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Scontri all’università di Bologna,
ferito un poliziotto di Jesi

E' un assistente capo del reparto Mobile di Senigallia, in servizio nel capoluogo emiliano per garantire l'ordine pubblico. Ha contribuito ai due arresti e si trovava in biblioteca quando è stato colpito. Bufarini, Siulp: "Quella della polizia è stata un’azione volta al ripristino della legalità e a tutelare i manifestanti"
domenica 12 febbraio 2017 - Ore 18:55
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La polizia in biblioteca durante gli scontri

 

 

di Marina Verdenelli

C’è anche un poliziotto del reparto Mobile di Senigallia tra i feriti negli scontri all’università di Bologna dove gli studenti, da giovedì, manifestano contro l’installazione dei tornelli alla biblioteca di Discipline Umanistiche. L’agente è uno di quelli che ha contribuito all’arresto dei due manifestanti ed ha riportato una lesione ad una mano e sette giorni di prognosi. E’ di Jesi, ha 48 anni ed è un assistente capo. E’ rimasto ferito venerdì, nella biblioteca dell’università, quanto la polizia si è fatta largo tra i collettivi studenteschi che avevano occupato la sede. «Ora è tornato a casa – spiega Alessandro Bufarini, segretario provinciale del Siulp – non è stato l’unico ferito. Anche nel reparto Mobile di Bologna se ne contano altri, il più grave ha 20 giorni di prognosi. Come sindacato siamo in linea alle dichiarazioni del procuratore della Repubblica di Bologna, Giuseppe Amato, il quale ha definito «pienamente condivisibile e legittimo il comportamento della polizia giudiziaria». Negli scontri infatti due studenti sono stati arrestati. A presidiare la manifestazione, iniziata giovedì a Bologna, c’erano anche 10 uomini del reparto Mobile di Senigallia. Il primo giorno ha visto i manifestanti sfilare in corteo, già con la prime cariche della polizia chiamata per l’ordine pubblico. Venerdì gli scontri all’interno della biblioteca di Lettere. Ed è in quel frangente, mentre la polizia avanzava venendo colpita da diversi oggetti lanciati dagli studenti, che l’agente jesino ha preso un colpo alla mano. «Solo questa mattina – continua Bufarini – abbiamo saputo del ferito del nostro reparto. Quanto accaduto è stata un’azione volta al ripristino della legalità ma anche volta a tutelare i manifestanti pacifici, poiché ogni forma di protesta o di dissenso è legittima quando non sfocia in atti di violenza che impediscono il democratico confronto tra le parti». Secondo il segretario provinciale lo Stato, in tali casi, ha il dovere di intervenire immediatamente, nel rispetto ed a garanzia delle libertà di tutti. « Non è neanche minimamente ipotizzabile che legittime manifestazioni di democrazia e del proprio pensiero possano essere messe in discussione od ostacolate da azioni violente – continua Bufarini – per fare ciò è necessaria una politica di valorizzazione della legalità e della sicurezza, che parta dalle scuole e trovi in ogni Istituzione un partner certo ed affidabile, per proseguire tale opera.  Siamo arrivati ad un punto in cui è necessario ed oramai irrinunciabile ammodernare il tutto il sistema e snellire alcune procedure, per dare ai cittadini risposte chiare in tempi certi, garantendo un affidabile punto di riferimento, così da rafforzare la fiducia nelle Istituzioni dello Stato». L’Ateneo bolognese era arrivato alla soluzione dei tornelli per regolamentare gli ingressi e tutelare il personale e gli studenti stessi da accessi indiscriminati in una zona, attorno a Piazza Verdi, nota per episodi di microcriminalità.

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