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Longhi: “Ancona, l’Università è la tua ricchezza”

L'INTERVISTA - Case dello studente al Cardeto, all'ex Buon Pastore e magari anche all'ex Hotel Roma e Pace. Il rettore ha progetti in mente per milioni di euro. "La città si è accorta del valore della Politecnica, ormai mi offrono anche gli aperitivi quando mi vedono" scherza Longhi. Senza risparmiare critiche anche alla Regione per la riforma dell'Ersu
lunedì 30 gennaio 2017 - Ore 10:34
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di Agnese Carnevali

Coerenza. È forse la parola che più di tutte identifica il modus operandi del rettore dell’Università politecnica delle Marche. E poi. Visione. Quella che Sauro Longhi ha ben chiara per l’ateneo che sta guidando e verso la quale sono orientate le sue scelte. «Quando credo in una cosa, la porto avanti con convinzione. Si può sempre sbagliare, ma fin qui i risultati delle cose fatte mi hanno dato ragione». La Politecnica è in crescita, per iscritti ed offerta formativa, per la quantità e la qualità della ricerca scientifica di cui è motore. Sempre più internazionale eppure sempre più inserita nel contesto cittadino per il quale è fonte di ricchezza culturale ed economica.

Longhi, dunque, tutto secondo i piani, se non fosse per l’intoppo dello studentato all’ex Buon Pastore. Una storia senza fine?

«Il progetto del Buon pastore finirà, seppur con con un progetto ridimensionato nei costi, che prevedrà meno posti letto, 90, ma strutture dedicate a servizi aggiuntivi rispetto al solo studentato».

Ovvero?

«Strutture da orientare all’internazionalizzazione, abbiamo anche il marchio Uniadrion, che ha il pregio di aver favorito anche la creazione della Macroregione adriatico-ionica, al quale vorremo dare maggiore visibilità.  L’iter è stato complesso, è vero, ed è iniziato prima che arrivassi. La situazione dell’immobile che era stato acquistato dall’Ersu direttamente dal Comune era peggiore di quanto immaginassimo. È stato complicato anche fare i rilievi per i pericoli di crollo. Ma le difficoltà sembrano ormai superate. Si concluderà presto l’accordo del ministero con la Regione per la definizione del cofinanziamento».

Eppure si parla già di un nuovo studentato all’interno del Parco del Cardeto? 

«Confermo. Spero di poter appaltare i lavori entro la fine di quest’anno. Vorremmo trasformare la struttura così detta delle ex derrate alimentari, di fianco alla Polveriera, in uno studentato di 60 posti. Si tratterebbe di una struttura vicinissima al polo di Villarey, nonché di un modo per utilizzare e valorizzare meglio il parco. Sto pensando infatti di creare un orto botanico in rete. La Politecnica ha quello di Gallignano, ma ci sono specie di interesse anche al Cardeto e a Monte Dago, che vorremmo mettere sia in una piattaforma digitale sia organizzare un vero e proprio percorso».

Un secondo studentato, senza ancora aver finito il primo, progetto realistico?

«Abbiamo iniziato a verificare l’interesse con il Comune per capire se si possa ottenere la licenzia edilizia e c’è stata dimostrata apertura».

Sarebbe l’università a sostenere la spesa?

«Sì, in cofinanziamento con il ministero, stiamo aspettando l’uscita del bando a breve, doveva essere pubblicato il 20 gennaio, siamo ancora in attesa. Il progetto è partito. La quota di cofinanziamento del ministero è del 50 per cento, ma l’immobile è di nostra proprietà e potremmo metterlo come parte del finanziamento. L’edificio è sottoposto a vincolo architettonico, per alcuni archi in cemento armato, e sarà preservato. Poi sarà necessario l’adeguamento sismico. Dall’uscita del bando avremo 90 giorni per presentare l’istanza».

C0sto complessivo?

«Prematuro dirlo. Diciamo tra gli 8 ed i 10 milioni. È un obiettivo importante. Ritengo che gli interventi di edilizia universitaria residenziale, a dispetto del passato, debbano essere fatti in centro e non a ridosso delle facoltà, affinché venga favorita la vita sociale e culturale dei nostri studenti, altrimenti si rischia di creare ghetti o dormitori. Non dobbiamo impoverire il centro di persone. Durante il giorno i collegamenti del trasporto pubblico sono buoni. È un appello che faccio anche ai privati, nel caso avessero interesse a creare spazi per gli studenti».

A cosa pensa?

