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Caccia, ricorso al Tar
delle associazioni ambientaliste

BRACCIO DI FERRO - Lac, Wwf e Enpa hanno fatto istanza al tribunale amministrativo sul permesso concesso dalla Regione di sparare nelle aree della Rete Natura 2000
domenica 25 Novembre 2018 - Ore 00:05
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Caccia, nuovo ricorso al Tar delle associazioni ambientaliste. Il braccio di ferro con la Regione riguarda le aree della rete “Natura 2000”. «Dopo il regalo fatto dalla Giunta Ceriscioli, con tanto di “letterina di Natale” dell’assessore alla Caccia Pieroni ai cacciatori marchigiani», che grazie ad una “scappatoia” legale, ha di fatto aggirato l’ordinanza del Consiglio di stato che aveva vietato la caccia nelle aree della Rete Natura 2000, permettendo quindi di sparare in quelle aree, le associazioni ambientaliste Lac, Wwf e Enpa non demordono. Le tre associazioni infatti, con il supporto legale dell’avvocato Tommaso Rossi, hanno presentato oggi un nuovo ricorso al Tar contro la delibera di giunta regionale che ha riconsentito l’attività venatoria nelle aree Sic/Zsc e Zps della Regione. «Il Consiglio di Stato aveva contestato alla Regione la mancanza di una pianificazione venatoria, in assenza di un Piano regionale faunistico venatorio – scrivono le associazioni –, scaduto nel 2015 e mai rinnovato e in presenza di tutti i Piani Provinciali anch’essi da tempo scaduti. La Regione, dietro suggerimento del legale della Federcaccia, aveva quindi pensato di superare lo scoglio posto dal Consiglio di Stato, prorogando per legge la scadenza dei Piani Provinciali. Una soluzione di “amministrazione creativa”, peraltro molto rischiosa, perché si pone in aperto contrasto con quanto ribadito dal Consiglio di Stato, creando un pericoloso precedente di conflitto tra organi istituzionali». Nel ricorso delle tre associazioni è stato chiesto al Tar Marche «se sia possibile, al fine di contrastare un provvedimento del Consiglio di stato, prorogare i Piani faunistici venatori provinciali ormai scaduti da mesi e in alcuni casi da anni. Tutto questo solo per permettere ad una sparuta minoranza di cacciatori, ormai ridotti a meno di 20mila in tutte le Marche, di spadroneggiare ancora armati in tutte le aree naturali più preziose della nostra Regione, sterminando la fauna selvatica patrimonio di tutta la collettività e determinando oltretutto la crescita esponenziale e la dispersione sul territorio dei cinghiali e quindi un aumento dei danni alle colture agricole e degli incidenti stradali».

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