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Chiusura Carrefour di Camerano,
sciopero e presidio in Regione:
«Dateci un futuro»

ANCONA – Sono 89 i lavoratori che, dal 31 marzo, si ritroveranno senza lavoro. Palazzo Raffaello ha dato disponibilità per la ricerca di un ammortizzatore sociale di 12 mesi, ma sindacati e dipendenti chiedono certezze. Sul tavolo c'è l'ipotesi trasferimenti, ma per molti sarebbe impraticabile

Il presidio in Regione

di Martina Marinangeli

L’annuncio è arrivato, come un fulmine a ciel sereno, lo scorso 1 marzo: a fine mese, caleranno le saracinesche sul Carrefour di Camerano. Così, da un giorno all’altro, gli 89 dipendenti – più l’indotto legato alle pulizie ed alla sicurezza – si sono ritrovati senza certezze né prospettive. Non ci sono vendite ad altri soggetti all’orizzonte e l’ipotesi prospettata dei trasferimenti in sedi di altre regioni per molti non è praticabile. La platea è composta da 73 donne e 16 uomini e l’età media dei lavoratori è intorno ai 50 anni, cosa che rende difficile la ricollocazione nel mondo del lavoro. Una situazione critica che ha spinto i lavoratori ad incrociare le braccia, oggi, per 8 ore di sciopero, mentre una delegazione di rappresentanti si è riunita in presidio di fronte a Palazzo Leopardi. I rappresentanti sindacali hanno incontrato l’assessore regionale al Lavoro Stefano Aguzzi – che prima di iniziare, rivolgendosi ai lavoratori in presidio, ha ammesso «la situazione la vedo brutta» –, la sindaca di Camerano Annalisa Del Bello, ed alcuni esponenti della proprietà. A confronto già avviato, sono stati raggiunti anche dal governatore Francesco Acquaroli e dall’assessore alle Attività produttive Mirco Carloni. «A fronte di 18 anni di attività – il commento del presidente alla fine del tavolo – faccio un ultimo appello alla proprietà a nome della comunità marchigiana al fine di riconsiderare la decisione presa di abbandonare non solo un luogo, ma una comunità con cui si è sempre interfacciata positivamente,  in un momento già così difficile a causa della pandemia. Non comprendiamo la logica di questa scelta in un momento in cui, nonostante tutti i numeri siano stravolti, questo settore soffre meno di altri». Tra gli 89 che rischiano il lavoro, anche Leonardo e Roberta, marito e moglie rispettivamente di 48 e 42 anni. Una famiglia che si vedrebbe così azzerare da un giorno all’altro il reddito: «abbiamo tre figli, un mutuo, le spese – racconta Leonardo –. Mia moglie ed io lavoravamo là dal 2003, cioè dall’apertura. Ci hanno sempre detto che stava andando tutto bene, poi la mattina del 1 marzo, quando ci hanno comunicato la chiusura, ci si è gelato il sangue. In quest’anno, abbiamo anche rischiato la salute, stando a contatto con quasi 3mila persone al giorno». La Regione si è impegnata «a concordare con la proprietà un piano di politiche attive – spiega Aguzzi –. Sono necessari almeno 12 mesi di cassa integrazione in deroga per consentire a queste persone di riprogrammare con un minimo di serenità la propria vita lavorativa. Ci metteremo da subito al lavoro per la ricerca di una soluzione più complessiva di riutilizzo con ricollocamento dei dipendenti di quel sito commerciale in cui ci sono anche altri negozi che potrebbero risentire della chiusura di Carrefour». La proprietà del gruppo si è detta pronta a collaborare. Il tavolo verrà aggiornato appena ci saranno notizie dal Ministero. Ma i sindacati restano in allerta: «si deve tornare a parlare seriamente di cessione del punto vendita- sottolinea Selena Soleggiati, segretaria Fist Cisl Marche –. Il nostro obiettivo è salvare l’occupazione ed il sito produttivo, che le Marche non possono permettersi di perdere. Abbiamo chiesto che questo tavolo non si chiuda qua». Sulla stessa linea l’intervento di Carlo Cotichelli, segretario Filcams Cgil, che ha posto l’accento sul fatto che «rischiamo di passare dal tavolo di crisi del Carrefour al tavolo di crisi dell’intero centro commerciale che lo ospita. Il tema non è tanto l’ammortizzatore sociale per 12 mesi, ma usare questo tempo per trovare ricollocazioni all’interno di quei 9mila metri quadrati». Fabrzio Bontà, segretario UilTucs ha infine ricordato come «la provincia di Ancona abbia già pagato un prezzo altissimo in termini di perdite di posti di lavoro: tra Conad e Carrefour, parliamo di 273 persone».

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