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Botte e violenza sessuale:
maxi condanna per un badante

JESI - L'imputato, 30enne tunisino, era stato assunto dalla madre di un ragazzo gravemente malato per badare a lui. In casa sarebbero avvenuti i soprusi, costati una pena di otto anni e dieci mesi di reclusione
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Il tribunale di Ancona

 

Otto anni, dieci mesi di reclusione e l’espulsione dall’Italia una volta espiata la pena. E’ questa la batosta inflitta dal collegio penale a un tunisino di 30 anni, arrestato il 21 maggio del 2020 dopo la denuncia di una 64enne fatta ai carabinieri di Jesi. La donna aveva raccontato di essere stata picchiata e aggredita in casa dall’uomo che aveva assunto come badante del figlio, gravemente malato. La vittima si è costituita parte civile con l’avvocato Nicoletta Cardinali e ha testimoniato nel corso del processo, apertosi per violenza sessuale, lesioni personali e violenza privata. Gli abusi sarebbero avvenuti al termine di un litigio legato a motivi economici. Secondo quanto rappresentato in udienza, il 30enne aveva preteso dei soldi della donna: una sorta di anticipo rispetto alla somma pattuita al momento dell’assunzione. Una parte dello stipendio era già stata versata. La donna ha raccontato che il 30enne le aveva sbattuto la testa contro il muro per poi abusare di lei. Era finita al pronto soccorso, dove erano state trovate ecchimosi sul corpo, lesioni all’anca e alla spalla. La difesa, nel corso della discussione, ha rigettato le accuse, sostenendo la scarsa compatibilità tra le lesioni riportate e la violenza sessuale e rimarcando su un fatto: all’atto dei presunti abusi la donna non avrebbe urlato. In sostanza, nessun vicino si sarebbe accorto che in casa si stava consumando il sopruso.

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