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Incubo terremoto finito
per 51 opere d’arte danneggiate:
restauro, mostre e ritorno nei territori

ANCONA - Il recupero di dipinti e sculture è stato affidato a specialisti marchigiani. Il lavoro di diagnostica è dell’Università di Camerino. Il progetto è stato finanziato da Anci Marche e Pio Sodalizio dei Piceni con 200mila euro. Le esposizioni a Senigallia e Roma
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La conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa

 

Il presidente Anci Marche Maurizio Mangialrardi e Alfredo Lorenzoni, segretario generale Pio Sodalizio Piceni

 

di Giampaolo Milzi

L’arte come presenza concreta “di ritorno” a simboleggiare la rinascita anche culturale dei territori devastati dal sisma che nel periodo agosto – ottobre 2016 ha infierito sull’Italia centrale, devastando in modo più dirompente le Marche. Questa la filosofia dell’operazione – che riguarda 51 antiche opere, molte pittoriche, 6 sculture, tre crocifissi lignei, tutte danneggiate dal terremoto – già in fase conclusiva e avviata il 9 maggio 2017 grazie a una convenzione tra l’Associazione nazionale comuni italiani (Anci) delle Marche e il Pio Sodalizio dei Piceni con sede a Roma. Un’iniziativa in tre fasi, in partnership con l’ente Regione, ovvero il recupero, il restauro e il riposizionamento, ove possibile negli edifici di culto e/o pubblici di originaria collocazione, per un finanziamento complessivo di 200mila euro. «Per metà messi a disposizione dal Pio Sodalizio dei Piceni e per metà da Anci Marche, che si è avvalsa si donazioni di privati e Comuni (30mila euro, ndr.) e di fondi per il terremoto a disposizione dell’Anci nazionale (70mila euro, ndr.)». Lo hanno detto Alfredo Lorenzoni, segretario generale del Pio Sodalizio, e Marcello Bedeschi, direttore dell’Anci Marche, stamattina nel corso della conferenza stampa svoltasi nel centro Stella Maris a Colle Ameno di Ancona, alla quale erano presenti anche il sindaco di Senigallia, Maurizio Mangialardi, e quello di Bari, Antonio De Caro, rispettivamente
presidenti dell’Anci Marche e dell’Anci nazionale, lo storico dell’arte Pierluigi Moriconi, della Soprintendenza unica delle Marche, e Simona Teoldi, funzionaria del settore Beni e attività culturali del massimo ente locale.

Cola dell’Amatrice, Quattro santi con la Natività e donatore

Le opere d’arte salvate e rimesse a nuovo provengono da tutte le province marchigiane (tranne quella di Pesaro, per quella di Ancona da Fabriano e Filottrano) e coprono un periodo che va dal 400’ al ‘700, ad eccezione de “La Shiava”, una scultura in gesso di Gaetano Orsolini, del ‘900, proveniente dalla Collezioni Comunali di Montegiorgio (FM).
Non tutte sono di altissimo valore artistico, ma per tutte è indubbio l’altissimo valore devozionale. Da citare, per fare alcuni esempi: il ciclo di 8 dipinti su tavola delle “Scene di vita di Santa Lucia”, tutti del 1410, “prese in cura” dal Palazzo dei Priori e dalla Pinacoteca Civica di Fermo; l’affresco a massello de “il Cristo benedicente”, l’olio su tela raffigurante la “Madonna con il Bambino e Santi” e la tempera su tavola de la “Natività con i santi Gerolamo, Francesco, Antonio da Padova e Giacomo della Marca”, provenienti da Ascoli Piceno (le prime due opere dalla Pinacoteca Civica, la terza dalla Sacrestia della Chiesa di San Francesco), firmate da Cola dell’Amatrice, artista attivo tra fine ‘400 e prima metà del’500; la “Madonna orante il Bambino e angeli musicanti”, capolavoro di Vittorio Crivelli dell’ultima decade del XV secolo, recuperata alla Pinacoteca Civica di Sarnano (MC); tre oli su tela di ignoto, evacuati da Filottrano, due dalla chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, del’600, e una dalla chiesa Collegiata di Santa Maria degli Angeli, del XVII o XVIII secolo; il polittico ligneo “Madonna con Bambino e Santi” del XVI secolo, attribuito a Giuliano Presutti, della Chiesa di San Francesco di Monte San Pietrangeli (FM).
Ma come si è proceduto alla scelta delle opere? «Le abbiano selezionate tra la tantissime segnaletici dai soggetti proprietari», ha risposto Moriconi della Soprintendenza. Quanto ai restauri, che saranno completati tutti da professionisti marchigiani entro il prossimo maggio, «sono frutto di sistemi particolarmente sofisticati, ognuno è stato preceduto da una indagine diagnostica, ovvero analisi cimico-fisiche attuate grazie ad una start up innovativa dell’Università di Camerino», ha sottolineato Marcello Bedeschi.

Madonna in trono con bambino, statua lignea policroma, cm 87 – chiesa di San Michele, Frazione di Porchiano (AP)

Infine, la fase più attesa, quella della rinnovata pubblica fruizione, in due mostre: «La prima a Senigallia da ottobre 2019 a febbraio 2020, l’altra a Roma presso la sede del Pio Sodalizio dei Piceni da fine marzo a giugno 2020», ha annunciato il curatore, prof. Stefano Papetti, anche lui in conferenza stampa. «Il ricavato della mostra di Senigallia, al netto delle spese per la stessa, sarà a disposizione per altre opere già selezionate e in attesa di restauri», ha sottolineato Mangialardi. «Terminate le mostre, le opere che non potranno essere ricollocate nelle loro sedi originali perché crollate o non ancora restaurate, saranno al sicuro in 8 depositi (1 alla Mole Vanvitelliana di Ancona, 3 in provincia di Camerino, 1 a Macerata, 1 a Fermo, 3 ad Ascoli, ndr.) e rese visibili al pubblico – ha aggiunto Moriconi -. Entro febbraio 2020 sarà ricollocata un’importante opera della Colleggiata di San Valentino a Camerino, le opere provenienti da Ascoli e da Filottrano torneranno al loro posto via via a partire dal luglio, sempre, del prossimo anno, lo stesso avverrà per Sarnano, quando saranno finiti i lavori di ristrutturazione della Pinacoteca». Il 3 aprile 2020 grande attesa a Camerino per il ritorno nel Santuario di Santa Maria in Via della “Macchina processionale”, di un argentiere romano, sec. XVIII.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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