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Rifugiati impegnati
nei lavori di utilità sociale

JESI - Facchinaggio o sgombero di locali, secondo il protocollo d’intesa sottoscritto dall’Amministrazione comunale con il Gruppo Umana Solidarietà, l’organizzazione non governativa che gestisce il progetto di accoglienza dei richiedenti asilo per conto della Prefettura
giovedì 9 Novembre 2017 - Ore 11:08
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È una bella iniziativa che favorisce integrazione e socializzazione quella appena avviata a Jesi dove i richiedenti asilo ed i rifugiati ospiti della nostra città hanno cominciato a svolgere gratuitamente piccole attività manuali a favore della collettività. Si tratta di lavori di modesta entità come facchinaggio o sgombero di locali, dove questi volontari non sostituiscono il personale del Comune normalmente impiegato in queste attività ordinarie o straordinarie, ma lo affianca in maniera saltuaria, diventando così utili e preziosi per il migliore svolgimento.

“È quanto prevede il protocollo d’intesa sottoscritto dall’Amministrazione comunale con il Gruppo Umana Solidarietà, l’organizzazione non governativa che gestisce per il nostro territorio e per conto della Prefettura il programma di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati, provenienti principalmente dai Paesi africani. – si legge in una nota stampa del Comune di Jesi – In base a tale accordo, il Gruppo Umana Solidarietà si rapporta direttamente con il Comune di Jesi fornendo l’anagrafica dei volontari e facendosi carico di una copertura assicurativa che li tutela da eventuali infortuni, sollevando così lo stesso Comune da qualsiasi responsabilità. Il protocollo avrà la durata di un anno e potrà essere rinnovato previo accordo tra le parti”.

“Si tratta di un progetto – ha sottolineato il sindaco Massimo Bacci – che racchiude due importanti finalità: permettere a queste persone di essere attive nella realtà che li ospita, mettendo a disposizione il proprio tempo per il bene pubblico e favorire al tempo stesso una socializzazione che è certamente importante, perché consente di ridurre quelle percezioni di timore e diffidenza che, pur non avendo ragione di esistere, sono oggettivamente sempre latenti”.

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