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Dal Catria ad Accumoli,
Appennino in marcia
«Contro la speculazione»

PROTESTE sia nel Pesarese per il disboscamento per far spazio a nuovi impianti da sci che nel Lazio per il progetto di resort e strada asfaltata in uno dei luoghi più suggestivi del territorio di Accumoli. A legarle l'attenzione a un territorio messo a rischio non solo dal terremoto ma anche dal rischio di investimenti considerati sbagliati
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Protesta a Pantani di Accumoli

di Federica Nardi

C’è un filo rosso che lega oggi la marcia a Pantani di Accumoli (Rieti, Lazio), il sisma del Centro Italia di cui ricorre l’anniversario in questi giorni e la protesta sul monte Catria, nel Pesarese. Un filo che si fa strada tra cemento, disboscamenti e progetti “di sviluppo” per l’Appennino ferito dal terremoto e dallo spopolamento. Un grande calderone dove i movimenti che oggi si sono arrampicati in alta quota vedono aggirarsi speculazioni che, secondo i manifestanti, mettono a rischio una delle risorse più preziose per l’economia non solo locale ma regionale: l’ambiente e il paesaggio unici delle nostre montagne.

La marcia a Pantani di Accumoli ha visto decine di persone stamattina raggiungere il cantiere che segna l’inizio dell’asfaltatura di quella che prima era una semplice strada sterrata di montagna. Quel luogo “da cartolina”, è oggi al centro di un progetto che oltre alla strada prevede anche un’hotel (non è ancora chiaro se sarà un rifugio o un resort ma il progetto sarebbe di tre piani). Sulla strada “nuova” è comparsa una scritta a lettere cubitali, bianche su asfalto grigio: “Ricostruzione, stop speculazione”che racchiude il senso della protesta, guidata oggi da Terre in moto Marche ma voluta da più voci, attive ormai da tre anni a livello regionale per allertare sui progetti che dietro l’obiettivo di una generica “rinascita post sisma” e di fronte appunto una ricostruzione inesistente, rischiano di aprire le porte a speculatori che poco hanno a che fare con le vocazioni (o il beneficio) dell’economia locale.

La protesta sul monte Acuto

In contemporanea, molto più a nord, un altro gruppo di persone ha protestato vicino al cantiere che segna il disboscamento, nel Pesarese, del monte Acuto. Una delle cime del complesso del monte Catria dove sono stati disboscati svariati ettari di bosco (ancora da quantificare, in quanto le fonti sono discordanti) per far spazio al progetto di nuovi impianti da sci in un luogo che, al pari di altri, conosce un innevamento sempre minore a causa dei cambiamenti climatici. Qui il sisma non c’entra nulla ma i manifestanti del monte Catria e quelli di Accumoli sono legati da un tema che sottende anche a quello del terremoto e riguarda la grande “regione” dell’Appennino italiano, da nord a sud: l’attenzione e la messa in sicurezza del territorio, la tutela del patrimonio arboreo e dell’ambiente, la consapevolezza del clima che cambia, la sostenibilità (anche economica) dei progetti in alta quota che dovranno tenere conto non solo della ricostruzione materiale ma anche di quella sociale.

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