facebook rss

Peppina, la soluzione del commissario:
“Le casette si possono regolarizzare”

SISMA - Paola De Micheli ha pronto un emendamento da inserire nel decreto legge che il governo sta per approvare. Se dovesse passare, si troverebbe una soluzione per la 95enne di Fiastra che è dovuta ritornare nel container e per tutti gli altri che hanno realizzato strutture provvisorie e non senza le necessarie autorizzazioni
mercoledì 11 ottobre 2017 - Ore 18:39
Print Friendly, PDF & Email

Peppina nel container

 

di Federica Nardi

Una soluzione per Peppina e tutti gli altri. Arriva dal commissario alla ricostruzione Paola De Micheli, e il governo la sta discutendo. Non una sanatoria delle casette ora considerate abusive, ma la possibilità di regolarizzarle se ci sono i presupposti di legge. Anche per quelle autorizzazioni che, al momento, non possono essere chieste a cose fatte. Sarà inserita come emendamento in un decreto legge che sarà approvato a breve. Questione di settimane, forse anche di pochi giorni. La bozza nelle mani del governo tratta di due casi: casette fisse o che si possono rimuovere.

Paola De Micheli nell’ultima visita a Camerino

LA VICENDA – Il ragionamento della proposta nasce dal caso dell’anziana di Fiastra, la 95enne Giuseppa Fattori, che dopo il sisma non voleva allontanarsi dalla frazione di San Martino a costo di vivere in container. Per questo i familiari le avevano costruito una casetta di legno su un terreno edificabile e di proprietà, ma senza chiedere le autorizzazioni necessarie. Una volta esploso il caso mediatico (l’anziana è dovuta tornare a vivere nel container in quanto la casetta è stata sequestrata perché abusiva), si è reso evidente anche dalle parole del sindaco Claudio Castelletti, che il problema principale era quello dell’autorizzazione paesaggistica, che al contrario di altre procedure non si può far partire a lavori ultimati. Non è, insomma, sanabile. Nella stessa condizione ci sarebbero almeno altre 300 famiglie, che hanno costruito senza troppo preoccuparsi dei permessi per non allontanarsi dai luoghi del cratere, in mancanza delle casette del governo. Da questo spunto nasce la proposta di De Micheli.

CASETTE REMOVIBILI – “Nel caso gli immobili siano removibili – si legge nella sintesi della proposta del commissario per la ricostruzione – chi è interessato può usare leggi già a disposizione per la regolarizzazione. In particolare la comunicazione di avvio lavori relativa ai manufatti temporanei, a condizione che l’area sia edificabile, non ci sia disponibilità né di un’altra abitazione, né di una casetta per il richiedente, e che la volumetria realizzata rispetto a quella dell’edificio distrutto o danneggiato dal sisma non sia maggiore. In questo caso, inoltre, i pareri paesaggistici e ambientali potranno essere rilasciati ex post (dopo l’avvenuta costruzione). Quest’ultima rappresenta l’unica deroga alla normativa sempre a condizione che il giudizio di compatibilità paesaggistica e ambientale sia positivo”.

La casetta di Peppina

CASETTE FISSE – “La seconda ipotesi – si legge nella proposta – riguarda i manufatti realizzati che non presentano caratteristiche di precarietà o provvisorietà. In questo caso, l’interessato potrà richiedere il permesso di costruire regolarizzando l’abitazione, rinunciando contestualmente al contributo per la ricostruzione dell’abitazione originaria (che dovrà demolire e rimuovere). Anche in questo caso, salve le deroghe sopra richiamate per i pareri paesaggistici “postumi”, il permesso potrà essere rilasciato solo se sussistono i presupposti di legge”.

LIMITI TEMPORALI – La proposta riguarda solo gli immobili realizzati tra il 24 agosto del 2016 e il 10 aprile 2017. Sarà valida, in caso il decreto fosse approvato in tempi brevi, per chi presenterà la documentazione richiesta entro il 31 dicembre 2017. Poi si perderà l’opportunità di regolarizzare gli abusi.

COSA SUCCEDE DOPO – Le persone che sceglieranno di utilizzare la norma per i manufatti temporanei, una volta ottenuto il contributo per la ricostruzione e finiti i lavori, dovranno rimuoverli. Nel caso, invece, di richiesta di regolarizzazione definitiva del manufatto, i titolari dovranno rinunciare al contributo per la ricostruzione dell’edifico distrutto dal sisma. A meno che non si impegnino a rimuovere la casetta, prima abusiva, una volta che la casa principale sarà ricostruita. Naturalmente, in tutti e due i casi, la domanda di regolarizzazione farà venire meno il diritto al Cas (contributo di autonoma sistemazione).

Articoli correlati

 

Print Friendly, PDF & Email
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page



X