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Appaltopoli, una trentina gli indagati
Caccia alla seconda talpa

OPERAZIONE DELLE FIAMME GIALLE - Tutto è cominciato dalla denuncia di alcuni imprenditori. Uno dei tre legali rappresentanti delle ditte (con sede a Muccia, Camerino e Apiro) che sono stati interdetti dal ricoprire ruoli direttivi nelle imprese avrebbe corrotto un ex finanziere e cercato di coinvolgere altri suoi colleghi, senza riuscirci. Indagini anche su un altro esponente delle forze di polizia giudiziaria Il procuratore Giovanni Giorgio: «Sono in corso accertamenti su altri appalti
venerdì 24 novembre 2017 - Ore 11:12
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di Gianluca Ginella

Sono decine gli indagati nell’ambito dell’indagine sullo scandalo appaltopoli in provincia (leggi l’articolo). Una trentina circa, da quanto emerge, i nomi che entrerebbero nel fascicolo aperto dal procuratore Giovanni Giorgio e dal sostituto Luigi Ortenzi che coordinano le indagini della Guardia di finanza di Macerata. Al vertice ci sarebbero, stando alla ricostruzione fatta dagli inquirenti, i titolari di tre imprese del nostro territorio che si sarebbero spartiti gli appalti sia nel Maceratese, che in Umbria, nel Fermano e nell’Anconetano. Si tratta di una impresa con sede ad Apiro, una seconda che sta a Muccia e una terza con sede a Camerino. Ma nell’indagine condotta dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Macerata, diretto dal colonnello Andrea Magliozzi, entrano altri imprenditori, direttori dei lavori, responsabili degli uffici unici del procedimento delle stazioni appaltanti.

L’indagine coinvolge anche un ex finanziere, originario di Camerino, in precedenza in servizio a Macerata e ora in congedo. Avrebbe ottenuto almeno 40mila euro (posti oggi sotto sequestro oggi) per rivelare informazioni in merito alle indagini. Corruzione che viene contestata ad uno solo dei tre imprenditori indagati, quello di Muccia. Ma al finanziere, sposato con un avvocato della nostra provincia, l’imprenditore avrebbe detto anche di cercare di coinvolgere altri colleghi per farsi rilevare notizie sulle indagini, senza però riuscirci.

Il colonnello Andrea Magliozzi, che comanda il Nucleo di polizia tributaria

Altre indagini sono invece in corso per individuare un altro esponente delle forze di polizia giudiziaria, non appartenente comunque alla Finanza. Secondo gli inquirenti il presunto sodalizio riusciva ad ottenere gli appalti presentando offerte strette in un range piuttosto limitato, in modo da condizionare la media delle offerte al ribasso riuscendo spesso ad aggiudicarsi gli appalti.

In tutto si parla di oltre 26 milioni di euro di lavori tra il 2014 e il 2016. Alcuni di questi, su cui la Procura indica i gravi indizi di colpevolezza, sono stati realizzati a Matelica, Mogliano, Pievebovigliana, Sefro, Corridonia, Monte San Giusto e sulla provinciale Enteggese. Agli imprenditori viene contestato il reato di turbativa d’asta. Ai direttori dei lavori indagati e ai responsabili unici delle stazioni appaltanti viene contestato il falso perché avrebbero attestato, è la tesi degli inquirenti, che le aziende che avevano vinto l’appalto avevano eseguito i lavori quando invece li avevano assegnati ad altre aziende, in violazione del codice degli appalti relativamente alle regole legate ai subappalti. All’alba di oggi sono scattate le misure interdittive per i tre responsabili legali delle aziende, ritenuti essere i promotori dell’associazione. Per otto mesi non potranno ricoprire ruoli direttivi in imprese.

Il procuratore Giovanni Giorgio

«Esprimo apprezzamento per la minuziosa ed abile attività investigativa svolta dal Nucleo di polizia tributaria della locale Guardia di finanza, a seguito delle denunce presentate da alcuni imprenditori, che avevano lamentato irregolarità nello svolgimento di gare pubbliche relative ad appalti di lavori pubblici stradali, svolte da vari   enti pubblici comunali e provinciali, operanti nella provincia di Macerata – ha detto il procuratore Giovanni Giorgio –. È un fatto positivo che ci siano state persone che abbiano avuto il coraggio di denunciare direttamente a me irregolarità che allo stato sono state acclarate, come attestato dal competente Gip nell’ordinanza cautelare appositamente emessa su richiesta del mio Ufficio. Preciso che sono in corso ulteriori indagini relativamente ad altri appalti di opere pubbliche stradali. Purtroppo, le indagini sono state turbate da gravi violazioni del segreto investigativo, commesse da un militare coinvolto nelle indagini e già da tempo congedatosi dal corpo della Guardia di finanza, che – sulla base delle espletate indagini – risulta aver violato i suoi doveri, dietro non modesto compenso corruttivo, erogatogli da uno dei tre imprenditori interdetti temporaneamente dall’esercizio di funzioni direttive di impresa, come attestato dal competente Gip nel provvedimento cautelare da lui adottato. Sono, peraltro, in corso ulteriori indagini, per identificare almeno un altro appartenente alle forze di polizia giudiziaria, ma estraneo al locale corpo della Guardia di finanza, che ha rivelato ad uno dei detti imprenditori ulteriori segreti nel corso delle indagini, compromettendone ulteriori sviluppi – dice ancora il procuratore –. Mi preme attestare l’efficienza e la lealtà istituzionale del corpo della Guardia di finanza, dal momento che il medesimo Nucleo investigativo ha identificato chi aveva fornito a uno degli indagati le notizie riservate. E’ peraltro molto grave che l’imprenditore, nei cui confronti il Gip ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di reità del delitto di corruzione, abbia sollecitato il finanziere ora in congedo a reperire altri colleghi “amici”, che potessero a loro volta fornire notizie su ulteriori indagini in corso riguardanti altri appalti, senza però riuscirci, perché nessuno dei militari contattati ha fornito le notizie riservate richiestegli. Il mio ufficio, con la collaborazione di tutte le locali forze di polizia giudiziaria, continuerà ad adoperarsi per costituire un valido presidio di legalità nella provincia di Macerata».

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