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Scandalo sae, le carte dell’inchiesta:
«Giro di appalti milionari ad aziende,
false attestazioni sui certificati antimafia»

OPERE SISMA NEL MIRINO - La procura di Ancona ha chiuso le indagini iscrivendo 20 persone e 15 aziende nel fascicolo: abuso d'ufficio e truffa sono i reati contestati a vario titolo. Ci sono anche David Piccinini, dirigente della Protezione civile regionale e Giorgio Gervasi, presidente del Consorio Arcale. Tra le contestazioni anche un anticipo di 9 milioni di euro per le casette
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di Gianluca Ginella

Chiusa l’indagine sui subappalti delle Sae che sarebbero stati affidati (questa la tesi della procura di Ancona) ad aziende prive di certificazioni antimafia, non iscritte alle White list, e in assenza di certificati tecnici. Per aggirare il problema sarebbe stato attestato falsamente che le imprese avessero le necessarie certificazioni, sostiene la procura di Ancona nelle 30 pagine di capo di imputazione. I fatti constestati sarebbero avvenuti nel 2017. Venti gli indagati a cui si sommano 15 aziende, le contestazioni sono, a vario titolo, la truffa e l’abuso d’ufficio. Le imprese avrebbero ottenuto appalti (nel complesso) per milioni di euro. Tra i casi presi in esame c’è quello dei lavori delle Sae di Visso per l’area Cesare Battisti 1. La procura ha inviato gli avvisi di garanzia e gli indagati avranno venti giorni di tempo per presentare memorie o chiedere di essere sentiti per dare la loro versione sulle contestazioni. Tra gli indagati c’è il dirigente della Protezione civile regionale, David Piccinini, 53, di Ancona, c’è il presidente del Consorzio Arcale, Giorgio Gervasi, 64, di Caccamo (Palermo), c’è Stefano Stefoni, 54, civitanovese, responsabile unico del procedimento (Rup), c’è Lucia Taffetani, 54, di Macerata, direttore dell’esecuzione (Dec). Le imprese sono il Consorzio Arcale, il consorzio Gips, la Intech, la Item di Napoli, la Tony Costruzioni di Afragola.

David Piccinini

GLI INDAGATI – Gli altri indagati, a vario titolo, sono tutti imprenditori e rappresentavano aziende legate ai subappalti: Rossella Zampetti, 67 anni, di Roma, Italve Bovetti, 56, residente a Teramo, Gerardo Castellano, 44, di Oliveto Cistra, Luana Vicinanza, 36, di Nocera Inferiore, Alice e Viola Vitali, di Firenze, Antonio Lanzano, 41, di Acerra, Claudio Rocco, 24, di Afragola, Andrea Ravanelli, 54, di Trento, Diego Luis Aguirrre, 37, di Roma, Rossella Zenobi, 52, di Giulianova, Andrea Ottaviani, 60, di Pesaro, Patrizio Governatori, 54, di Macerata, Dario Marsilii, 44, di Teramo, Pasquale Gallo, 43, di Castellammare di Stabia.

LE IMPRESE – Consorzio Arcale di Firenze, Intech spa di Roma, Bonvetti Italve di Sant’Egidio alla Vibrata, Castellano Infissi spa di Teora, Dalan srl di Poggio Marino, Italian Window distribution & trading srl di Terre Roveresche, Global Window services & logistics srl di Terre roveresche, Tony costruzioni srl di Afragola, Item srl di Casalnuovo di Napoli, Consorzio costruzioni a secco (Gips) di Treno, Trasloservice srl di Roma, Termomat srl di Giulianova, Costruzioni Giuseppe Montagna srl di Pesaro, Marsilii costruzioni srl di Castellato, Geo Campania srl di Nocera Inferiore.

