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Made in Marche
nel mirino dell’industria del falso

ANCONA - La regione è infatti al secondo posto, dopo la Toscana, per il rischio contraffazione. Riprodotti soprattutto vestiti, scarpe e accessori. L'analisi della Confartigianato
giovedì 9 febbraio 2017 - Ore 14:19
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Foto d’archivio

Scarpe, accessori e vestiti, tutti contraffatti e ai danni di aziende marchigiane. La regione è infatti al secondo posto, dopo la Toscana, per il rischio contraffazione. Un made in Marche nel mirino dell’industria del falso. Lo rivela l’ufficio studi di Confartigianato: sono 4.792 le imprese dell’artigianato manifatturiero marchigiano esposte al rischio di contraffazione, pari al 35% su un totale di 13.691. Una quota nettamente superiore alla media italiana (19,8%) che colloca la nostra regione al secondo posto in Italia dopo la Toscana (42,9%) e prima dell’Umbria (25,5%). Lo studio della Confartigianato fotografa nel dettaglio la “mappa” del rischio anche nelle diverse province. Particolarmente alto a Fermo (66,6%), quindi Macerata (39,8%), Ascoli Piceno (22,7%), Ancona (21,9%) e infine Pesaro-Urbino (18,2%). Scarpe, vestiti, accessori: la moda è il settore più a rischio, ma anche i prodotti dell’agroalimentare sono potenziale oggetto di sofisticazioni. «Di fronte a questa minaccia si rende indispensabile – dice Confartigianato – una riflessione sulle misure possibili e sugli strumenti a disposizione per la difesa delle produzioni e la tutela dei consumatori. Confartigianato è da sempre in prima linea nella lotta contro la contraffazione per contrastare questo fenomeno, sensibilizzando consumatori e opinione pubblica, e si adopera per la promozione del Made in Italy in tutte le sue forme, dalla moda, all’agroalimentare di qualità, all’artigianato artistico. Nell’alimentare, comparto in cui l’Italia è prima in Ue con i 288 prodotti agroalimentari di qualità DOP, IGP e STG e in cui un’impresa su 5 è artigiana (nelle Marche sono 13 i prodotti agroalimentari di qualità e 151 quelli tradizionali con 3.093 imprese artigiane marchigiane dell’alimentare), le minacce della contraffazione sono rilevanti e potrebbero danneggiare il trend di crescita, sostanzialmente ininterrotto, delle esportazioni di alimentari e bevande dell’ultimo decennio». Nelle Marche l’export del settore alimentare e bevande ammonta a 176 milioni di euro nei primi 9 mesi del 2016. Secondo le valutazioni dell’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, a livello mondiale, il giro d’affari annuo dell’Italian Sounding – l’utilizzo di denominazioni geografiche, immagini e marchi che evocano l’Italia per promozionare e commercializzare prodotti affatto riconducibili al nostro Paese – è pari a circa 54 miliardi di euro l’anno, oltre il doppio del valore delle esportazioni italiane di prodotti agroalimentari (23 miliardi di euro): almeno due prodotti su tre commercializzati all’estero si riconducono solo apparentemente al nostro Paese. Cresce anche la contraffazione online: triplica la quota di sequestri di merci trasportate con corriere espresso e posta, i vettori tipici dell’e-commerce, che passa dal 5,7% del 2010 al 16,3% del 2014. In Italia sono potenzialmente esposti al rischio di acquistare online prodotti contraffatti 3.693.000 utenti Internet, il 40,2% del totale, che ha acquistato on-line abbigliamento e 2.887.000, pari al 31,5% del totale, che ha acquistato prodotti di informatica e tecnologia.

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