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Pronto soccorso al collasso
e liste d’attesa senza fine,
il Comune: “Situazione insostenibile”

JESI – Approvato all’unanimità dalla commissione sanità il documento in 11 punti per denunciare i disservizi al Carlo Urbani. Il testo sarà inviato a Asur e Regione
giovedì 27 Aprile 2017 - Ore 14:07
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L’ospedale Carlo Urbani di Jesi

 

 

di Emanuele Garofalo

Undici punti, undici mali da curare per la sanità di Jesi e della Vallesina. Dai tempi di attesa interminabili per gli esami, fino alla mancanza di posti letto, ai problemi cronici del pronto soccorso. Tutti messi nero su bianco nel documento approvato ieri all’unanimità dalla seconda commissione consiliare e dalla commissione sanità del Comune di Jesi. Il testo sarà inviato ad Asur e Regione. Un atto di accusa per chiedere risposte al più presto per “affrontare in maniera completa e risolutiva le criticità ormai non più sostenibile” si legge nell’atto. Si parte dal pronto soccorso definito “imbuto per l’intera Vallesina” con circa 30 mila casi trattati all’anno. Colpa anche di accessi impropri che potrebbero essere trattati da medici di base e poliambulatori. “L’utenza non è informata sulle alternative per evitare le lunghe file in pronto soccorso. Da tempo gravitano ben 2 punti di assistenza ambulatoriale territoriale di Chiaravalle e di Cingoli, strutture della cui esistenza la popolazione è scarsamente o non correttamente informata” spiega il documento. “A seguito della chiusura dell’ospedale di Chiaravalle, poi, molto spesso succede che i pazienti vengano convogliati su Jesi per problematiche sempre più gravi. In pratica, si tratta di un ulteriore carico di malati che grava su un ospedale che, già di suo, possiede un’utenza piuttosto ampia, evidentemente senza un corrispondete e proporzionato incremento della dotazione organica” aggiungono i commissari del Comune. Terzo punto: questi due Pat di Chiaravalle e Cingoli, funzionano? “Sarebbe interessante sapere chi opera all’interno di queste strutture, con quali dotazioni organiche e strumentali, quante sono le prestazioni effettivamente erogate, così da poter avere un quadro dell’effettiva utilità di questi servizi presenti nelle strutture di Chiaravalle e Cingoli” si chiedono i consiglieri comunali. Quarto punto, il mancato coordinamento con i medici di base, che a volte prescrivono esami non urgenti che “se fossero prenotati tramite Cup, non permetterebbero di arrivare a una diagnosi entro breve, per colpa delle lunghissime liste di attesa” denuncia il documento. Quindi, il nodo liste di attesa. “Sono esageratamente lunghe e tutti i pazienti che l’ufficio Cup non accetta, a causa del completamento delle suddette liste, vengono inviati automaticamente (ed erroneamente) in pronto soccorso. Superare la lista d’attesa in ospedale è possibile: la legge lo consente ed è un diritto di ogni ammalato. In particolare, chi è costretto ad aspettare tempi superiori rispetto a quelli stabiliti dalla legge per una visita medica specialistica o un esame diagnostico, può chiedere che la stessa prestazione medica gli venga fornita nell’ambito dell’attività libero professionale intramuraria (anche detta intramoenia) del singolo medico, senza costi aggiuntivi rispetto al ticket già pagato – continua il documento -. L’impegno della Regione e dell’Asur dovrebbe essere quello di riorganizzare le modalità di accesso alle prestazioni ambulatoriali, anche differenziando i primi accessi da quelli successivi ed individuando spazi differenziati per l’erogazione delle prestazioni, secondo tempi dettati da criteri di priorità clinica (Urgente a 72 ore, Breve a 10 giorni, Differibile a 30-90 giorni, Programmata a 180 giorni). Gli inaccettabili tempi per prestazioni ambulatoriali o diagnostische comportano un indebito aggravio sul pronto soccorso, intasandolo e rallentandone l’attività”. Ancora: la mancanza di posti letto. Il numero di quelli disponibili per il Comune “risulta del tutto inadeguato alle esigenze dell’utenza”, ricordando i casi di pazienti costretti alla barella per due giorni prima di poter essere ricoverati. I posti letto, per legge, dovrebbero essere 3,7 per mille abitanti, tenendo conto dei 102 mila residenti dei 21 Comuni dell’ambito territoriale della Vallesina, il Carlo Urbani dovrebbe avere 377 posti. “Qual è invece la situazione numerica dei posti letto del Carlo Urbani?” chiedono i consiglieri comunali. Infine, tempi di degenza troppo lunghi, anche per 20 giorni consecutivi, per la mancanza di strutture residenziali come case di riposo, hospice o Rsa. Infine, il carico di lavoro a cui sono sottoposti i medici del Carlo Urbani. Doversi concentrare sulle urgenze allunga i tempi del pronto soccorso, una situazione insostenibile che porta anche alla fuga del personale medico verso altre strutture. Qui viene citato il caso del reparto di Bronco Pneumologia, (leggi l’articolo) dove sono rimasti tre medici e nessun dirigente sanitario. Ultimo punto, la guardia medica che secondo i commissari “potrebbe contribuire alla definizione della gravità degli accessi” e l’aumento degli orari di lavoro per gli esami diagnostici. Il documento è firmato e approvato dai consiglieri Paola Lenti (Jesiamo), Giancarlo Catani (Patto per Jesi), Marco Giampaoletti (Insieme Civico), Cesare Santinelli (Liste civiche per l’Italia), Matteo Marasca (Pd), Rossano Spaccia (Idv), Massimo Gianangeli (M5S) e il presidente della commissione Andrea Torri.

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