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Tragedia in moto, l’addio al guerriero:
‘La sua assenza sì che sarà dolorosa,
ma so che lui ci avrebbe scherzato’

CAMERANO - Al cimitero l'ultimo saluto a Chiucconi, il 57enne morto nell'incidente sulla Cameranense. In tanti non sono voluti mancare tra ricordi, lacrime e qualche sorriso. Diversi messaggi d'affetto letti da amici, compagni d'avventura e parenti. Il figlio: "Un papà cocciuto, testardo, granitico, che ci ha amato incondizionatamente".
mercoledì 2 Agosto 2017 - Ore 20:39
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Il saluto a Raoul Chiucconi, la lettera di addio del figlio e del fratello

 

 

(foto e video di Giusy Marinelli)

Un papà “cocciuto, testardo, granitico, che ci ha amato con un amore incondizionato. Diceva di non sopportare niente e nessuno ma in realtà era un uomo profondamente buono e aveva il senso dell’umorismo e se ne usciva con la battuta che alleviava la situazione”. Sono le parole del figlio di Raoul Chiucconi,  il 57enne, morto nel tragico schianto sulla Cameranense in sella alla sua Honda Transalp (leggi l’articolo). Oggi pomeriggio al cimitero l’ultimo saluto con rito civile. La bara, avvolta da un cuscino di girasoli, simbolo di luce, è stata accolta dallo stendardo della Croce Gialla che per tanti anni il dipendente della Multiservizi, nel tempo libero, aveva contribuito a far crescere come volontario. Un cerimonia sobria che Raoul, persona solare e poliedrica, avrebbe apprezzato per l’atmosfera da pomeriggio trascorso con gli amici a sfogliare un vecchio album di fotografe, tra ricordi, lacrime e sorrisi. Una ferita, la sua assenza, che avrà bisogno di tempo per rimarginarsi per quanti lo hanno amato e conosciuto. “La sua assenza quella si che sarà dolorosa – ha aggiunto il figlio –  ma sono sicuro che lui avrebbe trovato il modo per scherzarci su. Devo solo capire quale. Ciao babbo”. Ogni intervento al microfono, ha ricomposto il mosaico di una vita, tratteggiando un aspetto della sua personalità. E’ stato raccontato il padre, il marito e il fratello affettuoso, l’amico divertente e schietto, ma anche lo sportivo,  il cultore delle tradizioni e del glossario dialettale cameranese, che aveva fatto tesoro degli insegnamenti della Storia, rispettoso delle vicende umane che avevano accompagnato il secondo conflitto bellico. Anche quella di suo padre, rinchiuso in un campo di concentramento in Germania. “Ha lasciato una ricerca iniziata ma da completare, con dovizia di particolari, dei luoghi dove nostro padre fu prigioniero” ha rivelato il fratello David.

In questa narrazione, tra scampoli di memoria, applausi e commozione, andando a ritroso nel tempo è stata tratteggiata la figura di un bambino vivace che “su indicazioni dei miei, dovevo proteggere – ha ricordato il fratello maggiore – E quando si cacciava nei guai dovevo risponderne. Da allora ci è stato indicato che non c’erano scale di importanza tra noi. Se c’erano regali, erano per entrambi. Da adulti abbiamo intrapreso strade diverse, ma questa politica è rimasta”. Un rapporto fraterno senza ombre, ne’ diverbi. Costruito su tante telefonate reciproche per scambiarsi “battute allegre o le novità che ci venivano in mente sui termini dialettali o quelle che produce ancora nostra madre. Ora però tutto questo è bruscamente cessato e io non ho risposte ma solo domande. L’affetto che ho per lui è granitico e nessuno mai potrà scalfirlo. Grazie di esserci stato, Raoul, sei stato un fratello meraviglioso”. Poi davanti agli occhi dei presenti, attraverso il racconto di una amica di immersioni subacquee, sono scorsi i fotogrammi  del 57enne che si gettava in acqua senza paura, infondendole sicurezza. “Era il mio compagno preferito di immersioni sebbene mio marito sia istruttore – ha rammentato – Bastava un suo ok a 50 metri che io mi tranquillizzavo. Non l’ho mai visto arrabbiato, ma sempre felice. Raoul te la voglio dire una cosa: l’ok che mi facevi sott’acqua a 50 metri te lo faccio io ora: immersione di vita, torniamo su”.

Ma il saluto più affettuoso e scanzonato glielo ha regalato un amico, Francesco. Se Raoul scandagliava le profondità del mare e rafforzava i suoi muscoli sulla terra con il body building, Francesco cercava di scalava le altezze, le vette delle montagne come istruttore nazionale di alpinismo. Il giorno e la notte, uniti nella passione per lo sport e da “contatti intensissimi. – ha rimarcato l’amico- Nell’87 lui divenne campione italiano di body building, io istruttore nazionale di alpinismo e l’allora sindaco Matteucci che guidava un’amministrazione monocolore, decise di conferire la civica benemerenza ad entrambi per meriti sportivi – ha raccontato – Noi eravamo atei e quando arrivò il mio turno il sindaco chiamò a premiarmi il vescovo, sotto gli occhi divertiti di Raoul”. Un guerriero pronto a combattere per quello in cui credeva. Nella vita, come nel lavoro o nell’amicizia. “Le cose gli piaceva guadagnarsele. – ha rammentato il figlio di Raoul- Nonostante gli scarsi risultati scolastici, ha sempre avuto una mente brillante e il suo più grande desiderio era che io e mia sorella ci impegnassimo nello studio. Non ricordo di averlo mai visto più felice del giorno in cui mi sono laureato”. 

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