
Maria Luisa D’Ambrosio a lavoro
«Ah, una donna?». È lo stupore che Maria Luisa D’Ambrosio avverte (sia con intonazione positiva che – purtroppo e spesso – negativa) quando arriva nelle case per la manutenzione di un contatore della luce. E finché esisterà questa reazione nel vedere che una donna svolge un lavoro ritenuto maschile allora la Giornata internazionale dell’8 marzo dovrà continuare a porsi nuovi obiettivi per raggiungere l’empowerment femminile.
Sì, perché Maria Luisa, 23 anni, non si è fatta di questi problemi e non ha badato a distinzioni quando ha deciso di formarsi per svolgere lo stesso lavoro di suo fratello Juan Pablo. È così che è diventata manutentore di tralicci, installatore e collaudatore di apparati elettrici e ora lavora per una ditta che si occupa di installazione e manutenzione di contatori della luce. «Mi occupo della sostituzione dei contatori – racconta – ma dalla prossima estate inizierò a salire sui pali per i lavori in quota». Una strada non facile quella percorsa dalla giovane di Belforte del Chienti, in un settore dove le donne sul campo sono poche, se non totalmente assenti. Allora riavvolgiamo il nastro e cominciamo dal principio.

«La curiosità per questo impiego mi è venuta vedendo mio fratello – dice -. Credo che svolgere una occupazione che ti permette di stare all’aria aperta, mai rinchiusi in un ufficio, incontrare gente e non svolgere sempre le stesse mansioni sia un valore aggiunto. Così ho voluto provare». Un diploma all’Istituto alberghiero e un lavoro come cameriera hanno dunque lasciato spazio a un sogno da inseguire, appoggiata – dopo un breve scetticismo iniziale – anche dalla sua famiglia e dal suo fidanzato: «Ho iniziato un corso teorico-pratico a cui potevano iscriversi partecipanti da tutta Italia – dice la giovane -. Io ero l’unica donna per quel tipo di mansione e anche i docenti erano stupiti nel vedermi tra i banchi». Ma le soddisfazioni non sono mancate: «Mi sono impegnata dimostrando che quel lavoro mi interessava davvero e non ho guardato ai pregiudizi, anche se inevitabilmente ci sono stati. Però credo di aver dimostrato con i fatti che la volontà e l’impegno contano più delle idee e delle parole. Addirittura, durante una prova pratica per salire su un traliccio, alcuni ragazzi avevano timore ad arrampicarsi e il prof mi ha chiamata per fare la dimostrazione».

Durante le prove pratiche del corso di formazione
Esame superato, e subito è arrivato il contratto: «Questa è la soddisfazione più grande – confida la 23enne -. Perché se tra gli utenti vedo ancora stupore e scetticismo di fronte a una donna che svolge questo lavoro, il vero sostegno l’ho trovato in azienda. Ho un rapporto bellissimo con i colleghi che mi sostengono e mi considerano una di loro. Anche il mio capo crede molto in me e nelle mie potenzialità, è per questo che dai prossimi mesi mi inserirà nel lavoro di squadra: il settore che io stessa preferirei seguire».
Allora, forse, è proprio così che si costruisce il cambiamento: con l’esempio, con chi sceglie oltre i pregiudizi, con chi non fa distinzioni e dimostra con le proprie capacità che le differenze sono solo nei pensieri di chi non guarda oltre.
Forse, chi oggi si stupisce nel vedere una donna arrivare con la cassetta degli attrezzi e sostituire un contatore, con la precisione che solo chi ama il proprio lavoro può vantare, la prossima volta non ci farà caso e non si preoccuperà di domandarle se serve qualcuno che le dia una mano.
(redazione CM)

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