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Bando per medici non obiettori
e maggior utilizzo RU486,
Laboratorio sinistra per la 194

JESI - La lista elettorale raccoglie le testimonianze delle donne che si rivolgono al Carlo Urbani per l'interruzione volontaria di gravidanza. "Situazione da terzo mondo". E chiede l'intervento della Regione
martedì 18 Aprile 2017 - Ore 18:18
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Un’immagine della città di Jesi (foto d’archivio)

 

In fila delle 5 del mattino per poter accedere alla prestazione. Mancanza di ambienti adeguati alla degenza dopo l’intervento. Impossibilità di aborto farmacologico. Sono le testimonianze delle donne che ricorrono all’interruzione volontaria di gravidanza all’ospedale Carlo Urbani di Jesi. A raccoglierne le voci la lista Laboratorio Sinistra di Jesi che torna a denunciare la mancata applicazione della legge 194 nel presidio ospedaliero della città e chiede alla Regione, tra le altre cose, l’indizione di un bando di concorso per medici non obiettori e l’estensione dell’utilizzo della pillola abortiva RU486. «La totalità dei medici ginecologi del presidio ospedaliero è obiettore – si legge in una nota -. Il risultato è che le donne sono costrette a spostarsi fuori provincia o addirittura fuori regione per riuscire a trovare una struttura che pratichi l’interruzione di gravidanza. Alcune di loro denunciano situazioni da “pese del terzo mondo” in fila dalle 5 del mattino per riuscire a rientrare fra le poche a cui sarà garantita la prestazione quel giorno. Dopo un aborto terapeutico sono costrette a trascorrere la degenza insieme alle partorienti e ai neonati. Quasi mai possono accedere all’aborto farmacologico».
Continua la nota della lista: «Quello dell’obiezione di coscienza è un fenomeno variegato. Se in parte è legato a rispettabilissime convinzioni etiche personali, dall’altra colpisce di più per la doppia morale professionale pubblico/privato.
C’è una grande solerzia nel difendere i diritti degli obiettori e non ce n’è alcuna nel difendere i diritti delle donne. È in atto da tempo una pesante azione di annullamento del diritto alla maternità libera responsabile e consapevole, come dovrebbe garantire la legge 194. Tale diritto è messo in pericolo dalla crescita dell’obiezione di coscienza, ma anche dallo smantellamento dei servizi pubblici. Sembra essere in atto – si legge ancora – quello che possiamo definire un fenomeno di “terzo mondismo di ritorno” che ci allinea regressivamente ai paesi in via di sviluppo. Da noi, come nei paesi del terzo mondo, si registra un complessivo stallo del numero di aborti, causato principalmente da una serie di limitazione ai servizi sanitari a discapito della sicurezza e della salute della donna e a favore della clandestinità e della speculazione privata. È in corso un progressivo smantellamento dei servizi pubblici, dovuto principalmente a pesanti politiche di definanziamento della sanità pubblica a favore della sanità privata e che ha gravemente accentuato un bisogno di servizi già carente. La questione dei servizi non è legata solo al venir meno del vecchio rapporto: 1 consultorio per 20000 abitanti, ma ad un loro progressivo depauperamento organizzativo e all’essere in molti casi ancora fermi a concezioni culturali e organizzative anacronistiche. Nel nostro paese, parallelamente all’impoverimento dei servizi, aumentano le pratiche illegali di aborti clandestini per scopi speculativi in aperta violazione della legge 194. La privatizzazione della sanità, la non applicazione della 194, il dilagante ricorso da parte dei medici all’obiezione di coscienza, l’assenza di servizi a sostegno delle donne come violenza sociale e di genere».

Dalla denuncia alla proposta. Laboratorio Sinistra chiede alla Regione Marche un concorso per medici non obiettori, affinché la legge 194 trovi piena applicazione sia nel territorio regionale che all’ospedale Carlo Urbani, l’stensione della somministrazione della RU486 a 63 giorni e senza ricovero obbligatorio e infine che i consultori ritornino ad essere diffusi nel territorio aperti e accoglienti, liberi e gratuiti.

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