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Lettera della madre di un ciclista:
“Mio figlio ha rischiato di morire
per un sorpasso azzardato”

L'INTERVENTO - Ecco le parole di Roberta Salvucci, mamma del giovane treiese Filippo Bartolacci, che un anno fa è stato investito da un'auto. Ha deciso di raccontare la sua esperienza dopo la tragedia di Michele Scarponi
domenica 23 Aprile 2017 - Ore 18:30
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Una immagine del giovane ciclista

 

Roberta Salvucci è la mamma di Filippo Bartolacci, il giovane ciclista treiese che il 17 maggio 2016, a 16 anni, venne investito da un’auto a Recanati mentre si stava allenando sulla Regina, con la sua squadra, l’Asd Rinascita di Potenza Picena. Fu un’Opel Corsa, con un sorpasso azzardato, a centrare il ragazzo, rischiando seriamente di ucciderlo. Ora, dopo la morte di Scarponi, la madre ha deciso di scrivere questa lettera per ricordare il calvario vissuto dalla famiglia e dal ragazzo e soprattutto per sottolineare l’importanza di rispettare le regole del codice della strada da chi, troppo spesso, in auto, non si rende conto che per spezzare una vita basta davvero poco. 

“Ogni giorno la cronaca è tempestata da notizie di ciclisti disarcionati. Che quando sono fortunati portano a casa qualche rottura di ossa. Per poi passare a quelli che, con meno fortuna, vincono un trauma cranico con conseguenze devastanti. Poi ancora peggio quelli che, come il caro Michele Scarponi, passano da Campione a #persempredefunto. Parlo per esperienza. Quella del 17 maggio 2016. Un sorpasso azzardato. Mio figlio 6 giorni di coma e un calvario fino qui. Giorni tormentati da mille interrogativi. Vittima di un incidente in bici. Durante un allenamento. Un sorpasso azzardato non di un killer, ma di un uomo che andava troppo di fretta. Abbiamo vissuto mesi a cercare di capire come quel sorpasso azzardato ci avrebbe restituito un ragazzo pieno di vita, un atleta e soprattutto un figlio. Oggi respiriamo meglio. Ma il cammino è stato lungo. Fatto di attese, a volte tradite. Fatto di miglioramenti e di ricadute. Piccole conquiste a piccoli sorsi. Parlo in prima persona. Sia come madre che come automobilista. Io non avevo mai rispettato le regole. Sono stata sempre in ritardo e sempre di fretta. Non ho mai dato importanza, fino a quando non ho capito, delle conseguenze del mancato rispetto delle regole stradali. Ho capito cosa vuol dire un danno da incidente. L’ho capito sulla pelle di mio figlio. Sto correggendo il mio modo di andare per strada. Dovremmo farlo tutti. Purtroppo ora che ci sono passata sono sempre più osservatrice della condotta di automobilisti. Ora che cerco di rispettare i limiti ho sempre qualche clacson che mi richiama a sbrigarmi. Fermiamoci tutti un attimo. Il minuto di silenzio usiamolo per comprendere che tutta questa furia può trasformarsi in furia omicida. Noi l’abbiamo raccontata la storia di nostro figlio Filippo. Con tante difficoltà ma è con noi. Avete in mente quante sono state le difficoltà che siamo stati costretti a superare? Avete idea di quali conseguenze possono prodursi da condotte azzardate? Fate un giro al Santo Stefano. Piano Secondo Padiglione B. Fate un giro a Torrette, passando dalla Rianimazione verso Neurologia o Unità Spinali. Fate un giro per un secondo dentro il cuore di qualche genitore il cui figlio potrebbe restare in stato vegetativo o per sempre sulla sedia a rotelle. Avete idea di quanto sia devastante per una persona e per la sua famiglia trovarsi in queste situazioni?Vorreste viverle in prima persona? Non credo. Allora nel momento in cui pensate di fare un azzardo al volante pensateci. È un secondo. Un secondo che può costare una vita. Il minuto di silenzio da osservare oggi deve essere usato per riflettere. Perché oggi, al di là del Campione, si piange un uomo, un figlio, un padre di famiglia e un marito. Il minuto di silenzio usiamolo per comprendere che tutta questa furia che ci spinge ad andare oltre ogni limite può trasformarsi in furia omicida”.

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