«All’ex hotel Roma e Pace per esempio. Sarebbe una struttura perfetta da recuperare per alloggi per studenti. Bisognerebbe lavorare agli adeguamenti di sicurezza, ma è già diviso per camere, ha una portineria, è praticamente per il corso e a due passi dalle fermate dei bus. Se ci fosse qualche privato interessato a ristrutturarlo, noi potremmo esserlo all’affitto. Abbiamo bisogno di residenze. Abbiamo 17 mila iscritti, provenienti da tutte le Marche e anche da fuori regione e solo 550 posti Ersu».

Studenti non solo in aula, ma per le vie della città, è da sempre il suo pallino.

«Ancona è sede di una delle più importanti università italiane. Vorrei che la città prendesse sempre più coscienza di questo. L’università è una risorsa culturale ed economica preziosa».

Ancona ce la farà mai ad essere vera città universitaria?

«Qualcuno in più rispetto al passato si è accorto della presenza dell’università ed io ho fatto il possibile per avvicinare la città all’ateneo e credo che i risultati inizino ad arrivare. Penso ad una grande scommessa vinta, quella delle lauree in piazza lo scorso luglio e che riproporremo anche quest’anno, sempre a piazza Roma. I primi ostacoli li ho incontrati proprio con gli studenti che credevano di perdersi qualcosa di quello che era il loro momento. Tutti poi si sono ricreduti. Non era più la festa del singolo chiusa tra i partenti più stretti, ma un momento di gioia che riguardava la comunità intera. Sa quando ho capito che avevo centrato l’obiettivo e che anche la città aveva capito l’importanza dell’evento?».

Quando?

«Quando un barista mi ha offerto l’aperitivo, perché quella sera tutta la città era inondata di persone. Non c’era un tavolo libero nei locali. Ho in mente altre iniziative per valorizzare questa città e per portare ad Ancona testimonianze di scienza che sono partite proprio da qua».

Quali?

«Ne parleremo più avanti. Intanto sto preparando l’apertura dell’anno accademico il 2 marzo, con un ospite importante, ma non mi farà dire quale».

Dal punto di vista didattico, quali le novità?

«Prevediamo di continuare l’opera di internazionalizzazione per il conseguimento del doppio titolo, italiano e statunitense. Abbiamo finanziato 3,5 milioni di ricerca interna e a fine mese ne stanzieremo altrettanti. Vogliamo inoltre continuare a migliorare il percorso di formazione all’imprenditorialità allargando i confini e le funzioni del Contamination Lab. Molte università italiane ci chiedono di diventare loro partner per conoscere come lavoriamo all’interno di questo laboratorio. Siamo un esempio».

Nuova proroga al commissariamento dell’Ersu, qual è la sua opinione sul percorso di riforma dell’Ente?

«Il diritto allo studio è sancito dalla costituzione come il diritto alla salute e non capisco perché dopo la riforma del titolo V si è provveduto immediatamente a costituire un’azienda sanitaria regionale unica e non si è fatto lo stesso per il diritto allo studio. Auspico che si arrivi ad un soggetto unico, anche se non credo che sarà questo l’epilogo. Si sta profilando la volontà di arrivare ad un sistema misto con gli atenei che firmeranno la convenzione che gestiranno direttamente le questioni di diritto allo studio, mense, borse di studio, e gli atenei che non firmeranno, come il mio, che faranno riferimento ai presidi territoriali del nuovo Erdis. È impensabile che gli uffici di ateneo si mettano a gestire anche gli appalti per l’acquisto delle mozzarelle. La piega che sta prendendo questa vicenda rischia di farci perdere, fra l’altro, delle risorse importanti».

Che intende?

«La legge di stabilità 2017 ha dato indicazioni su come gestire il diritto allo studio. Ci sono a disposizione 50 milioni distribuiti alle Regioni che entro sei mesi si doteranno di un ente unico erogatore. Spero solo che questa riforma non ci faccia perdere contributi preziosi. Ormai si va verso un accentramento delle strutture in ogni settore, perché è chiaro che questo porta ad un miglioramento della struttura economica, non capisco perché tale criterio non debba applicarsi all’Ersu. Senza contare la proposta di dotare il nuovo ente di un Consiglio di amministrazione. Lei se lo immagina un Cda all’Asur? A nessuno è venuto in mente. C’è un direttore e poi l’azienda risponde all’assessore. Stessa soluzione doveva essere applicata per il nuovo Erdis».

 

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