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Steward irlandese morta annegata,
la procura: «E’ stata una fatalità»

ANCONA - Il caso del decesso di Mairead Breffni O'Connor verrà archiviato. Il fascicolo era stato aperto dal pm Irene Bilotta con l'ipotesi di omicidio volontario
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Mairead Breffni O’Connor

 

Nessuna responsabilità per la tragedia di Mairead Breffni O’Connor, la 30enne irlandese scivolata dalla passerella dello yacht su cui lavorava come steward e morta annegata la notte dello scorso 23 novembre. A stabilirlo sono state le indagini portate avanti dalla Squadra Mobile e coordinate dal pm Irene Bilotta dopo quanto avvenuto nelle acque antistanti il cantiere Isa, dove era ferma l’imbarcazione di Mairead. Il magistrato aveva aperto un fascicolo con l’ipotesi di reato di omicidio volontario. Una pista investigativa battuta era che qualcuno potesse aver causato la morte dell’irlandese, magari spingendola dalla passerella. In realtà, fin dai primi riscontri, era emerso come la donna avesse fatto tutto da sola, cadendo in acqua dopo aver perso l’equilibrio. Le telecamere del porto non riprendono il momento della caduta, quanto il suo ingresso (solitario al cantiere). Stessa situazione si è verificata quando la 30enne ha abbandonato la discoteca di Marina Dorica, il Rio Club, dove era andata con il resto dell’equipaggio. Mairead ha lasciato il locale sola e si è diretta verso lo yacht. Poi, al momento di attraversare la passerella, ha perso l’equilibrio ed è caduta. Aveva anche tentato di risalire a bordo, ma invano. La morte della donna si è in qualche modo intrecciata con la chiusura forzata del Rio Club imposta dal questore Cracovia il 4 dicembre. La polizia sosteneva come alla 30enne fosse stato versato da bere nonostante le condizioni di poca lucidità. Tesi sempre smentita dalla direzione del locale che aveva immediatamente impugnato il provvedimento del questore. La vicenda è poi approdata al Tar che ha sospeso la decisione della questura, facendo riaprire il locale dopo dieci giorni.

(Fe.ser)

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