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Minori ridotte in schiavitù, la procura:
«Predieri plagiatore e narcisista»
Chiesti 5 anni e mezzo di carcere

ANCONA - Questa la richiesta di condanna inoltrata questa mattina dal pm Paolo Gubinelli dopo quasi tre ore di requisitoria in cui sono stati ricostruiti tutti gli step dei presunti abusi che il 32enne senigalliese avrebbe commesso nei confronti di due ragazze, una delle quali diventata poi sua moglie. L'altra giovane è scoppiata a piangere alla fine dell'udienza. Sentenza il 6 dicembre
martedì 6 novembre 2018 - Ore 16:55
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Il tribunale

 

«Alessandro Predieri è la descrizione perfetta di un plagiatore». È stato questo il leitmotiv della requisitoria che questa mattina il pm Paolo Gubinelli ha portato avanti per quasi tre ore di fronte alla Corte d’Assise, chiamata a giudicare il 32enne senigalliese, finito a giudizio con le accuse di riduzione in schiavitù, violenza sessuale e istigazione al suicidio. Tutti i reati che, stando alla procura, sarebbero stati commessi nei confronti di due ragazze, all’epoca dei fatti minorenni. Una, una volta arrivata la maggiore età, ha sposato il suo presunto aguzzino. Al termine della ricostruzione dell’impianto accusatorio, il pm ha chiesto per Predieri – attualmente non vincolato da alcuna misura cautelare e assente all’udienza – la condanna a cinque anni e mezzo di carcere.  Al termine del processo, la sua ex ragazza – parte civile tramite l’avvocato Domenico Liso – è scoppiata a piangere. Il verdetto verrà emesso dai giudici il prossimo 6 dicembre, dopo la discussione delle parti civili e della difesa. Oltre all’ex fidanzata, partecipano al processo nella veste di parti offese i genitori della donna che Predieri ha sposato. Sono sostenuti dal legale Roberto Paradisi. Durante la requisitoria, il pm ha portato una serie di esempi per dimostrare come Predieri possa essere considerato l’autore di un plagio avvenuto sia nei confronti della sua ex ragazza (15enne all’epoca dei fatti) e di sua moglie (aveva 16 anni all’inizio della relazione). Secondo il sostituto procuratore, il 32enne avrebbe annullato la personalità delle due donne, facendole staccare dalla loro famiglia d’origine. «Quello che c’è stato in precedenza va eliminato − ha detto il pm − e la ragazza diventa il suo oggetto sessuale». È stato anche mostrato il contenuto di una lettera scritta da Predieri a una delle due parti lese, dove alla fine viene recitato: «Voglio che la tua ossessione abbia un nome e un volto: il mio». Ha sostenuto il magistrato: «Che altro non è questo se non un contratto tra manipolato e manipolatore?». Il 32enne, stando alle accuse, avrebbe anche imposto alle sue vittime una serie di regole, dibattute in udienza: non depilarsi, non usare il deodorante, vestirsi in un certo modo, non mettere i tacchi, non frequentare familiari e amici. Prescrizioni che avrebbero limitato la vita delle giovani fino a fare pensare loro che “non si vive senza Predieri”. Durante le prossime udienze, spazio alle parti civili e poi alla difesa. Infine, la sentenza dopo oltre un anno dall’avvio del processo.

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