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Resta in carcere dopo l’accoltellamento
e spunta l’accusa di violenza sessuale

OSIMO - Natale in cella per il magrebino che giovedì ha ferito un ucraino di 23 anni in via Santa Lucia. Il gip di Ancona non ha convalidato il fermo del magrebino ma ha disposto per lui la custodia cautelare a Montacuto. Il giorno prima dell'aggressione la ragazza 'contesa' lo aveva denunciato in caserma sostenendo di essere stata abusata
sabato 24 dicembre 2016 - Ore 18:00
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Trascorrerà il Natale in carcere E.T., il marocchino 30enne accusato di aver accoltellato ad Osimo, nelle prime ore di giovedì scorso un ucraino di 23 anni, reo di ospitare in casa la ragazza della quale si era invaghito (leggi l’articolo). Stamattina il gip di Ancona, Carlo Cimini, non ha convalidato il fermo ma concordando con le risultanze investigative dei carabinieri di Osimo e le richieste della Procura, ha disposto per lui la custodia cautelare in carcere. Una misura coercitiva ritenuta indispensabile per arginare la pericolosità sociale dell’uomo indagato per i reati di minacce e lesioni aggravate ma anche per quello di violenza sessuale. Dopo approfondite indagini sono, infatti, emersi un movente diverso da quello passionale e una rete relazionale tra i tre protagonisti della vicenda più complessa rispetto a quella ipotizzata nell’immediatezza dei fatti che indicava nella gelosia il motivo del ferimento.

Non si sarebbe invece trattato di un raptus. In base ai primi rilievi della Procura di Ancona, l’ipotesi più plausibile per l’aggressione di via Santa Lucia potrebbe essere legata all’intenzione di incutere paura alla vittima. Trapela che il giorno precedente all’accoltellamento, la ragazza aveva denunciato ai carabinieri di essere stata violentata in auto dal marocchino, precisamente lo scorso 17 dicembre. L’amico ucraino avrebbe accennato gli sviluppi giudiziari ad un parente del 30enne, che appresa l’esistenza delle querela, si sarebbe arrabbiato e diretto a casa sua, ritenendolo colpevole di aver orientato la decisione della donna. Lo avrebbe minacciato di morte e poi ferito con un grosso coltello, una sorta di machete, prima di fuggire. Con queste accuse e soprattutto con quella più grave di violenza sessuale il Pm Valentina Bavai  ha fermato E.T., disponendo nel pomeriggio del 22 dicembre la sua traduzione nel carcere di Montacuto. Stamattina lo stesso Pm, lamentando il potenziale pericolo di fuga dell’indagato, ha chiesto per lui la custodia in carcere.

Ben diversa la verità tratteggiata dalla difesa. Secondo quanto ha riferito il suo legale, l’avvocato Domenico Biasco, nell’udienza di oggi il magrebino, sposato, con famiglia e un lavoro, ha ammesso “di aver avuto una relazione e rapporti consensuali, nell’ultimo anno, con la ragazza ma ha rigettato l’accusa di averle mai usato violenza. Il mio assistito ha inoltre chiarito di aver appreso dalla cerchia comune di amici del deposito della querela e di essersi recato il 22 dicembre in via Santa Lucia, a casa dell’ucraino dove la giovane era ospite, per ottenere chiarimenti in merito a tutta la vicenda. Non aveva però con sé alcun machete o coltello”. In quel frangente, dopo un litigio, sarebbe nata la colluttazione culminata con il ferimento al capo dell’ucraino “con una bottiglia – precisa il legale- Per questo avevamo chiesto il rigetto dell’ordinanza custodiale e in subordine, gli arresti domiciliari. Nei prossimi giorni, dopo aver analizzato le motivazioni dell’ordinanza del Gip, valuteremo se ricorrere al tribunale del Riesame”.

(m.p.c.)

 

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