano. Lascia perplessi che un Amministrazione che si trova a mantenere solo 20 cani si lamenti del costo eccessivo del servizio. E’ evidente che qualcosa non quadra. Non ci interessano le schermaglie politiche ed i soliti rimbalzi di responsabilità, noi abbiamo a cuore la sorte incerta e poco attenzionata di quei poveri cani, la maggior parte dei quali vecchi e malati. Gestire il canile? Siamo volontari, le nostre risorse derivano unicamente da donazioni. Abbiamo proposto alla Asso un piano di ristrutturazione, abbiamo chiesto al Sindaco ed ai Dirigenti un incontro. Nessuna risposta, sino ad oggi. Il canile di Osimo, con i suoi 40 posti, con la sua Associazione attiva nelle adozioni da oltre 13 anni, è sempre stato un esempio di come deve essere un canile. Un servizio sociale alla collettività, un adempimento di legge, stante a quanto dice la L. 281/91. Siamo pronti a collaborare con chiunque purchè, dall’altra parte, ci sia davvero l’intenzione di cambiare ed evitare che i cani ritornino a superare il centinaio perchè allora i costi a carico dei cittadini aumenterebbero conseguentemente”.

 

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