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Gravidanze a rischio
«I Centri di diagnosi prenatale
un’eccellenza della nostra regione»

L'INTERVISTA - La direttrice sanitaria dell'Asur Marche Nadia Storti spiega nel dettaglio i progetti su questa realtà che rappresenta un fiore all'occhiello della sanità marchigiana
mercoledì 15 Maggio 2019 - Ore 20:24
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Nadia Storti

 

di Claudia Trecciola

La storia di Maria Paola Vecchione e della sua bimba Aurora, raccontata il 14 marzo scorso su queste pagine (leggi l’articolo), ha messo sotto la luce dei riflettori alcune importanti problematiche legate alla maternità, che sempre più spesso riguardano le coppie, ma che nella nostra regione hanno trovato risposte e soluzioni da parte dell’Asur. La tutela della salute dei cittadini, sancita dall’articolo 32 della nostra Carta costituzionale, è un diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività e lo è in particolare quando è riferito alla vita nascente che presenta difficoltà e malattie. Quando in una maternità si riscontrano complicanze più o meno gravi, nelle Marche le coppie che si trovano ad affrontare problemi legati alla diagnosi prenatale sanno dove e a chi potersi rivolgere, perché è previsto dalla sanità regionale un percorso di gestione e accompagnamento delle gravidanze difficili, anche nei casi estremi di patologie del feto incompatibili con la vita. La Regione, infatti, intercettando un bisogno della popolazione ha scelto di creare due Centri di diagnosi prenatale di 2° livello, uno all’interno del Salesi dell’azienda ospedaliera universitaria di Ancona ed uno all’interno dell’Asur. Pertanto due anni fa all’ospedale di comunità di Loreto è stato attivato il Centro di diagnosi prenatale di II livello, fortemente integrato con i punti nascita e i reparti di ostetricia e ginecologia dell’Asur e con il presidio pediatrico del Salesi. Questa struttura nasce come punto di riferimento per la diagnosi in caso di sospette patologie fetali e dimostra nei fatti, avallati dal riscontro dei dati del report 2018, come questo servizio sanitario fosse importante per rispondere alle esigenze di un’utenza che aumenta ogni anno in numero, perché sempre più persone vi si rivolgono e trovano risposte adeguate alle loro richieste. La direttrice sanitaria dell’Asur Marche Nadia Storti, ci ha spiegato nel dettaglio i progetti su questa realtà che rappresenta un’eccellenza della nostra sanità, alla quale si rivolgono molte coppie anche da fuori regione.

Dottoressa Storti, quali sono i progetti futuri di potenziamento di questo servizio sanitario?

«Partendo da quanto fatto finora, ossia dotare il Centro di personale altamente qualificato e in numero adeguato all’attuale organizzazione e delle tecnologie necessarie, per il futuro vorremmo completare la rete multidisciplinare, già attivata in parte con gli specialisti dell’azienda ospedaliera universitaria. In questo modo possiamo garantire consulenze di cardiologia pediatrica, cardiochirurgia pediatrica, neurochirurgia pediatrica, ortopedia pediatrica, esperto in malattie rare, genetista. Abbiamo, inoltre, in essere una procedura di acquisizione di strumentazioni e materiali di consumo che si concluderà in questo mese e permetterà la diagnosi prenatale non invasiva, denominata Prenatal test o Nipt (Non invasive prenatal test), che consente di effettuare lo screening delle principali anomalie cromosomiche fetali in gravidanza in completa sicurezza. E’ sufficiente un semplice prelievo di sangue materno, dal quale viene isolato il Dna libero circolante. Grazie a questa indagine è possibile individuare, oltre al sesso fetale, le più comuni aneuploidie del feto. Si tratta di un’analisi rapida, sicura e molto affidabile, che è possibile effettuare a partire dalla decima settimana di gestazione. E’ possibile eseguire l’analisi anche in caso di gravidanza gemellare e di procreazione medicalmente assistita. Il risultato del test sarà disponibile in breve tempo (media entro 7 giorni lavorativi). Tale test sarà messo a disposizione per le donne a rischio nell’ambito delle prestazioni erogate dal sistema sanitario regionale.

A che punto si trova la realizzazione dello streaming, che permette alle mamme di avere una consulenza medica in tempo reale da qualsiasi Area vasta provengano?

