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Impennata dei processi,
il presidente della Corte d’Appello:
“Incidono terremoto e rifugiati”

ANCONA - Carmelo Marino anticipa la relazione che verrà presentata sabato in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Più di 2mila le cause dei richiedenti asilo con una media di 100 al mese. Il sisma ha fatto aumentare il numero delle udienze fino al 10%
giovedì 26 gennaio 2017 - Ore 19:55
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Il presidente della Corte d’Appello Carmelo Marino (Foto Giusy Marinelli)

di Marina Verdenelli

Terremoto e ricorsi da parte dei richiedenti asilo fanno salire il numero delle cause in tribunale e in Corte d’Appello. Almeno cento al mese quelle già da smaltire per i profughi che, forti della nuova legislazione, ricorrono al tribunale nel primo e nel secondo grado di giudizio determinando una esplosione dei processi che va a pesare sulla macchina legislativa già poco celere di suo. Questo un assaggio della relazione che verrà presentata sabato in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, ad Ancona e dove verrà fatto il punto sui reati ancora maggiormente diffusi come il maltrattamento in famiglia e la violenza sessuale che vedono in primo piano vittime donne. «Gli eventi sismici – annuncia il presidente della Corte d’Appello Carmelo Marino – che hanno colpito le Marche con le ultime tre grandi scosse, quelle del 24 agosto, del 26 e 30 ottobre, hanno determinato una incidenza sul funzionamento degli uffici e sulle cause per risarcimento, sia in sede civile che in sede penale, senza contare che nelle zone più colpite la normativa ha sospeso i termini processuali fino al 31 luglio 2017. Si registra un aumento che oscillerà tra il 5 e il 10%». Il presidente parla di una esplosione di procedimenti che riguardano i ricorsi da parte dei richiedenti asilo, impugnati in tribunale (per il primo grado) e in Corte d’Appello, ai quali non era stato concesso il permesso dalle prefetture. «Al momento abbiamo registrato 1.250 procedimenti per il primo grado e 1.063 in Corte d’Appello – spiega Marino – tutte cause che devono essere decise entro i sei mesi dall’avvio. I tempi sono stretti. Per il tribunale di primo grado sono stati inviati magistrati aggiuntivi, in Corte d’Appello al momento no e dovremo far fronte con le risorse che abbiamo». A conti fatti sono più di 100 richieste al mese e la permanenza nel territorio italiano di soggetti di diverse etnie sui quali si conosce poco o nulla.

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