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Studente down picchiato,
carabinieri a scuola

OSIMO - E' ancora tutta da chiarire la vicenda che ha visto protagonista un disabile 18enne dell'istituto alberghiero di Loreto, tornato a casa con dei lividi, che la madre ha fatto refertare in ospedale. La donna ha denunciato poi l'accaduto ai carabinieri di Osimo e ipotizzato un'aggressione al figlio ad opera dei compagni di scuola. L'istituto ha fatto la sua indagine interna interpellando anche i militari. In mattinata gli studenti hanno manifestato contro il bullismo. Il preside Torquati: "Tutto un equivoco". Sull'episodio non ci sono al momento indagati
lunedì 20 febbraio 2017 - Ore 20:06
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I carabinieri di Loreto chiamati all’istituto dal preside Torquati, immagine concessa da Tgr Marche

 

I carabinieri a colloquio con la referente scolastica per l’integrazione

 

di Giampaolo Milzi

E’ diventato un giallo di bullismo di cui si sta occupando anche “Striscia la notizia”, il caso del ragazzo down 18enne di Offagna, accompagnato dai genitori al pronto soccorso di Osimo venerdì scorso, dolorante e sconvolto: tolta la maglietta, ecco i vistosi lividi sul petto, e poi i segni arrossati sula pelle del collo e della schiena, che potrebbero essere stati determinati, rispettivamente, da una stretta di mani alla gola e da una percossa; cinque giorni di prognosi. La madre del ragazzo ha sporto denuncia contro ignoti ai carabinieri di Osimo, riferendo di una aggressione subita da suo figlio da parte dei compagni di scuola, ma va detto subito: non ci sono indagati e i ragazzi coinvolti, sette in tutto quelli che avrebbero preso parte all’episodio, non sono stati ancora nemmeno chiamati dai carabinieri per essere interrogati. Il gruppetto potrebbe essere ascoltato, come persone informate dei fatti, nei prossimi giorni. Alcuni di loro sono stati ascoltati dai carabinieri di Loreto, chiamati stamattina all’istituto superiore Einstein Nebbia dal preside Torquati, che a sua volta ha svolto le indagini interne alla scuola frequentata da tutti i protagonisti di questa vicenda. Ma andiamo per ordine.

La presunta aggressione si è verificata giovedì 18 febbraio, alle 14,30, al maxiparcheggio di Osimo nei pressi della fermata del bus della linea in arrivo da Loreto. C’è una testimone, una donna, le sue versioni però lasciano spazio ai dubbi: alla madre dello studente avrebbe riferito di aver visto il ragazzo accerchiato da sette compagni, stretto al collo da uno di loro e sbattuto contro il muro, mentre la donna sarebbe intervenuta in soccorso della vittima e per questo avrebbe ricevuto dal gruppo insulti e parolacce. Ascoltata dai carabinieri, la testimone si è limitata a riferire di aver assistito ad una discussione tra ragazzi, senza aggressioni fisiche. Ora i militari della compagnia di Osimo stanno estrapolando le immagini della videsorveglianza del parcheggio, per ricostruire la sequenza.

La catena umana degli studenti nell’ora di intervallo. Immagini concesse da Tgr Marche

Il flash mob a scuola. Una sequenza che è diventata un giallo, a mano a mano che all’Istituto Einstein-Nebbia di Loreto, dove il ragazzo affetto dalla sindrome di Down frequenta il terzo anno dell’alberghiero, sono emerse prime, presunte verità, contraddittorie e del tutto contrastanti. Mentre la comunità studentesca – dopo che ogni classe si era riunita in assemblea – inscenava durante l’intervallo una manifestazione spontanea, una catena umana, proprio contro il bullismo in generale e per esprimere piena solidarietà allo sfortunato compagno al centro della vicenda.
Il quale è stato travolto da affetto e abbracci, anche se tra alcuni studenti tira aria di scetticismo sulle versioni più sconvolgenti relative ai fatti.

Mattinata convulsa, iniziata presto, quando la madre dello studente down ha raggiunto la scuola, ha prima parlato con l’insegnante di sostegno del figlio, e poi ha raccontato al dirigente dell’Einstein-Nebbia, Gabriele Torquati, la sua
versione dei fatti, a sua volta riferitale dalla testimone presente nel parcheggio. Secondo quanto ribadito dalla madre del ragazzo al preside, il figlio è stato circondato da un gruppo di sedicenti amici uno del gruppo gli ha messo le mani in faccia; lo stesso figlio, ha spiegato ancora la madre, le ha detto chiaro chiaro di aver incassato un pugno da uno dei tipi che gli stavano attorno; la donna ha inoltre mostrato al preside le foto delle contusioni sulla pelle, che hanno impressionato molto sia lei sia tutti quelli che le hanno viste.

