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Natura therapy nel Parco del Conero,
il Fagiolo Magico sprigiona psico-benessere:
«I nostri ospiti ritrovano l’equilibrio»

ANCONA - La singolare proposta di Pietro Torchia a Pietralacroce: una fattoria di dimensioni ridotte dove pazienti, ancora più o meno afflitti da problemi psichici e psicologici o da situazioni di marginalizzazione, si dedicano all'orto, al pollaio e alla capretta Genoveffa
mercoledì 23 Ottobre 2019 - Ore 12:31
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L’educatore psichiatrico Pietro Torchia al lavoro nell’orto del “Fagiolo Magico”

di Giampaolo Milzi

Quando danno un po’ erba d’erba fresca alla capretta Genoveffa, e l’accarezzano, per Bruno, Caterina, Massimo e il loro quarto amico scatta una sorta di virtuoso effetto alchemico, una sensazione di leggerezza interiore per cui la loro vita si profila in discesa, aperta a prospettive di piena accettazione da parte di quegli “altri” da cui si sono per troppo tempo sentiti esclusi. Quel piacevole e affettuoso contatto è parte dell’esperienza originale e straordinaria che queste persone, tutte adulte, vivono da qualche tempo in una specie di ecologica oasi immersa nel verde del Parco del Conero, nella frazione anconetana di Pietralacroce. Un posto speciale, da nome quanto mai azzeccato, “Il Fagiolo Magico”. Capace di coinvolgere i suoi ospiti – ancora più o meno afflitti da problemi psichici e psicologici o da situazioni di marginalizzazione dovute ad altre forti situazioni di disagio familiari e/o economiche – in attività d’allevamento di animali da cortile e ortofrutticole funzionali a regalare loro benessere, autostima, consapevolezza di essere più vicini ad una piena reintegrazione sociale. Una fattoria in scala ridotta, il “Fagiolo Magico”. Cinque ettari di terreno coltivato, un capanno per gli attrezzi da lavoro, una roulotte come spogliatoio, l’angolo con la rete riservato a Genoveffa, il pollaio dove razzolano beate 2 oche, 10 galline, 5 capponi e 8 tacchini. Un’oasi di pace e serena, fraterna operosità, nata su iniziativa di un personaggio “sui generis”, l’anconetano Pietro Torchia, 63 anni, educatore psichiatrico al Centro diurno di riabilitazione del Centro salute mentale di Ancona (Csm).

Pietro Torchia e l’allevamento di animali da cortile della fattoria

«In passato ho frequentato fattorie olandesi, ben organizzate per accogliere portatori di handicap, da lì m’è venuta l’ispirazione di sperimentare la natura-therapy. – racconta – E nel 2007, con altri, ho fondato l’associazione il Fagiolo Magico, dopo aver preso in affitto questo terreno dal Comune di Ancona, che nel 2008 ha riconosciuto il nostro gruppo come onlus. La natura therapy, – prosegue- nel nostro caso, consiste in attività rurali che permettono a chi sceglie di partecipare al nostro progetto di sentirsi utile e di ritrovare un equilibrio interiore che il contatto diretto con la natura può trasmettere in modo bello e potente».
Gli ospiti provengono per lo più dal Centro diurno del Csm, ma possono arrivare anche da altri centri di riabilitazione o case -famiglia. Al “Fagiolo Magico” si sperimenta un processo riabilitativo da affiancare alle cure farmacologiche. Si “scende in campo” di pomeriggio, soprattutto in primavera e d’estate, e si lavora sodo, ma sorridendo; un’occasione anche per specializzarsi nel settore, per poi, magari, trovare un lavoro vero, cioè retribuito. Gli utenti si ritrovano immersi in un’atmosfera di tranquillità e laboriosità comune. Possono scegliere senza forzature per quanto tempo essere protagonisti di quella che vivono come un’avventura dolce e guidata, in quanto, oltre che da Pietro, sono seguiti da un educatore professionale, almeno uno ogni 4-5, e da alcuni volontari. Attualmente gli utenti sono 4, di Ancona, ma ne sono ben accetti altri.
Per raggiungere il “Fagiolo Magico”, appena usciti dal borgo di Pietralacroce, basta procedere in direzione sud lungo la strada provinciale del Conero e, qualche centinaio di metri dopo il benzinaio, avvistato un paletto che sulla destra indica il numero civico 120, si scende lungo un viottolo semi-sterrato. L’orto è rigoglioso di tuberi, vari tipi di ortaggi, come carciofi, a poi alberi carichi di fichi, per e mele. Le amarene sono state raccolte a giugno.

