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Smog, nuova centralina in arrivo
Oggi l’aria di Ancona
si controlla a Fano

ANCONA – Massimo Marcheggiani (Arpam): “Il sindaco prenda atto che la qualità dell’aria non è buona e adotti misure per invertire il trend”
martedì 4 Aprile 2017 - Ore 20:33
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Traffico in via Flaminia, foto d’archivio

 

di Giampaolo Milzi

Due nuove centraline per misurare l’inquinamento atmosferico, una ad Ancona ed una ad Urbino. Quando? Volendo essere un po’ realisti e un po’ ottimisti, visto che la tempistica burocratica gode di pessima credibilità, dovremmo aspettare 8-9 mesi. I fondi per l’operazione la Regione li ha già stanziati. E la notizia, per il capoluogo dorico, è di quelle che fanno saltare di gioia i polmoni. Visto che correva il malaugurato anno 2011 quando l’amministrazione comunale lasciò tutti di stucco con la sua decisione di spegnere ben quattro su cinque delle stazioni fisse di monitoraggio di cui era dotata la città. Col risultato che è stato necessario un esposto dei residenti alla magistratura e l’apertura di un fascicolo della procura per disporre l’installazione di una centralina mobile in piazza Cavour dell’Arpam (leggi l’articolo). Finalmente la Regione ha deciso di metterci una toppa. Anche se ancora non si sa dove sorgerà la nuova stazione chiamata a marcare stretto nel capoluogo regionale i flussi di ossido di carbonio e di ossido di azoto, ed in particolare quelli di Pm10, le famigerate quanto micidiali polveri sottili. Sarà il Comune, come sempre, a decidere, ad avere l’ultima parola, sentita la direzione dell’Arpam, ovvero l’Agenzia regionale di protezione ambientale. Tra i siiti papabili, ovviamente, quelli di Torrette, Porto e via Bocconi (ingresso/uscita lato centro dell’asse nord-sud). Ovviamente, perché l’ultima centralina lasciata in funzione alla Cittadella è posizionata nell’omonimo parco. Insomma, è chiaro che non molto è chiaro, o se vogliamo ragionevole, sui meccanismi istituzionali che dovrebbero garantire un’accettabile salute pubblica. Per saperne di più, ci siamo rivolti al dott. Massimo Marcheggiani, responsabile della Rete regionale della qualità dell’aria Arpam. Il quale, pur con molta diplomazia, ci aiuta a capire. “La nuova rete regionale programmata rappresenterà bene tutte le situazioni di possibile inquinamento – attacca – ma i problemi sono altri”. Il fatto è che c’è uno scollamento tra quanto suggerisce l’ente Regione e ciò che poi fanno i Comuni. Prendiamo il caso di Ancona: “Ancona l’abbiamo inquadrata in una tratto di fascia costiera che va da Porto Recanati a Pesaro.

La centralina mobile dell’Arpam in piazza Cavour disposta dalla procura, foto di Giusy Marinelli

E di fatto, ciò che conta in modo realistico per capire che aria tira in città, non è la stazione della Cittadella, ma sono quelle di Fano, o di Pesaro, perché statisticamente fotografano una situazione media comparabile appunto col capoluogo regionale”. E che aria tira a Fano e Pesaro? A Fano e Pesaro nel 2016 si sono registrati, rispettivamente 35 e 33 sforamenti dei limiti di sicurezza previsti dalle Direttive europee, individuati in un massimo di 35 volte per quantità di Pm10 pari a 50 microgrammi di concentrazione per metro cubo d’aria nelle 24 ore. Ad Ancona 13 sforamenti l’anno scorso, e già 12 solo nei primi tre mesi di quest’anno. “A parte il fatto che, se il trend non cambia, compresi i rilevamenti del prossimo autunno-inverno, nel 2017 alla Cittadella potremmo arrivare statisticamente a una ventina di sforamenti, e visto il contesto sopra descritto il dato previsionale è preoccupante – spiega il dott. Marcheggiani – ragionevolmente il Comune dovrebbe tener conto dei livelli critici di Fano e Pesaro”. Ma a Fano e Pesaro nel 2016 non si è andati oltre i 35 superamenti. “Trenta, 33, 37 sgarri che siano, conta poco. I parametri UE non vanno interpretati in modo notarile. Noi dell’Arpam lo spieghiamo ogni anno, quando in Regione ci riuniamo ad inizio autunno coi sindaci: le stazioni di Fano e Pesaro sono rappresentative del tratto di costa che comprende anche Ancona, le condizioni medie atmosferiche e di antropizzazione sono omologabili. E anche per quanto riguarda il Comune di Ancona, la delibera annuale della Regione sancisce sempre lo stesso concetto: occorre che il Comune adotti provvedimenti atti a limitare al massimo gli sforamenti di Pm10, il che significa atti a ridurre le emissioni nocive”. Qualche esempio? “Riduzione massima possibile del numero di veicoli a motore in circolazione e quindi di quantità di carburante bruciato. Ergo più autobus, più aree urbane pedonalizzate, misure come l’introduzione di tasse per l’ingresso nei centri storici.” Della serie anche nuovi sistemi di mobilità collettiva, parcheggi scambiatori auto-bus fuori dal centro, car-sharing. “Beh, più o meno di questo stiamo parlando, e invece da anni le direttive della Regione vengono disattese, perché la Regione ha la competenza di deliberare e imporre i sistemi e le condizioni di rilevamento, di emettere direttive, consigli, ma non può imporre ai Comuni le strategie anti-smog (quelle che l’Arpam conosce bene, ndr.)”. Su cosa Marcheggiani pensi del comportamento di certi Comuni, al netto del suo sforzo “diplomatichese”, bastano alcune sue parole “Si ha l’impressione che invece di eliminare le cause del fastidio accusato dal paziente (smog sulla città, ndr.) elimino lo strumento che certifica quel fastidio”. E’ il caso anconetano della decisione di mantenere accesa (per mancanza fondi) solo la centralina della verde Cittadella, invece, che so, di salvare quella nera di via Bocconi? “L’ha detto lei, ma ci siamo capiti” replica Marcheggiani.

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