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I paradossi del sisma nelle voci dei sindaci
“Non ha funzionato niente”
E arriva l’esposto per i cantieri Sae

IL CONVEGNO - All'incontro organizzato da Cronache Maceratesi a un anno dalle scosse del 26 ottobre, i 5 stelle hanno annunciato di aver presentato una denuncia in procura sul sistema di potere che controllerebbe la realizzazione delle casette, sulla base del dossier di Carlo Cambi. Il grido di allarme dei primi cittadini. Falcucci di Castelsantangelo: "Qua ogni ora che passa è troppo tardi, noi vogliamo restare ma mi sento un Don Chisciotte". Pazzaglini, Visso: "“Non ha funzionato nulla. Neanche la Protezione civile, a livello di ruoli, scelte tecniche e amministrative". Pezzanesi, Tolentino: "È ora di fare presto altrimenti alcuni territori non si riprenderanno più"
venerdì 27 Ottobre 2017 - Ore 18:11
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Giuliano Pazzaglini

 

di Federica Nardi

(foto di Fabio Falcioni)

Esposto in procura del Movimento 5 stelle sulle Sae. Allegato, l’articolo di Cronache Maceratesi firmato da Carlo Cambi (leggi l’articolo), che denuncia con nomi e cognomi un sistema di potere politico ed economico che guadagnerebbe sui cantieri delle casette per i terremotati. Casette d’emergenza che al momento – dati odierni della Regione – sono 231 su 1.857. A un anno esatto da quel doppio sisma che ha devastato la provincia, dall’epicentro di Castelsantangelo sul Nera, Visso e Ussita. “Ho visto ieri la mappa della De Micheli – rivela il sindaco Mauro Falcucci – e noi nemmeno c’eravamo. Qua ogni ora che passa è troppo tardi, noi vogliamo restare ma mi sento un Don Chisciotte”. E poi c’è il sindaco di Visso, che sintetizza con un’immagine cosa succede nei cantieri delle Sae, mentre Cantone dice che “non sono state riscontrate irregolarità nei subappalti”. “L’altro giorno – rivela Giuliano Pazzaglini – abbiamo mandato un vigile a contare gli operai al lavoro nelle Sae. Al suo arrivo metà degli operai si è data alla fuga. Ma si può dire che è tutto normale?”. Non si può dire. Tanto che tra sindaci, assessori, esponenti del mondo della cultura, dell’economia e della società civile, presenti ieri sera al convegno organizzato da Cronache Maceratesi all’università di Macerata, non lo dice nessuno. La voce che si leva, l’ha sintetizzata Fabrizio Cambriani: “Uniamoci e chiediamo una legge speciale”. 

Da sinistra Mauro Falcucci e Matteo Zallocco

Pazzaglini taglia corto: “Non ha funzionato nulla. Né la Protezione civile, a livello di ruoli, scelte tecniche e amministrative. Vi faccio un esempio: sarebbe bastato fare le casette su due piani per dimezzare le aree e spendere la metà. Invece per farle ci sono 9 passaggi. Io al momento ho zero casette e voglio denunciare l’Arcale”. E poi “questo è il terremoto della burocrazia e dell’ipocrisia, perché il mantra era stato piena legalità. Come se noi amministratori fossimo tutti delinquenti. Il nostro modello del ’97 Marche-Umbria era già collaudato, la maggior parte del personale assunto allora è ancora negli uffici. Invece hanno centralizzato tutto, anche i puntellamenti. C’è evidente interesse a far gestire questo terremoto a qualcuno che non sono i locali”. E gli fa eco Falcucci: “Non mi sento un ladro, si vuole gestire una catastrofe con leggi normali e questo non è possibile. Bisogna aspettare tempi biblici. La zona franca urbana? Altra offesa ai cittadini. Siamo 580mila abitanti nel cratere delle regioni. Una misura fiscale del genere ha un costo che queste finanze dissestate della Repubblica fanno fatica a sopportare”.

SINDACI IN PRIMA FILA – Da sinistra Ornella Formica, Mario Baroni, Luca Maria Giuseppetti e Mauro Falcucci

Luca Maria Giuseppetti, sindaco di Caldarola, città fondamentale per il collegamento di due vallate che ancora vede come unico attraversamento quello che passa nel centro che si tiene su a forza di puntellamenti, regala una metafora al governo regionale e nazionale: “Lo tsunami non verrà dal mare, ma dalla montagna. Compriamo un quintale di pazienza, che spesso e volentieri comincia a mancare. Non hanno ancora capito dove il terremoto è stato devastante”. Il sindaco di Tolentino Giuseppe Pezzanesi aderisce alla mancanza di ottimismo: “Posso solo dire che da qui in avanti si potrebbe recuperare il tempo perduto, ma non vedo questo piglio. È ora di fare presto altrimenti alcuni territori non si riprenderanno più. Da noi chiudono attività economiche perché c’era una sinergia con l’entroterra. Adesso è spopolato. Ci sono negozi con 5 dipendenti che battono uno scontrino al giorno da 10 euro. Come fanno a continuare?”.