Attività di “Natura therapy” nel campo di Pietralacroce

E la “magia” funziona. Come testimonia l’allegra brigata dei “Fagiolo-campesinos”. Bruno, 54 anni, il veterano, è qui fin dal 2007: «Anche mio fratello Andrea e la sua compagna vengono qui, a titolo di volontariato, per aiutarci a gestire il terreno e a sostenere le spese. E qui mi piace perché posso socializzare con le persone e conoscere gli animali. Do da mangiare alle oche, ai pulcini. Pulisco il sito, tolgo le foglie. Vedo tutto il processo di coltivazione e sono felice di creare qualcosa con le mie mani».
Massimo, 52 anni, lo hanno ribattezzato “Il Preciso”. Perché solo lui riesce a fare ad occhio i solchi dritti nel terreno: «Da quando sono entrato in questa famiglia mi sono sentito accolto come un figlio. Mi sento a casa, ci diamo il buongiorno e risolviamo insieme i problemi. Non ho più avuto bisogno di ricoveri. D’estate ci ritroviamo anche tutti i giorni, e vivo il mio tempo in maniera migliore». Caterina, 53 anni, per lo più si occupa di incombenze di segreteria e commissioni burocratiche: «Per lavorare nei campi serve organizzazione e programmazione. Stare qui migliora l’umore, anche la depressione migliora stando a contatto con gli animali». «Ecco, come ha detto Massimo, siamo come una famiglia, dove si respira aria di libertà. – sottolinea Torchia – Certo, ognuno ha i suoi compiti ma, appunto, è libero di venire quando vuole».

Le due oche

Un’esperienza straordinaria, pionieristica, ma frutto di passione, determinazione e qualche sacrificio. Pietro: «Ringrazio la sindaca di Ancona, Valeria Mancinelli, e il settore municipale Urbanistica, che in qualche modo ci sostengono. Grazie alla convezione comunale, come onlus, paghiamo solo 23 euro di affitto mensile. Ma tutte le altre spese sono a nostro carico. Ci costa molto la fornitura idrica per l’irrigazione, nei mesi estivi arriviamo a quasi 400 euro di consumo. Riusciamo a far quadrare il bilancio con le donazioni o il 5×1000 (per chi volesse contribuire “Il Fagiolo magico – 93114120426, ndr.). Ogni 5 anni, alla scadenza del contratto d’affitto, presentiamo la relazione annuale delle nostre attività, la rendicontazione spese e il certificato d’assicurazione per gli ospiti». E i prodotti frutto di questa micro-fattoria? «Bandita la vendita. Li consumiamo noi. O li regaliamo ad alcuni residenti della zona, che ci fanno visita assieme a classi di studenti coinvolti in gite-educative». Tra i vicini di casa più assidui nel fare una capatina al “Fagiolo” ci sono Nando Campobassi e Simonetta Casaccia. «Ci danno più che una mano – rimarca Pietro – Mettono a nostra disposizione la loro abitazione, servizi igienici compresi, per ogni necessità.  Chiacchierano coi nostri fattori pazienti “speciali”, che in questo periodo curano in particolare carciofi e zucchine, assistono allo schiudersi delle uova».

Genoveffa, la capretta “mascotte”

Già pazienti “speciali”, quelli del “Fagiolo Magico”. Dove – a riprova del senso ritrovato di autonomia, indipendenza e responsabilizzazione – non ci arrivano col pulmino dell’Asur, ma col mezzo di Conerobus. Scesi alla fermata, giù per lo stradello con gioia, non vedono l’ora che si rinnovi la magia di cui essi stessi sono artefici.
Per informazioni: [email protected]

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