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Isa, riparte la produzione
ecco l’era targata Palumbo

NAUTICA - L'amministratore del gruppo partenopeo che ha rilevato l'azienda anconetana che costruiva yacht di lusso, Giuseppe Palumbo ha illustrato il piano industriale per lo stabilimento. "Rappresenta un brand importante del made in Italy. Abbiamo tre barche in costruzione e 50 persone al lavoro. L'obiettivo è il rilancio e lo sviluppo del cantiere". I sindacati: "In sei mesi dall'acquisizione lo stallo. Bene ora la ripresa del lavoro"
venerdì 10 febbraio 2017 - Ore 17:46
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Davide Signorini, responsabile commerciale, Francesco Carbone direttore generale divisione yachting, Giuseppe Palumbo, amministratore unico del gruppo Palumbo

 

di Agnese Carnevali

(foto di Giusy Marinelli)

Tre barche in lavorazione, due già vendute, e 50 persone (degli 85 dipendenti) tornate in cantiere. Il progetto per la costruzione di un nuovo capannone di 110 metri per la realizzazione di yacht sopra gli 80 metri e il reparto falegnameria in home. Si inaugura così la nuova era Isa, quella targata Palumbo.

Giuseppe Palumbo, amministratore unico del gruppo partenopeo

 

È Giuseppe Palumbo, amministratore unico del gruppo partenopeo, ad illustrare ad Ancona il piano industriale e di investimento dello stabilimento dorico che produce imbarcazioni di lusso, salvato dal fallimento e rilevato dai cantieri napoletani lo scorso agosto. Un modo per presentarsi alla città, mostrare la ripresa del cantiere, ma anche per rispondere alla mobilitazione sindacale di Natale, durante la quale i lavoratori hanno denunciato il mancato rispetto degli accordi siglati la scorsa estate. «Il cantiere è operativo e le persone sono al lavoro – afferma Palumbo -, come previsto nell’accordo sottoscritto da tutte le parti e davanti alle istituzioni. Avevamo 12 mesi di tempo per far rientrare in cantiere 50 dipendenti, ci siamo riusciti in quattro mesi, con la possibilità di richiamere altre 10 o 20 persone se dovesse arrivare una terza commessa, clausola anche questa previsto dall’intesa della scorsa estate. Abbiamo anche avviato dallo scorso 9 gennaio anche la rotazione sulla cassa integrazione straordinaria».

GLI YACHT IN LAVORAZIONE ED IL PIANO DI INVESTIMENTI

Gli operai al lavoro nello stabilimento dorico

Già perché se le barche in lavorazione sono tre, solo due sono quelle che hanno già un armatore. Un 36 metri e mezzo in vetroresina, fermo in cantiere dal 2014, che sarà consegnato al proprietario tra maggio e giugno, ed un 80 metri in acciaio ed alluminio, consegna prevista per il prossimo anno. La terza, un 66 metri sempre in acciaio e alluminio, è in attesa di un acquirente. «È il meccanismo della costruzione in speculazione, come si dice in termine tecnico – spiega Francesco Carbone, direttore generale divisione yacthing -. Cioè si inizia la realizzazione di uno yacht nella sua parte strutturale e poi si mette sul mercato, assicurando a chi lo acquisterà un anticipo sulla consegna di circa un anno». È questo lo yacht da cui dipende il destino degli altri dipendenti che aspettano di tornare al lavoro. E se la commessa non dovesse arrivare? «La strada è quella della mobilità chiuso l’anno di cassa integrazione il prossimo agosto – risponde l’amministratore del gruppo napoletano -. Una strada già segnata al momento dell’acquisizione. Abbiamo cercato con i sindacati un’intesa anche su forme di incentivo all’uscita, ma non c’è stata intesa su richieste assurde a fronte di un’offerta di 30 mila euro. È nostra intenzione comunque fare il massimo per portare lavoro nello stabilimento».

LE POSIZIONI DEL SINDACATO

Puntualizza il segretario regionale della Fiom, Giuseppe Ciarrocchi: «La nostra iniziativa di prima di Natale voleva sollecitare e velocizzare l’applicazione dell’accordo, perché in sei mesi, dall’acquisizione del cantiere non si era avviato ancora nulla. È positivo che i vertici di Palumbo si siano presentati alla città ed abbiano iniziato a dare seguito a quanto sottoscritto. C’è comunque – aggiunge – una cosa che, non è scritta nell’accordo, ma che ci teniamo a far presente: in questo cantiere c’è sempre stata una cultura del confronto con i sindacati con cui fare i conti, che non vuole essere di ostacolo alla libera determinazione di un nuovo imprenditore del territorio. Fa parte della nostra cultura e della nostra storia. Ci siamo sempre stati e continueremo ad esserci».

LE PROSPETTIVE: LO SVILUPPO DEL CANTIERE DORICO E DEL POLO DELLA NAUTICA

L’obiettivo di Palumbo, specializzata soprattutto nel refitting e nelle riparazioni, è comunque «lo sviluppo dello stabilimento di Ancona, l’unico che abbiamo sul versante adriatico, e che vorremmo diventasse il centro di costruzione degli yacht di lusso del gruppo – assicura Giuseppe Palumbo -. Non a caso abbiamo richiesto l’autorizzazione anche per l’edificazione di un capannone di 110 metri, perché vorremmo andare a costruire barche più grandi, oltre gli 80 metri che sono ad oggi le imbarcazioni più vendute. Il nome Isa è un brand, che rimarrà all’interno del gruppo Palumbo. Stiamo trasferendo dai nostri cantieri di Napoli – prosegue ancora Palumbo – il know how che serve per rimettere in moto l’azienda e ci stiamo facendo aiutare anche da chi è la memoria storica di questo stabilimento. Tra le operazioni messe in atto, il reparto falegnameria in house, che era stato esternalizzato».

Da tre generazioni nel mondo della nautica, il mese prossimo compirà 50 anni di attività, Palumbo conta 950 dipendenti tra i diretti e gli indiretti, e sei cantieri in Europa, oltre a quello di Ancona da poco acquisito anche Tenerife, Marsiglia, Monaco (commerciale), Napoli, Messina e Malta. «Siamo un’azienda internazionale, ma ancora a conduzione familiare, gestiamo tutto io, mio fratello Raffaele e mio padre Antonio», sottolinea Giuseppe Paolumbo, che dice di aver trovato ad Ancona «un’accoglienza propositiva da parte dell’Autorità portuale, l’istituzione con la quale ci siamo confrontati sin dall’inizio, che ci è sembrata dalla parte degli imprenditori, dimostrando la disponibilità alla soluzione dei problemi. Speriamo di incontrare presto il sindaco e di sviluppare rapporti di buona vicinanza con gli altri cantieri della zona e fare di Ancona un vero polo della cantieristica. Sono convinto che solo unendo le forze diventeremo interlocutori di rilievo».

 

 

 

 

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