Giorgio Gervasi

INTECH – David Piccinini, Stefano Stefoni, Lucia Taffetani, Giorgio Gervasi, Rossella Zampetti (che rappresentava la Intech spa, soggetto capofila della Intech rete imprese) avrebbero consentito, dice l’accusa, l’esecuzione dei rapporti di subappalto in favore della Intech spa, per non meno di 6 milioni di euro, attestando falsamente la sussistenza dei requisiti prescritti. Mancavano la certificazione Soa e i connessi requisiti di qualificazione tecnica, e per quanto riguarda la Intech rete imprese era priva di certificazione antimafia e dell’iscrizione alle white list e all’anagrafe antimafia. Le istanze di subappalto sono datate 22 giugno, 3 agosto e 19 agosto 2017 e Intech, secondo la procura, si è iscritta il 2 luglio 2017 all’anagrafe antimafia, ma non risultava invece nella White list. La rete di imprese chiamata Intech si è costituita il 28 settembre 2017 e si è iscritta alla Camera di commercio il 5 ottobre successivo. Di tutte le imprese della rete partecipanti solo 4 risultano iscritte alla white list: una il 29 gennaio 2019, una il 26 settembre 2019, una il primo agosto 2016, una il 31 luglio 2017.

BONVETTI – Piccinini, Stefoni, Taffetani, Gervasi, e Bonvetti sono accusati di abuso d’ufficio e truffa. Anche in questo caso sarebbe stata consentita l’esecuzione di rapporti di subappalto dell’importo non inferiore a 2 milioni e 299mila euro in favore della Falegnameria Bonvetti Italve, rappresentata da Italve Bonvetti, priva di certificazione Soa e dei connessi requisiti di qualificazione tecnica necessari per l’esecuzione dei lavori relativi alla fornitura e posa in opera di infissi interni ed esterni ed accessori annessi. Era priva di certificazione antimafia e di iscrizione alla White list, dice la procura.

CASTELLANO INFISSI – Piccinini, Stefoni, Taffetani, Gervasi, Gerardo Castellano e Luana Vicinanza sono indagati per abuso di ufficio e truffa perché avrebbero attestato falsamente la sussistenza dei requisiti prescritti, consentendo l’esecuzione di rapporti di subappalto d’importo non inferiore a 376mila euro in favore della Ati “Castellano infissi spa e Dalan srl” rappresentata dalla Castellano infissi spa come capogruppo mandataria e per essa da Gerardo Castellano e dalla Dalan srl in qualità di mandante e per essa da Luana Vicinanza. Mancavano anche in questo caso la certificazione Soa, quella antimafia e l’iscrizione della White list.

ITALIAN WINDOW – Piccinini, Stefoni, Taffetani, Gervasi e Alice e Viola Vitali sono accusati di abuso di ufficio e truffa per aver attestato falsamente, sempre secondo la procura, la sussistenza dei requisiti prescritti, consentendo l’esecuzione di rapporti di subappalto dell’importo non inferiore a 1 milione e 136mila euro in favore della Ati “Italian Window distribution & trading srl – Global window services & logistics srl” rappresentata dalla “Italian window distribution & trading” come capogruppo e per essa da Viola Vitali e dalla “Global window servise & logistics” come mandante e per essa da Alice Vitali. Anche in questo caso mancavano i requisiti di certificazione tecnica, la certificazione antimafia, l’iscrizione a White list e Anagrafe antimafia.

TONY COSTRUZIONI E ITEM – Piccinini, Stefoni, Taffetani, Gervasi, Antonio Lanzano e Claudio Rocco sono accusati di aver consentito l’esecuzione di rapporti di subappalto alla Ati “Tony costruzioni srl e Item srl” rappresentanta dalla Tony costruzioni come mandataria capogruppo e per essa da Antonio Lanzano, e dalla Item srl e per essa da Claudio Rocco. Il costo delle opere era, dice la procura, di non meno di 378mila euro, ma mancavano delle certificazioni. La Tony costruzioni era iscritta alla White list dal 10 febbraio 2016 ma non all’anagrafe antimafia, e la Item slr non era iscritta né a white list né ad anagrafe antimafia.

