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Addio al chiosco sotto i portici,
rimosso un simbolo della città
Le foto storiche

ANCONA - Demolito il gabbiotto di ferro verde della fioraia Adalgisa Agostinelli. Era tra le donne più popolari, pasionaria comunista, famosa per le sue opere floreali. Nel 1984 il passaggio di proprietà ad Alessandra Pennesi: "Ho provato fino all'ultimo a salvare la struttura sottlineando la sua valenza storica"
martedì 31 gennaio 2017 - Ore 19:16
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Nel fotomontaggio, come è oggi l’angolo di piazza Cavour e com’era il chiosco in una foto del 2011

 

Adalgisa Agostinelli con il nipote Raffaele Giorgetti davanti al chiosco dei fiori di piazza Cavour

 

di Agnese Carnevali

Va giù il chiosco dei fiori sotto i portici di piazza Cavour. Un tempo luogo di confronto politico, oltre che laboratorio artigiano. Il regno di Adalgisa Agostinelli, fioraia comunista, simbolo di Ancona. Si recide un piccolo pezzo di storia della città. Segno delle epoche che cambiano, del centro che si trasforma, di un commercio che ha nuove esigenze. Eppure ricordare, e tramandare sono abitudini preziose. Adalgisa Agostinelli in Giorgetti, classe 1901, fu la donna che nel secondo dopoguerra si fece costruire il chiosco all’incrocio tra corso Garibaldi e piazza Cavour, quella stessa piazza al cui progetto di restauro, alcuni lustri dopo, lavorò il suo pronipote, l’architetto Maurizio Agostinelli, da poco scomparso.

Adalgisa Agostinelli

Sono gli ultimi anni della Seconda guerra mondiale quando Adalgisa si inventa il mestiere di fioraia, dapprima per portare i fiori freschi ai polacchi di stanza ad Ancona, per arrivare all’arte delle composizioni floreali. Ed è lì, nel gabbiotto fatto di metallo e tessere di ceramica, sullo stile dei negozi vicini, uno su tutti la Tazza d’Oro (ora Caffé Garibaldi 134), che esponeva le sue creazioni. A guidare Cronache Ancona in un ricordo privato che è anche storia di una comunità, Raffaele Giorgetti, noto imprenditore di Ancona, nipote di Adalgisa. Il successo commerciale di Adalgisa arriva con le sue decorazioni natalizie, frutto della sua creatività e fantasia. «Non era solo un chiosco espositivo – ricorda Raffaele Giorgetti – ma un vero e proprio laboratorio artigiano. Mia nonna andava alla palude di Portonovo a raccogliere i cardi che poi intrecciava con altro materiale che trovava, fiori e non solo. Ebbe da subito un grosso successo commerciale perché era davvero qualcosa di innovativo per l’epoca». Punto vendita, laboratorio artigiano, ma anche luogo di incontro, di scambio di idee, di confronto politico. Non era certo un segreto in città la fede politica di Adalgisa, che esternava con fierezza. Comunista convinta, tanto da essere stata diverse volte in Russia, «ho ancora una balalaika che mi portò da uno dei suoi viaggi» riprende Giorgetti, Adalgisa Agostinelli era un riferimento in città, proprio per la sua passione politica, un personaggio molto conosciuto, «una femminista ante litteram».

Alessandra Pennesi, l’ultima titolare del chiosco, chiuso a dicembre 2015

Trentadue anni fa, la vendita del chiosco a Alessandra Pennesi, l’Alexandra dell’insegna che, fino a pochi giorni fa, campeggiava in cima alla struttura verde, chiusa e messa in vendita da circa un anno, fino ad arrivare alla sua demolizione. Che effetto fa? «Naturalmente per me è stato un momento triste – risponde Giorgetti – non lo dico in senso polemico. Lo dico da nipote ed anche da amico, conoscendo bene Alessandra che ha poi rilevato il chiosco. Era una parte importante del mio vissuto che si è intrecciato a quello della città. Oltre alle tante persone che vedevo passare di là – racconta – quello per me era anche il luogo dove trascorrevo il tempo con mia nonna. Andavamo a comprare le briciole di pane da dare ai piccioni, quando ancora non si aveva coscienza di quanto potessero essere dannosi. Conoscevo – aggiunge ancora – tutti i piccoli trucchetti di quella struttura. Aveva un meccanismo di scorrimento degli sportelli per mettere gli articoli in esposizione anche dall’interno. La chiusura delle vetrate era molto naif, pezzi degli anni ‘50». La chiusura arriva alla fine del 2015 e qualche giorno fa poi la demolizione. Come mai? Spiega Alessandra Pennesi, ultima titolare della struttura. «Nella concessione c’era una postilla che prevedeva l’abbattimento del chiosco qualora avessi deciso di chiudere. Avevo un anno di tempo per farlo. Ho tentato di preservare la struttura sottolineandone la valenza storica, come successo ad esempio alla Tazza d’Oro, ma non c’è stato nulla da fare. Dagli anni della sua costruzione – prosegue – sono cambiate molte cose anche a livello di normativa e sarebbe stato difficile inserirci qualche attività. Avevo proposto anche un piccolo punto informazioni turistiche per la città, ma nulla. Purtroppo gli articoli che vendevo, fiori, composizioni, piante non andavano più e non c’è stata alternativa alla chiusura. Lì ci ho trascorso 32 anni, vederlo andar giù è stato triste anche per me. È un pezzetto di storia che se ne va, mio e della città».

Adalgisa Agostinelli con il nipote Raffaele Giorgetti da bambino

 

 

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