Carabinieri all’istituto di Loreto

Il vertice di istituto. A seguire, lunga riunione dei vertici dell’istituto, presente anche il preside. Interrotta da una sorta di colpo di scena: sei dei sette studenti della presunta “boy gang” (tutti di età compresa fra i i 17 e i 18 anni, già finiti sotto accusa su Facebook nel fine settimana), si sono presentati spontaneamente dal dirigente didattico per raccontare la loro versione dei fatti. In sintesi, si sarebbe trattato solo di un equivoco, di cui proprio loro sarebbero le vittime incolpevoli: “Nessun pugno sferrato al compagno down. Non gli abbiamo procurato alcuna ferita”. La stretta al collo? “Uno di noi ha pensato di tenergli fermo il viso perché lui spesso si innervosiva, era sicuro di avere anomalie assurde e inesistenti, il quel momento ripeteva che gli erano spuntate delle corna in testa, e quindi cercavano semplicemente di calmarlo”. Questa a grandi linee la verità della controparte. In mezzo al difficile guado, il preside, che mantiene, quindi, una posizione di attesa, “super partes”. Anche perché vanno verificate le versioni e le aggressioni fisiche. Anche questo, un particolare negato dal gruppo. “Un gruppo che conosco molto bene – ha detto il capo d’istituto, Torquati – Sono tutti di Offagna come il loro amico down”. Amico? “Beh, fino a prova contraria sì. Visto che qui a scuola molti sanno che proprio quei ragazzi da anni lo avevano preso in simpatia, per lui erano una specie di tutor, lo aiutavano e lo orientavano durante i viaggi in autobus da e per la scuola, anche durante la tappa al maxiparcheggio di Osimo, dove attendevano la coincidenza da e per Offagna. In genere lo assistevano per ogni bisogno, gli facevano presente che a volte dimenticava cose importanti”. Una posizione “super partes”, garantista, di “piena collaborazione coi carabinieri”, quella del prof. Torquati. Tanto che è stato lui a chiamare a scuola gli uomini
dell’Arma della stazione di Loreto. I quali hanno sentito, oltre al preside e alla referente per l’integrazione scolastica, molti studenti, in particolare quelli additati come atti di bullismo. E hanno steso una relazione che passeranno, per competenza, ai carabinieri di Osimo, titolari delle indagini contro ignoti. Che a questo punto sono ignoti per modo di dire. Tanto che i genitori, prima di rivolgersi ai carabinieri, dicono di averli contattati, ma loro hanno negato decisamente qualsiasi responsabilità. Anche perché su questo aspetto si apre un giallo nel giallo.

I genitori e i ragazzi di Offagna. I genitori sanno bene, e lo hanno riferito, che ad Offagna una banda di una dozzina di ragazzini da molto, troppo tempo, prende di mira il loro figlio. Lo mettono alla berlina, calpestano la sua dignità, addirittura in più di una occasione gli avrebbero avvicinato la fiamma di un accendino al braccio. Insomma, un ragazzo down, indifeso, a volte inconsapevole, trattato come il “pollo del paese” . Tanto che i genitori hanno indagato anche in proprio. Chiedendo spiegazioni ad uno dei presunti “capobranco”. Il quale avrebbe ammesso che per lui e i suoi compari di scherzi, il ragazzo down era solo un amico particolare con cui giocare, non certo a cui far del male. Il gioco con l’accendino? Sì, un gioco indolore appunto, per bruciargli il braccio come se fosse un pollo. Anche questa quanto meno equivoca e poco ammissibile spiegazione, i genitori hanno detto di averla riferita ai carabinieri di Osimo.

Restano da vedere le registrazioni delle telecamere della polizia municipale puntate fisse su quel maxiparcheggio. E di vederci chiaro anche a Offagna, per capire se l’allegra e giovane brigata locale di possibili lucignoli sia del tutto o in parte la stessa degli sudenti protagonisti della presunta aggressione ad Osimo.

La scuola. Da parte del preside Torquati, porte spalancate all’Einstein – Nebbia. “Anche perché è da anni che collaboriamo coi carabinieri – ha sottolineato il professore – La settimana scorsa alcuni di loro hanno tenuto un’assemblea con gli studenti sulla legalità. Questa è una scuola che, proprio per aver conosciuto negli anni scorsi e anche in questo anno scolastico qualche piccolo episodio di bullismo, è stata sempre all’avanguardia sui temi dell’educazione civica, della prevenzione di ogni situazione border line che possa coinvolgere i ragazzi”. Situazioni border line come l’uso, diciamo improprio, di un accendino? “Guardi, uno dei ragazzi al centro del polverone, mi ha confessato che qualche mese fa si è avvicinato al ragazzo down con l’accendino, ma mi ha detto che l’ha fatto perché è un metodo utile per farlo calmare quando è agitato”. “In ogni caso, prima di prendere eventualmente provvedimenti disciplinari, continueremo le nostre indagini a scuola – ha aggiunto il preside – cercheremo di capire, assieme ai carabinieri, se i segni refertati come contusioni al pronto soccorso sul corpo del ragazzo sono stati determinati da violenza o da altri fattori. Cercheremo, con l’aiuto dell’insegnante di sostegno, di riparlarne con lui, anche se sappiamo che spesso non può ricordare chiaramente, che è difficile interpretare le sue parole”.

Alcune ore dopo aver rilasciato queste dichiarazioni al telefono, il preside Torquati ha successivamente inviato una nota stampa, che in parte rettifica quanto dichiarato. Nella nota infatti si afferma che la “dirigenza dell’Istituto superiore Einstein-Nebbia, dopo aver svolto una meticolosa indagine interna, comunica che in realtà l’episodio è un equivoco, in quanto i nostri alunni conoscono da diversi anni il ragazzo coinvolto ed hanno sempre collaborato con la scuola a iniziative volte a mortificare gli atti di bullismo” e gli allievi “(alcuni di loro tutor dello studente) si sono profondamente offesi perché etichettati come mostri”. Per la scuola è già caso chiuso.

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