GIPS – Piccinini, Stefoni, Taffetani, Gervasi e Andrea Ravanelli sono accusati di truffa e abuso d’ufficio per i lavori affidati al consorzio Gips rappresentanto da Andrea Ravanelli. Il consorzio, privo di Soa, aveva ottenuto subappalti per non meno di 4,5 milioni di euro per l’esecuzione di massetti e posa di pavimentazioni, isolamento dei basamenti, opere in cartongesso, pitturazioni esterne delle sae. Il consorzio era privo di certificazione antimafia, né era iscritto alla white list, né all’anagrafe antimafia degli esecutori del sisma 2016 in quando sia il consorzio stesso che le consorziate “Gesti one”, “Aequana costruzioni” e “Europa” non erano iscritti, dice la procura, né alle white list, né all’anagrafe antimafia.

TRASLOSERVICE E TERMOMAT – Piccinini, Stefoni, Taffetani, Gervasi, Diego Luis Aguirre, Rossella Zenobi sono indagati per truffa e abuso d’ufficio perché alla Ati “Trasloservice srl e Termomat srl” rappresentata dalla Trasloservice srl come mandataria capogruppo e per essa da Aguirre, e dalla Termomat e per essa Rossella Zenobi, avrebbe ottenuto appalti per non meno di 892mila euro senza le certificazioni necessarie e senza iscrizione a white list e anagrafe antimafia. La Trasloservice era iscritta all’anagrage antimafia, presume la procura, dal 13 novembre 2017, e la Termomat, desume la procura, dal 3 luglio 2017 mentre le istanze di subappalto sono datate 3 agosto 2017, 26 settembre 2017 e 6 novembre 2017.

INGIUSTO PROFITTO CON ANTICIPAZIONI AD ARCALE – Piccinini e Stefoni sono accusati di abuso d’ufficio per avere, nonostante il divieto normativo previsto con l’articolo 140 del dpr 207/2010 autorizzato l’anticipo di 9 milioni e 799mila euro (pari al 10% dell’importo complessivo degli ordini di fornitura delle Sae) ad Arcale. Non avrebbero potuto farlo perché, dice l’accusa, si trattava di fornitura di beni e non esecuzione di lavori. Le sae erano quelle di Pescara del Tronto e Borgo nel comune di Arquata, di Camerino (Le Cortine, Arcofiato, Mergano, San Savino, Morro, Piergusciano, San Paolo, Via Ottaviani, Sant’Erasmo, Vallicelle, Varano), Visso (via Cesare battisti 2, Villa Sant’Antonio, Pretara) Castelraimondo (impianti sportivi), Ussita (Vallazza, Pieve capoluogo) e Petriolo (Madre Teresa di Calcutta).

AREA CESARE BATTISTI 1 DI VISSO – Andrea Ottaviani è accusato di truffa perché come legale rappresentante della Costruzioni Giuseppe Montagna srl con sede a Pesaro, avrebbe attestato falsamente di avere i requisiti prescritti e ottenuto l’appalto dei lavori di urbanizzazione e di fondazione dell’area di via Cesare Battisti 1 a Visso. L’importo dell’appalto era di 1 milione e 922mila euro. Per quell’area però sono indagati per abuso d’ufficio lo stesso Ottaviani, Taffetani, Patrizio Governatori, Dario Marsilii. Avrebbero attestato la presenza dei requisiti prescritti della ditta Giuseppe Montagna mentre non avrebbe avuto la certificazione antimafia. Inoltre per la medesima area Taffetani, Governatori, Ottaviani, e Pasquale Gallo sono indagati per abuso di ufficio per avere subappaltato lavori di trivellazione alla Geo campania srl rappresentata da Gallo, che non risultava iscritta alla White list né all’anagrafe antimafia (si iscrisse il 19 febbraio 2019 alla White list). Ottaviani e Governatori sono poi accusati di aver ritardato dolosamente l’esecuzione dei lavori per le Sae, che dovevano partire il 13 luglio 2017. Era anche stata proposta una variante che allungò ancora di più i tempi. L’appalto inizialmente era di 1 milione e 922mila euro ma con la variante si erano introdotti lavori supplettivi per un importo di 946mila euro e 233 giorni in più di lavorazioni. Su questo punto Piccinini, Stefoni, Taffetani, Governatori, Andrea Taviani sono accusati di abuso d’ufficio e falso per avere istruito e approvato il progetto di variante presentato da Governatori che,appunto, portò ad un ulteriore compenso di 946mila euro per la ditta Giuseppe Montagna.

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