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Quei dirigenti
che non se ne vogliono andare

INCARICHI - Fatti e misfatti dopo la sentenza del Tar sul concorsone della Regione
lunedì 17 Aprile 2017 - Ore 18:26
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L’avvocato Giuseppe Bommarito

di Giuseppe Bommarito

La vicenda del travagliato concorso per 13 dirigenti da assumere alla Regione Marche si trascina ormai dal 2013, quando la Regione stessa, regnante ancora Gian Mario Spacca, dopo una precedente falsa partenza (la stabilizzazione degli stessi per una sorta di grazia ricevuta), bandì un concorso da subito chiacchieratissimo e comunque già all’epoca contestato sotto molteplici profili.

La notizia di questi giorni, a riprova della fondatezza dei molti dubbi già allora sollevati, è che il Tar Marche il 21 marzo scorso ha dichiarato illegittimo il bando e la conseguente procedura concorsuale, rivelatasi pertanto farlocca a seguito di diversi aspetti di evidente criticità, di fatto travolgendo 12 delle 13 posizioni dirigenziali che nel frattempo avevano preso posto e funzioni nell’organico dell’Ente. Tale notizia sarebbe clamorosa in sé, ma siccome non c’è mai fine al peggio, la Regione Marche, nella persona dell’assessore al personale Fabrizio Cesetti, sta dando a più riprese alla vicenda un seguito che definire surreale è poco. Di fronte ad una sentenza del Tar immediatamente esecutiva, l’assessore Cesetti si sta infatti rifiutando di sospendere i 12 dirigenti che la sentenza ha fatto saltare, accampando motivazioni francamente inaccettabili, che non ci si aspetterebbe di ascoltare da uno dei più autorevoli rappresentanti istituzionali a livello regionale, peraltro nella vita privata ottimo ed esperto avvocato, e comunque insostenibili da un punto di vista sia logico che giuridico.

L’assessore Fabrizio Cesetti

In sintesi, la morale della favola raccontata dall’assessore è grave assai, e da essa traspare tutta l’affanno di una Giunta che, sebbene abbia sino ad oggi molto deluso inanellando una serie consistente di insuccessi politici e amministrativi (la gestione del terremoto pesa da sola come un enorme macigno, ma si potrebbero ricordare, a mero titolo di esempio, la politica sanitaria e delle chiusure ospedaliere, tutte a vantaggio dei territori anconetani e pesaresi, e, per la sua valenza anche emblematica in termini di protervia, il lauto incarico di consulenza ulteriormente rinnovato alla cosiddetta super esperta in materia economica Sara Giannini): la Regione Marche, ente pubblico che, si presume, debba fare gli interessi della comunità operando nel rispetto della legge, si rifiuta di ottemperare ad una sentenza immediatamente esecutiva di un organo giurisdizionale, arrogandosi scorrettamente il diritto di continuare ad operare al di sopra e al di fuori della legge.
Un comportamento impregnato di testardaggine che ricorda da vicino quello tenuto dalla Giunta Spacca sulla vicenda del biogas speculativo, comunque anch’esso potenzialmente foriero di ulteriori danni a scapito della comunità marchigiana.

Ma veniamo alle sorprendenti dichiarazione dell’assessore Fabrizio Cesetti, rilasciate alla stampa subito l’uscita della sentenza del Tar Marche. Va qui ricordato che in un primo momento, a caldo, Cesetti ebbe a dire, quasi a mo’ di discolpa, che questo bando di concorso, quello dichiarato illegittimo dai giudici amministrativi, lo aveva voluto la precedente amministrazione regionale targata Fabriano, non quella Ceriscioli: affermazione solo parzialmente esatta, perché se è vero che la paternità di questo obbrobrio spetta alla Giunta Spacca, è anche vero che il presidente Ceriscioli, quando si insediò, dapprima sospese la procedura per poi, però, contraddittoriamente accelerarne l’iter, mettendola in mano all’ex segretario generale Fabrizio Costa, il quale annullò la nomina della commissione d’esame e ne insediò una nuova di zecca, composta per la maggior parte da soggetti che, come lui, provenivano da Roma, se non addirittura (è il caso del presidente Del Bufalo) dallo stesso ministero di sua provenienza, il Ministero Economia e Finanze.
Successivamente, nell’evidente tentativo di mettere in qualche modo una pezza alla incresciosa vicenda (dare seguito alla sentenza del Tar significava sospendere i 12 dirigenti che, ricordiamolo, hanno una retribuzione che viaggia dai 90 ai 115mila euro a testa l’anno ognuno), Cesetti ha dichiarato che, come un buon padre di famiglia e per far stare “tranquilla” la popolazione marchigiana, siccome i 12 dirigenti bocciati dal Tar ricoprivano anche ruoli chiave nell’amministrazione, li avrebbe mantenuti al loro posto per senso di responsabilità, cosicchè l’efficientissima, si fa per dire, macchina amministrativa della Regione non avrebbe risentito di questo sgradevole incidente di percorso.

