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Jesi perde un altro personaggio storico:
si è spento Armandì

LUTTO - La morte del 58enne Armando Matteucci, deceduto al Carlo Urbani, fa seguito a quella di Vanda Stefanelli. Due pezzi dell'identità storica della città di Federico II
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Armando Matteucci nella foto del gioco da tavolo “E daje tira” di cui è uno dei protagonisti

 

di Talita Frezzi

Jesi perde progressivamente i pezzi della sua identità col venire a mancare di quei volti noti, figli della comunità che li aveva adottati. Un mese fa Vanda Stefanelli e oggi tocca salutare Armando Matteucci, per tutti “Armandì”.  Era ricoverato all’ospedale Carlo Urbani dove si è spento questa mattina. Le sue condizioni di salute si erano aggravate sempre più nelle ultime settimane. Aveva 58 anni, un “fiore selvatico” come è stato definito un commosso ricordo. Armandì faceva parte di quella schiera – ormai purtroppo sempre più esigua – di personaggi folcloristici e pittoreschi della città, quelli che dove andavi te li trovavi appresso ma che ti facevano sentire un po’ a casa. Ecco, Armandì era così, sempre ciondolante per le vie del centro, tra piazza della Repubblica e corso Matteotti o dentro al Comune, la domenica fisso allo stadio Carotti a tifare la Jesina calcio: una sigaretta, un euro o qualche monetina le sue principali richieste. Tutti lo conoscevano. Ed era impossibile negargli il favore di uno spicciolo o di una sigaretta, piccolo piacere che gli bastava per essere tranquillo. La notizia della sua morte in poco tempo ha fatto il giro della città, destando una certa tristezza: era figlio della comunità, Armandì. Aiutato e seguito dai servizi sociali, abitava da solo in un appartamento di via La Malfa. Odiava farsi ritrarre, tranne in un caso: per l’uscita del gioco da tavolo della Pro loco di Jesi “E daje tira” di cui è uno dei simpatici protagonisti. Allora si fece volontariamente scattare una foto con la maglia promozionale dell’iniziativa. Ma neanche quella volta gli venne di sorridere, con quel broncio che lo caratterizzava. «Personaggi come Armandì sono il sale della comunità, quelli che alimentano le ciarle spensierate al bar (che spero ritorneranno presto), i protagonisti di aneddoti, coloro che ispirano detti e leggende locali – lo ricorda il presidente della Pro Loco Alessandro Tesei – il folclore esiste grazie a gente come Armando, grazie a chi è diverso, e per questo fuori dagli schemi e dalle regole dettate dalla società. Ed è sempre grazie a loro se ogni tanto possiamo smettere di pensare alla nostra routine e lasciarci andare ad un sorriso… E te Armando me ne hai tirati fuori moltissimi… con quel tuo fare lamentoso e simpatico, con quell’andatura pigra e svogliata, con quel tuo broncio da burbero buono, come quelli dei cartoni animati. Ed io ti ricorderò sempre come uno dei più grandi personaggi della mia città».

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