«La procedura amministrativa per l’acquisizione della tecnologia è in dirittura di arrivo: i lavori della commissione tecnica sono in corso in questo mese, per cui completate tutte le procedure di norma prima di fine anno potremmo iniziare ad implementare il sistema. In questo modo attraverso un ecografo che esegue l’esame, in qualsiasi punto nascita Asur della regione si possono mandare le immagini al centro di 2° livello per una valutazione preventiva e successivamente, se necessario, prendere in carico la donna. Si evitano in questo modo attese e situazioni che potrebbero creare ansia alla gestante e alla sua famiglia. Le tecnologie possono facilitare l’accesso ai servizi sanitari e ridurre i tempi di diagnosi in situazioni, come queste, particolarmente delicate e importanti dal lato sanitario e sociale. Nel contempo abbiamo istituito un tavolo di lavoro composto da ginecologi ed ostetrici dell’Asur per decidere in sinergia quali sono le indicazioni per la centralizzazione della donna con gravidanza a rischio nel Centro di 2° livello. In questo modo si può migliorare l’appropriatezza del percorso e fare in modo che tutte le donne possano avere le stesse chance e idoneità di trattamento. Infatti, con questo lavoro verranno precisate quali sono le situazioni per le quali la donna potrà essere seguita con assoluta tranquillità nei punti nascita territoriali e quali devono essere prese in carico al secondo livello. Evitando sovraffollamento del primo e spostamenti non necessari da parte delle gestanti».

Nel Piano socio-sanitario in fase di approvazione, come è prevista la tutela della maternità con particolare riguardo alla riorganizzazione delle reti cliniche?

«Nel piano sanitario ci sono dei riferimenti molto importanti per la tutela della maternità, primo fra tutti l’implementazione della procedura di parto analgesia, esempio di qualità e appropriatezza dei servizi di maternità. Il dolore del travaglio può impedire, in alcune situazioni, di vivere con serenità l’esperienza della nascita di un figlio e gestire questa fase è molto importante sia per la donna che per l’appropriatezza clinica in quanto la paura del dolore porta a volte le donne a orientarsi verso la cesarizzazione che, non dimentichiamo, è una procedura chirurgica e come tale ha pur sempre, anche se con percentuali molto basse, rischi generici maggiori del parto naturale. Altro punto importante del Piano sanitario è la strutturazione della rete regionale di presa in carico della gravidanza a vari livelli di rischio. In questo modo si definiranno e struttureranno ambulatori in rete, sia ospedalieri che territoriali, per la gestione della gravidanza, ma anche del post-partum. Esempio di percorsi al riguardo, già strutturati, sono lo Sten ossia il trasporto dei neonati con gravi patologie o gravi prematurità che nascono nei punti nascita della regione, ma che devono essere trasferiti al presidio di 2° livello ossia il Salesi. Lo Stam ossia il trasporto della gravida con grave patologia al presidio Salesi. In questa ottica anche i due percorsi attivati in Asur di gestione della gravidanza fisiologica e a basso rischio con ambulatorio a gestione ostetrica e le interruzione di gravidanza farmacologiche in ambito consultoriale rappresentano percorsi di massima attenzione alla gravidanza e alla procreazione consapevole».

Per le mamme che si trovano ad affrontare gravidanze difficili, quali sono i protocolli dell’Asur predisposti ad hoc per questi casi particolari?

«Per le mamme che scoprono di avere in grembo un figlio con malformazioni congenite, oltre al percorso diagnostico clinico del Centro, noi garantiamo una consulenza in grado di portarle ad una decisione consapevole e cosciente. Ad esempio in caso di patologie cardiochirurgiche la donna viene informata della possibilità di un intervento chirurgico per il neonato subito dopo la nascita, con una presa in carico completa della donna e del feto. Stessa cosa in caso di una malformazione neurologica che in alcuni casi può essere trattata anche con intervento in utero. Inoltre abbiamo attivato un protocollo per l’assistenza del parto e post partum per le donne che intendono portare avanti la gravidanza anche in caso di malformazione incompatibile con la vita:“Confort Care” (accompagnamento al feto terminale), già sperimentato. Tale procedura ha portato grande giovamento alla donna e alla sua famiglia, ma anche ai nostri professionisti che hanno visto aumentare l’empatia con la donna e la sua situazione, migliorando il clima all’interno della équipe ospedaliera stessa. In questo percorso il Centro è stato sostenuto da una associazione di volontariato che ha supportato psicologicamente la donna e l’équipe. In un prossimo futuro arriveremo ad avere referenti delle varie associazioni della principali malattie genetiche per accompagnare le famiglie fuori dalla struttura ospedaliera».

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