In realtà, la prudenza e l’assennatezza, virtù tipiche del buon padre di famiglia, avrebbero dovuto consigliare, di fronte ad una sentenza immediatamente esecutiva, non di continuare ad erogare stipendi da dirigente a chi allo stato attuale dirigente non è, ma di mettere da parte i 12 dirigenti sub judice, di affidare ad interim le loro funzioni ad altri nel pieno delle loro funzioni e mettere così l’ente al riparo da ulteriori possibili danni, che si possono riassumere in una possibile invalidità degli atti dei dirigenti in questione (con il rischio di un vuoto amministrativo abnorme e con conseguenti ricadute pratiche pesantissime, specie in settori chiave come la Protezione civile, dove il dirigente David Piccinini, coinvolto nella sentenza del TAR, sta continuando a firmare decreti da milioni e milioni di euro su questioni che riguardano la ricostruzione post terremoto) ed in un possibile danno erariale a carico della Regione (cioè della collettività), caratterizzato da dolo o colpa grave.

Il presidente Ceriscioli e l’assessore Cesetti

Ma Cesetti, sorvolando su tali questioni di non poco conto, per giustificare le proprie decisioni ha dapprima ostentato con sicurezza un misterioso e risolutivo “piano B”, che tuttavia (alla faccia dei principi di trasparenza ai quali un ente pubblico deve sempre e comunque attenersi) non poteva essere reso noto per motivi di strategia processuale.
In seguito, rispondendo a talune interrogazioni delle forze di opposizione (segnatamente la Lega Nord e il M5S) sui motivi della mancata ottemperanza della Regione alla sentenza del Tar e sui rischi connessi per l’ente pubblico (la nullità degli atti ed il danno erariale), l’assessore Cesetti è arrivato a sostenere che la sentenza del Tar non travolgerebbe direttamente i contratti dei dirigenti , ma “solo” il bando con cui essi erano stati arruolati, essendo necessaria a suo dire, per far venir meno il rapporto contrattuale dei dirigenti, una ulteriore pronuncia, questa volta di un giudice civile. Il che significa trascurare il fatto che se un bando di concorso è dichiarato illegittimo, tale illegittimità non può non riflettersi anche sugli atti e sui fatti conseguenti, in primis sull’assunzione dei 12 dirigenti in questione, avvenuta proprio all’esito del famigerato “concorsone”. E, di conseguenza, considerare del tutto irrilevante una sentenza del Tar sulla posizione dei 12 dirigenti e sul concorso svolto significa pure che in via di fatto la Regione si ritiene libera di mantenere in servizio chi vuole, fregandosene bellamente della magistratura amministrativa e delle procedure concorsuali dichiarate illegittime.
Per finire, l’assessore Cesetti, che pure è una persona oculata e preparata, ha affermato che, certo, “le sentenze si rispettano (???)”, ma che, al di là del piano B tuttora non disvelato (e forse accantonato, oppure semplicemente mai esistito), la via maestra per risolvere questo enorme problema è il ricorso in appello al Consiglio di Stato, dove l’ente, affidatosi per l’incombente all’avvocato Vito Iorio di Roma, è “sicuro di vincere” e quindi di risolvere tutta l’aggrovigliata matassa che si è venuta a creare (eppure Fabrizio Cesetti, in quanto avvocato, dovrebbe sapere bene che nessuno, ma proprio nessuno, può essere sicuro dell’esito di un appello, che comunque parte già in salita, cioè da una prima sentenza sfavorevole).
Che dire, allora? Forse, e nella migliore delle ipotesi, si ostenta sicurezza per tirare a campare, anche perché se i 12 dirigenti travolti dalla sentenza del Tar dovessero essere oggi (o anche all’esito dell’appello, se infausto) mandati a casa, essi pure a questo punto avrebbero il diritto di chiedere, e probabilmente ottenere, risarcimenti molto consistenti alla Regione, cioè ancora una volta alla collettività marchigiana.
Un’ultima considerazione per rinfrescare la memoria all’assessore Cesetti. Lo stesso infatti, tra le altre cose, ha anche dichiarato che è stata proprio la Corte dei Conti a esortare la Regione a fare il concorso per reclutare i dirigenti. Ciò è vero, ma Cesetti ha dimenticato che tale esortazione vi era stata nel momento storico in cui Palazzo Raffaello aveva tentato, con una leggina ad hoc risalente al 2012 e poi duramente stoppata dalla Corte Costituzionale (la falsa partenza sopra menzionata), di stabilizzare addirittura senza concorso ben 13 dirigenti “precari”. Ed ha altresì dimenticato che la stessa Corte dei Conti, dopo l’emanazione del bando bocciato nei giorni scorsi dal Tar, e precisamente nella fase di verifica del bilancio del 2015, aveva espresso criticità pesanti sullo stesso, adombrando sin da allora seri “profili di illegittimità”.
Mah, sarà interessante vedere la sorte dell’appello preannunziato dalla Regione, che, a quanto se ne sa, è ancora in itinere. Tuttavia, se l’esito dello stesso, contrariamente alle certezze ostentate dalla Regione, fosse negativo, a quel punto, finalmente, sarà lecito attendersi un atto di correttezza istituzionale (in realtà già dovuto) consistente nella rimozione dei dirigenti che l’ente regionale ha colposamente nominato e poi non rimosso? Oppure pervicacemente si proseguirà ancora nel mancato rispetto delle sentenze dei giudici amministrativi, calpestando ogni e qualsiasi regola?

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