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Concorsone, Cesetti:
«Nessun piano b,
Vinceremo al Consiglio di Stato»

ANCONA - In aula la risposta alle interrogazioni dell'opposizione sulla senteza del Tar che ha annullato la nomina di 13 vertici della Regione. Nessuna soluzione alternativa. L'assessore: "Siamo certi di essere nel giusto"
martedì 11 Aprile 2017 - Ore 17:43
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L’aula del Consiglio regionale (foto d’archivio)

 

Nessun “piano b”. Perché «il “piano b” lo adotta chi si rassegna alla possibilità di perdere. Noi disponiamo di fondate ragioni per dire che non perderemo». Parola di Fabrizio Cesetti, vice presidente della giunta regionale e assessore a Bilancio e Personale che conclude così la sua risposta in aula alle interrogazioni dell’opposizione sul concorsone per i 13 dirigenti, annullato dal Tar il 21 marzo scorso. Se fino a un paio di settimane fa l’assessore garantiva che stava lavorando ad una soluzione alternativa (leggi l’articolo), ora anche il cosiddetto “piano b” è fuori discussione, mentre Cesetti conferma “pieni poteri”ai dirigenti sub judice. A chi gli dà «dell’imprudente» (Maggi, 5 Stelle) o gli dice di «ostentare una sicurezza che non può avere fino alla fine del procedimento» (Malaigia, Lega), Cesetti ribadisce la volontà di andare avanti con l’assetto apicale attuale fino al pronunciamento del Consiglio di Stato dinnazi al quale la Regione Marche ha impugnato la sentenza del giudice amministrativo. «Le sentenze si rispettano nei tempi previsti – sottolinea l’assessore -, ma quando non si condividono si impugnano. Che è ciò che abbiamo fatto. Non risolveremo, dunque, i contratti di lavoro stipulati con i dirigenti fino al pronunciamento del Consiglio di Stato, per rispetto degli interessi pubblici in primis. L’interesse primario di questa giunta è garantire la la continuità amministrativa di questa regione anche rispetto agli importanti bisogni della collettività marchigiana, in particolare per quel che riguarda gli interventi post sisma».

Tre le interrogazioni rivolte a Cesetti. La prima dal consigliere della Lega, Sandro Zaffiri che ha chiesto all’assessore come intendesse evitare, nelle more della sospensiva del Consiglio di Stato, un possibile danno erariale per le restribuzioni connesse agli incarichi dirigenziali. La seconda dalla consigliera Marzia Malaigia (Lega) interessata a sapere se «gli atti firmati dai dirigenti vincitori del concorso annullato siano da considerarsi validi». La terza posta dalla consigliera Romina Pergolesi del Movimento 5 Stelle, relativa alle azioni da intraprendere per tutelare la Regione in caso di spese derivanti da un’eventuale soccobenza giudiziaria.

Nessun rischio per le casse della Regione né per gli atti sottoscritti dai dirigenti sub judice, assicura l’assessore a Personale e Finanze regionali. «La sentenza del Tar ha annullato il bando di concorso rispetto alla clausola che avrebbe consentito ai due ricorrenti di presentare domanda solo per una delle due selezioni, provocando così l’inammissibilità delle restanti domande – spiega Cesetti -. L’annullamento non si estende in via automatica ed immediata a tutti gli atti conseguenti, ovvero non interessa il contratto di lavoro sottoscritto dai vincitori. Dunque – afferma Cesetti – allo stato attuale non è ipotizzabile l’invalidità dei contratti». Ne segue, sostiene sempre Cesetti: «che le determinazioni adottate secondo quei contratti non sono invalide». Nessun dubbio, dunque, sulla validità degli atti firmati dai vertici in attesa di giudizio. Secondo il ragionamento seguito dall’assessore, dunque, le retribuzioni non si configurerebbero come danno erariale essendo versate come corrispettivo del lavoro svolto. Così come per esborso di denaro pubblico si può intendere solo quello utilizzato per il pagamento degli stipendi.

Insomma, la Regione va avanti. Dirigenti sub judice al loro posto e con pieni poteri, in attesa della sentenza del Consiglio di Stato, del cui pronunciamento non è dato sapere con certezza i tempi. E se qualcosa alla fine dell’iter dovesse andare storto? Si vedrà. Per il momento nessun “piano b”. A confermarlo lo stesso assessore, «perché “il piano b” è di chi si ritiene già perdente».

(Redazione CA)

 

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