Fabrizio Cambriani, Matteo Zallocco e Carlo Cambi

 

Carlo Cambi incalza: “il terremoto è stata una disgrazia, ma non per tutti. È già scritto che Pescara del Tronto, Accumoli, Gualdo, Arquata e Castelsantangelo non saranno ricostruiti. Perché non c’è nulla da mangiare, appalti troppo piccoli. Rendetevi conto del disegno economico preciso, quello di sfruttare il terremoto. Le singole ditte non accettano i lavori perché il prezzario è fatto per le cooperative”. Pacifico Berré, di Confartigianato, ammette che “purtroppo vengono favorite le grandi imprese, come se la ricostruzione fosse una grande opera. Noi abbiamo scritto decine di proposte, abbiamo proposto in conferenza stampa dove c’era anche il deputato Piergiorgio Carrescia, la possibilità che venga riservato il 50 per cento di aziende del territorio marchigiano negli appalti per la ricostruzione. Abbiamo anche proposto di cambiare le modalità di accesso ai contributi per le aziende. Ora come ora se un’impresa del cratere ha dovuto chiudere un’attività e ha ripreso a lavorare dopo gennaio 2017, sono tagliati fuori dai contributi”. Luciano Ramadori della Cna ricorda che “il territorio è terremotato in realtà da 20 anni dal punto di vista economico. Si potevano fare altre scelte. Come imprese siamo in un territorio debole dal punto di vista politico, in provincia di Macerata”.

Luca Maria Cristini

E poi c’è la questione del paesaggio devastato e del patrimonio artistico che non si sa dove andrà a finire. “Costi enormi e devastazione enorme – dice Ugo Bellesi -. I basamenti delle casette hanno devastato un intero territorio. Villa Sant’Antonio a Visso è irriconoscibile. Altrettanto in un altro paese: hanno cominciato a fare un basamento a metà collina, hanno visto che franava e hanno fatto più a valle, franava anche quello. Così hanno fatto una terza piattaforma con pali in cemento che potevano reggere un palazzo di tre piani. Costi enormi e devastazione enorme”. Sul fronte artistico Luca Maria Cristini, ex direttore dell’ufficio diocesano per i Beni culturali rivela: “me ne sono andato a giugno perché non stiamo lavorando bene. Nelle Marche manca ancora il deposito per i beni artistici che è obbligatorio per legge”. Il vicesindaco di Macerata Stefania Monteverde ricorda il patto che unisce a oggi 40 Comuni per la Marca maceratese nata per valorizzare l’arte in provincia senza farla portare via: “L’assessore regionale alla Cultura Moreno Pieroni ha detto che ha stanziato primo finanziamento importante. A un anno siamo qui come soggetto attivo”.

Francesco Adornato

L’incontro è stato introdotto dal saluto del rettore di Unimc Francesco Adornato: “È scattato un sentimento di adesione al territorio molto più forte di prima. Per secoli abbiamo viaggiato in parallelo. Per noi ancora non è finito il confronto con le problematiche del terremoto, stiamo aspettando finanziamenti per edilizia universitaria”. A moderare gli interventi il direttore di Cm Matteo Zallocco e il giornalista Maurizio Verdenelli, che ha introdotto l’intervento dell’ex sindaco di Serravalle Venanzo Ronchetti: “Qui c’è un sistema che non funziona. Io non andrò a sentire nessuno perché nessuno ha saputo portare avanti programmi, nemmeno la minoranza. La zona franca era l’unica cosa che poteva evitare lo spopolamento, è stata fatta più per farci contenti. Non ho sentito nessuno gridare in parlamento contro la maggioranza, siamo una nazione allo sbando”.

Agata Turchetti

 

Presenti anche sindaci e delegati di Colmurano, Muccia, San Ginesio, San Severino, Camporotondo e Cingoli. E anche la figlia di Giuseppa Fattori (la 95enne che ora vive in container perché la casetta che si è fatta dopo il sisma è abusiva), Agata Turchetti che ha commosso i presenti con un lungo intervento: “Mia madre non è una vecchia testarda incaponita che non vuole andare via. È un eroe dei tempi moderni Merita un monumento nella piazzetta di San Martino di Fiastra perché è rimasta l’unico custode di questo territorio. In quel posto una sera io e mio marito abbiamo contato 20 cinghiali. A 95 anni è difficile se non impossibile ricostruire la propria esistenza al mare. Io rivendico altresì il diritto di vivere dove si vuole vivere. Lo Stato deve lasciare la libertà ai singoli di provvedere da soli. Perché a San Martino di Fiastra le Sae non ci sono e non ci saranno mai, perché il Comune non le ha richieste. Per mia madre era uguale spostarsi di 5 chilometri o di 95. Vuole stare nei luoghi della sua vita”.

Romina Pergolesi

A chiudere la consigliera regionale dei 5stelle Romina Pergolesi: “mi rammarico di essere l’unica della Regione presente oggi. Non ho fatto passerelle ma siamo arrivati anche a Roma e siamo d’accordo per promuovere i prodotti tipici delle zone terremotate. La cosa peggiore è che le amministrazioni hanno fatto di tutto per disgregare le comunità degli sfollati che si erano create dopo il terremoto. Una delle cose più devastanti per chi si è trovato in questa situazione, non trovarsi più insieme ai propri concittadini, ai propri amici e parenti. La cosa che mi sembra possa essere portata avanti anche a livello di rete dei sindaci è rivolgersi non solo alla giunta regionale e al governo, ma anche alle altre forze politiche”.

Da sinistra Ugo Bellesi, Maurizio Verdenelli e Pacifico Berrè

Luciano Ramadori

A destra Giuseppe Pezzanesi

Fabrizio Cambriani, Carlo Cambi, Ugo Bellesi, Maurizio Verdenelli e Matteo Zallocco

Da sinistra Maurizio Verdenelli e Venanzo Ronchetti

Stefania Monteverde

 

L’intervento di Daniela Tisi, curatrice Rete museale dei Sibillini

 

 

 

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