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Un solo sportello al Cup per 30 utenti:
scoppia la lite, arrivano i carabinieri

JESI - Sono volate parole grosse per la situazione estenuante che si è verificata all'ospedale Carlo Urbani. La denuncia del presidente del Tribunale del Malato: «Uno scempio che sta portando la nostra sanità ad un livello così basso come mai sinora»
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L’ospedale di Jesi Carlo Urbani (foto d’archivio)

 

Un unico sportello aperto al centro unico prenotazioni (Cup) dell’ospedale Carlo Urbani per 30 utenti in paziente attesa. Una situazione non nuova all’ospedale di Jesi, ma nei giorni scorsi si è sfiorata la rissa. Per i lunghi tempi di attesa e la chiusura di tutti gli altri sportelli, è scaturito un alterco tra un operatore del Cup e un utente in attesa. Sono volate parole pesanti, per fortuna solo quelle, ma per riportare la situazione alla calma c’è voluto l’intervento dei carabinieri. Lo rende noto con una certa indignazione il presidente del Tribunale per i diritti del Malato di Jesi Pasquale Liguori. «E’ necessaria l’attivazione di tutte le Istituzioni – scrive – in primis l’Amministrazione comunale per porre rimedio a questo scempio che sta portando la nostra sanità ad un livello così basso come mai sinora». E incalza: «Dopo l’annuncio (perché di concreto ancora non si è visto nulla) di prorogare 300 lavoratori in scadenza di contratto dal 15 giugno prossimo l’Asur ha così “risolto” la questione dei tagli e degli accorpamenti – scrive ancora Liguori – a noi sembra l’ennesima presa in giro: tutti sappiamo che con tale proroga non si può comunque garantire il piano ferie estivo, se a questo non si proceda alle sostituzioni del personale cessato o che cesserà dal servizio nei prossimi mesi. I tagli che dovrebbero essere attuati dal 1 giugno riguardano tutti i reparti chirurgici e la Reumatologia in particolare che verrà del tutto decapitata (Chirurgia/Urologia da 28 a 20, Ortopedia da 24 a 16, Reumatologia di fatto chiuderà i battenti con 3 posti letto in Ortopedia). Tutto ciò senza tenere minimamente conto delle necessità del paziente che, in attesa da mesi per un intervento, si vedrà rinviare lo stesso “a data da destinarsi”. Quello che però bisogna evidenziare è che alcune tipologie di intervento possono essere rimandate, contrariamente ad altre che invece non lo possono essere, come il caso dell’Ortopedia che ha 673 pazienti in attesa chirurgica di cui 99 in classe di priorità A, il cui mancato rispetto espone il paziente stesso ad un deterioramento delle sue condizioni cliniche con un grave pregiudizio per la sua prognosi finale». Liguori insiste anche sul caso della Clinica Reumatologica, fiore all’occhiello dell’ospedale jesino, che addirittura viene chiusa del tutto «mandando a casa o rifiutando il ricovero a pazienti in condizioni critiche provenienti anche da fuori regione (sono centinaia di pazienti in attesa proveniente da tutta Italia)che vedono molto spesso la nostra clinica come ultima spiaggia per le loro patologie. In tutto questo marasma di tagli e accorpamenti l’Area vasta è senza direzione dopo le dimissioni del Dottor Coacci – conclude Liguori – siamo allo sbando completo».

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