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Riaffiora una villa romana,
nell’area anche terme
e una necropoli infantile

CAMPOFILONE - Si tratta di uno dei rinvenimenti più importanti degli ultimi anni per l'intero territorio marchigiano. Tornano alla luce i resti di un antico insediamento di rilevante estensione, che aveva aree dedicate alle terme, al settore produttivo e una necropoli infantile
martedì 20 Marzo 2018 - Ore 20:36
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I resti di una grande villa romana riaffiorano nel territorio comunale di Campofilone, dando evidenza di un insediamento che rappresenta un caso unico nell’area costiera che si sviluppa da Fermo fino a San Benedetto del Tronto.
“I dettagli di quanto finora rinvenuto e dei risultati attesi dallo scavo ancora in corso – fanno sapere dal ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo-soprintendenza archeologica Belle arti e paesaggio delle Marche – sono stati presentati oggi in conferenza stampa dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche. Sono intervenuti il soprintendente Carlo Birrozzi, il sindaco di Campofilone Ercole d’Ercoli, il capocentro del distretto Snam Rete Gas di Civitanova Marche Francesco Candido, il funzionario Sbap-Marche e archeologo di zona Tommaso Casci Ceccacci e il direttore tecnico di In Terras Chiara Cesarini”.

“Sono convinto che sia importante condividere tutta l’attività che svolgiamo, specie nel caso che presentiamo oggi; la finalità è garantire il futuro nel rispetto della stratificazione esistente”, ha affermato in apertura di conferenza stampa il soprintendente Carlo Birrozzi, che ha aggiunto: “La nostra funzione è valorizzare le risorse che ci sono sul territorio, un territorio che è di tutti, ed è fondamentale far conoscere quelle risorse anche ai cittadini. In generale, ci aspettiamo che, così com’è al giorno d’oggi, anche nell’antichità la fascia fra le colline e il mare fosse la più popolata e ricca, e testimonianze come quelle della villa a Campofilone confortano le nostre attese. Il senso della restituzione alla contemporaneità di porzioni della nostra storia è anche quello di verificare che le attività per le quali ancora oggi la regione è nota – quella produttiva olivicola e vinicola – sono una tradizione autentica perché già all’epoca dava al territorio la sua impronta. Formuliamo l’auspicio”, ha concluso il soprintendente, “di costituire dei piccoli musei con l’aiuto dei Comuni dando gli strumenti per leggere il territorio, comprenderne la storia e immaginarne il futuro”.
La portata di un ritrovamento di tale rilevanza è stata sottolineata anche dal sindaco Ercole d’Ercoli, che ha dichiarato: “Campofilone è una zona a vocazione agricola e imprenditoriale, e il fatto che la villa ritrovata fosse dotata di un settore dedicato alla produzione di olio e vini fa crescere le nostre aspettative che ci si possa ricollegare ad un passato tanto illustre. Con la Curia di Fermo abbiamo già siglato un accordo per accogliere nell’area adiacente l’abbazia cittadina i reperti che emergeranno dallo scavo e creare così un punto di contatto fra il territorio i visitatori”.

I resti della villa sono tornati alla luce mentre erano in corso le lavorazioni relative al progetto Snam “Allacciamento Area di servizio Piceno Est nel comune di Campofilone”. Per l’azienda era presente l’ingegnere Francesco Candido: “La stretta collaborazione tra Snam e la Soprintendenza ha permesso di completare il progetto di allacciamento del metanodotto nei tempi previsti, garantendo al contempo lo svolgimento dei lavori della squadra di archeologi”.

Gli scavi sono, dunque, ancora in corso di svolgimento e sono condotti dalla In Terras di Forlì sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle Marche. Nelle parole di Chiara Cesarini della società cooperativa di Forlì alla quale sono affidate le indagini, “Come archeologi sul campo siamo chiamati a salvaguardare le tracce del nostro passato che, a volte, si presentano in modo molto consistente come nel caso che presentiamo oggi. Siamo al lavoro da agosto scorso e, dopo giornate di scavi, siamo riusciti a far emergere un tassello di storia finora sconosciuto. Quanto abbiamo scoperto ci porta a pensare che ancora molto dovrà essere portato alla luce. Si tratta, quindi, di un rinvenimento di assoluta qualità per l’intero territorio regionale”.
Un aspetto ripreso e ampliato dall’archeologo della Soprintendenza Tommaso Casci Ceccacci: “Nel piceno dal I sec. a.C.”, ha spiegato, “risiedevano grandi imprenditori che investivano nella produzione di olio e vini, commercianti che investirono sul territorio fino ad avere ampi latifondi con destinazione sia produttiva che residenziale. Quanto sta emergendo dallo scavo, la sua estensione pressoché unica per il territorio marchigiano e la sua articolazione interna ci fanno pensare che si trattasse di un edificio di estremo pregio”.
Fin qui i lavori hanno recuperato alcuni settori della villa per uno sviluppo lineare di almeno ottanta metri. Un’area era occupata da terme le cui le strutture murarie, nonostante abbiano subito nel tempo importanti cedimenti dovuti alla spinta del versante, si conservano anche per più di un metro di altezza mostrando ancora gran parte della propria qualità e ricchezza architettonica, sia per i materiali utilizzati sia per le scelte progettuali.
La villa era dotata anche di un settore termale che era rifornito d’acqua tramite una condotta realizzata in piombo e la cui parte finale è stata rinvenuta ancora in posto. Inoltre, l’area era caratterizzata certamente da ambienti riscaldati pavimentati a mosaico, di cui si conservano alcuni brani. L’impiego di tubuli per il passaggio dell’aria calda in aderenza ai muri perimetrali e il complesso sistema di riscaldamento, portato parzialmente in luce sfruttando una lacuna nella pavimentazione a mosaico, dimostrano il grande impegno architettonico.
Di rilevante interesse si dimostra anche un’area probabilmente destinata al settore produttivo. Il limite nord-occidentale dell’insediamento è, infatti, costituito da un articolato sistema di vasche rivestite in cocciopesto, addossate al muro perimetrale della base della villa conservato per più di un metro di altezza.
Lo sviluppo cronologico dell’intero insediamento sembra coprire almeno cinque secoli, verosimilmente dal I sec. a.C. al IV-V sec. d.C. con un’importante fase di rioccupazione del sito in età tardo-antica.
Ne è testimonianza una necropoli rinvenuta a un centinaio di metri circa dal nucleo principale, addossata ai muri perimetrali di un piccolo edificio.
Davvero eccezionale per tutto il territorio regionale riveste il rinvenimento della sepoltura di un canide messo a tutela del passaggio nell’oltretomba di almeno tre infanti, di cui due deposti all’interno di anfore. L’eccezionalità è data dal fatto che nelle Marche questo tipo di elemento ha un solo precedente, a Colombarone di Pesaro.
Se le condizioni meteorologiche lo consentiranno, le indagini archeologiche proseguiranno fino alla fine della prossima settimana, quando si potrà fornire un quadro ancor più dettagliato dei ritrovamenti.

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