Sperone roccioso di Genga,
count down per l’esplosione:
case evacuate, strade chiuse

GENGA - Domenica prossima l'avvio del procedimento di 'demolizione controllata' del masso, ritenuto 'pericolante' dall'amministrazione gengarina. Il Tar Marche rinvia la discussione della sospensiva chiesta dalla ditta ricorrente e fissa l'udienza di merito per il prossimo 14 giugno
La planimetria della zona rossa che sarà evacuata per la demolizione del masso id Pontechiaradovo di Genga

La planimetria della zona rossa che sarà evacuata per la demolizione del masso di Pontechiaradovo di Genga

 

lo sperone per cui è prevista la demolizione controllata

Lo sperone per cui è prevista la demolizione controllata

 

di Sara Bonfili

E’ ufficiale, verrà demolito attraverso una procedura cosiddetta controllata l’ormai famoso masso di Pontechiaradovo.  Il 22 aprile “lo sperone roccioso pericolante in località Pontechiaradovo”, come viene definito nella determina del 27 febbraio di aggiudicazione provvisoria del lavoro da parte del Comune, verrà fatto brillare. Così è stato concordato nel più recente tavolo con Prefettura di Ancona, incontro che prevedeva una specifica ordinanza sindacale per il giorno dei lavori. Ordinanza che è infatti appena stata pubblicata e che non solo prevede per i lavori di demolizione la data del 22 aprile, ma che indica tutte le misure di sicurezza, di delimitazione dell’area, di interdizione della strada comunale, negli orari della deflagrazione controllata. Verrà delimitata l’area specifica, riportata in una planimetria in cui è vietato l’accesso dalle 6 alle 18 e le cui abitazioni dovranno essere abbandonate entro le 8; chiusa la strada Falcioni-Pontechiaradovo; allestita una zona di accoglienza a Genga Stazione per chi, abbandonata la residenza, non trovasse soggiorno altrove.

Era stato avviato l’iter da tempo, poiché questo masso di roccia rossa aggettante sulle frazioni di Palombare e Mogiano sulla ferrovia Roma-Ancona, sulla Ss 76 è stato giudicato “pericoloso” o “pericolante” dall’amministazione gengarina in seguito a specifici controlli fatti fare da uno studio geologico. Ciò in seguito a una segnalazione delle ferrovie sul possibile pericolo dovuto alle scosse del sisma del 2016, come ci aveva raccontato il primo cittadino di Genga Giuseppe Medardoni. L’iter era stato tortuoso, rallentato in seguito alla protesta di un nutrito gruppo di associazioni ambientaliste, che si è opposto alla procedura di demolizione controllata. Poi il ricorso al Tar della ditta lombarda contro la ditta vincitrice del bando pubblico, ditta ricorrente che pur non avendo partecipato al bando ha ricorso ritenendo che il Comune di Genga non abbia agito con correttezza nell’affidamento a una ditta di Genova. L’11 aprile non è stata discussa l’istanza cautelare con la sospensiva degli atti, richiesta con il ricorso al Tar dalla ditta lombarda che ha avviato il contenzioso contro il Comune. I giudici amministrativi hanno infatti rinviato la camera di consiglio.

L’avvocato Maurizio Miranda, legale di fiducia del Comune ribadisce che “sussiste l’infondatezza del ricorso, e l’assenza di un danno grave da parte della ditta ricorrente. Poi va valutato il maggiore danno che l’amministrazione avrebbe dalla sospensione del provvedimento, data la situazione di pericolosità e data anche l’instabilità che potrebbe essere maggiore in seguito alle ultime scosse di terremoto di media entità. Quindi la ditta incaricata dei lavori, per cui già è stata fatta l’aggiudicazione, va avanti”. “Probabilmente – commenta ancora –  il ricorrente non ha valutato le misure per lavori di questo genere che rispondono alle normative specifiche del terremoto che consentono delle deroghe alle tempistiche, che erano alcuni degli argomenti portati nel ricorso”. E quindi, secondo l’avvocato Miranda, poche sarebbero le possibilità della ricorrente, il che dimostrerebbe la sua rinuncia alla sospensiva.

Certo, l’amministrazione potrebbe attendere il giudizio di merito fissato per il prossimo 14 giugno per far brillare il masso, a rischio però di un danno per la ditta aggiudicataria dei lavori di messa in sicurezza del masso e dell’area, il cui cantiere è già in piedi, e per l’amministrazione, che ha più volte ribadito l’urgenza per l’incolumità pubblica dell’intervento a Pontechiaradovo, forte degli studi geologici, della conferenza dei servizi del 23 gennaio 2018, degli incontri in Prefettura, in cui alla fine, tutti i partecipanti si erano trovati d’accordo. Urgenza e improrogabilità contestabile da parte di chi, come le associazioni ambientaliste, si era espresso contro la demolizione del masso, ma anche da parte di molti cittadini che si dimostrano preoccupati per i lavori. La possibilità che all’amministrazione gengarina venga dato torto, infine, potrebbe coincidere con una richiesta di carattere risarcitorio da parte della ditta che ha ricorso al Tar. Certo, quando i lavori saranno finiti da un pezzo.

 

Demolizione controllata del masso: una ditta fa ricorso al Tar e chiede di annullare la gara

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