facebook rss

Peppina, dietrofront del Comune:
«Il cas non è ancora sospeso»

SISMA E BUROCRAZIA - Il sindaco di Fiastra Claudio Castelletti fa un passo indietro rispetto a quanto annunciato ieri alla famiglia della 95enne sfollata. Ma il problema resta quello dei terremotati in roulotte o container, per cui la Regione ha indicato di non concedere più il contributo. «E' stata una mazzata per queste famiglie, secondo palazzo Raffaello un camper ha carattere di stabilità e quindi chi ci abita dovrebbe regolarizzare la situazione»
Print Friendly, PDF & Email

Giuseppa Fattori, detta Peppina, insieme al genero Maurizio Borghetti

di Federica Nardi

«Il decreto parla chiaro, se presenti la pratica per regolarizzare la casetta perdi il contributo di autonoma sistemazione. Ma anche noi ci siamo posti il problema dei sigilli, che non consentono a Peppina di rientrare. Stiamo valutando e nel frattempo non abbiamo sospeso niente». Il sindaco di Fiastra, Claudio Castelletti, fa un passo indietro rispetto a quanto annunciato ieri alla famiglia di Giuseppa Fattori, per tutti Peppina. La 95enne di San Martino di Fiastra, sfollata dal sisma e poi sfrattata dalla casetta di legno perché abusiva, è finita ancora una volta al centro dei guai della burocrazia del cratere. 

Il sindaco Claudio Castelletti

LA “SALVA PEPPINA” CHE NON SALVA PEPPINA – La legge che non a caso porta il suo nome, la “Salva Peppina”, prevede la possibilità di regolarizzare le strutture provvisorie che rispettano certe caratteristiche, anche in presenza di abusi non sanabili com’è stato il caso, per l’anziana, della mancanza di autorizzazione paesaggistica. Avviando la procedura di regolarizzazione, inoltre, si perde il contributo di autonoma sistemazione. Ma il problema è che per chiedere il dissequestro della casetta costruita dai familiari, Peppina ha bisogno dell’autorizzazione paesaggistica dalla Soprintendenza di Ancona. Un foglio di carta fermo da circa un mese negli uffici dorici, mentre sono sette i mesi che l’anziana ha passato lontano dalla frazione dov’è vissuta fino al terremoto.

GLI SFOLLATI SU QUATTRO RUOTE – Peppina segue l’iter di legge, per quanto lungo. Ma dall’altro lato della barricata ci sono decine o centinaia di persone che vivono in roulotte, camper e casette su ruote e che non possono regolarizzare perché non rientrano nei parametri della norma. Adesso, per un parere interpretativo della Regione, rischiano di perdere la somma mensile che fin’ora hanno ricevuto. «Il parere della Regione è stato una mazzata per queste famiglie – spiega Castelletti -. Secondo la Regione un camper ha carattere di stabilità e quindi chi ci abita dovrebbe regolarizzare la situazione. Ma come fanno? Io per loro non ho ancora sospeso niente». Una decisione simile a quella presa dal sindaco di Camporotondo, Emanuele Tondi, che ha erogato il cas anche a chi, stando in camper o in una casetta su ruote da più di 90 giorni (le scosse più distruttive di terremoto ci sono state  ad agosto, ottobre 2016, e gennaio 2017 e non da ultimo dieci giorni fa), è considerato abusivo dalla legge. Le proteste non sono mancate, anche a palazzo Raffaello, tanto che la Regione ha chiesto un chiarimento alla Protezione civile nazionale.

Una casetta prefabbricata

IL CAS, LE SAE E LA LEGGE – Senza contributo di autonoma sistemazione, le famiglie che vivono in roulotte o container (e che in media sono quelle con le case più lesionate nella zona montana), con in mano un’inagibilità di tipo E, F di non facile soluzione o con la casa in zona rossa, «potrebbero ancora chiedere una soluzione abitativa d’emergenza», spiega Riccardo Bucci, avvocato di “Alterego fabbrica dei diritti”, che da mesi assiste legalmente i terremotati. Con complicazioni ulteriori in uno scenario, non solo burocratico, dove le aree sae hanno comportato mesi e mesi di lavori, sbancamenti di terra, per non parlare delle aree che ancora devono essere consegnate a un anno e mezzo dal terremoto. Il cas è stato sicuramente una delle spese maggiori da sostenere per le casse statali, ma le sae costano molto di più. Ad esempio il costo del cas per sole 200 famiglie, al massimo livello di contributo (900 euro al mese), è di 2milioni e 160mila euro l’anno. Se le stesse famiglie chiedessero una sae di 40 metri quadri – la più piccola – senza contare i costi di urbanizzazione e ponendo il caso che esistano ancora aree disponibili, il costo sarebbe di 8,8 milioni di euro. Quattro volte tanto, senza considerare l’impatto sull’ambiente e sul paesaggio. Perché i camper e i container, come del resto prevede la legge per le attività produttive, che hanno potuto installare punti vendita provvisori nei terreni propri, si possono rimuovere alla fine dell’emergenza. Mentre le sae, inizialmente pensate come provvisorie, resteranno in dotazione dei Comuni vita natural durante.

Casetta ancora sigillata, container rimosso «E ora a Peppina hanno tolto il contributo di autonoma sistemazione»

Sisma, cortocircuito sul cas: sfollati a bocca asciutta

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page



X