Cabernardi, la miniera che parla ancora:
Capodanno tra memoria e resistenza

SASSOFERRATO - Il primo gennaio visita guidata con lo storico Ardenio Ottaviani nel Parco Archeominerario: dalle origini ottocentesche alla protesta dei “Sepolti vivi”, una storia marchigiana che ha commosso l’Italia intera

 

Cabernardi e la sua miniera: il primo gennaio il racconto dello storico Ardenio Ottaviani. Nell’entroterra marchigiano esiste un luogo che continua a parlare con forza di lavoro, resistenza e memoria collettiva. La miniera di zolfo di Cabernardi, a pochi chilometri dal centro di Sassoferrato, per decenni è stata il più grande centro minerario d’Europa e oggi l’unico Parco Archeominerario a livello regionale. Custodisce una storia straordinaria che il primo gennaio verrà raccontata straordinariamente attraverso la visita guidata e il racconto del professor Ottaviani.

L’apertura del Parco Archeominerario di Cabernardi nella giornata di Capodanno, ormai diventata tradizione, non è solo un appuntamento culturale, ma un vero e proprio viaggio nella storia marchigiana, promossa dalla cooperativa Happennines che gestisce il luogo con aperture e visite durante tutto l’anno. Il professor Ottaviani, membro dell’associazione culturale La Miniera Odv, accompagnerà i visitatori tra architetture industriali, gallerie e manufatti che ancora oggi restituiscono l’eco delle voci dei minatori e dello spirito comunitario che ha segnato questo territorio.

La storia della miniera affonda le radici nella seconda metà dell’Ottocento. La scoperta del giacimento, secondo una leggenda locale, avviene quando un contadino notò che i suoi animali si rifiutavano di bere da una pozza d’acqua dall’odore pungente. Da lì a poco iniziò l’estrazione dello zolfo, che trasformò profondamente l’economia dell’intera area: per quasi un secolo la miniera rappresentò lavoro, reddito e un benessere diffuso, un vero boom economico ante litteram per l’entroterra anconetano. Nel 1917, dopo anni di lavoro con gestioni più piccole, la Miniera venne ceduta alla Montecatini Società Generale per l’Industria Mineraria. Nel 1938 si arrivò all’apice dell’estrazione del minerale. In quegli anni Cabernardi si ampliò arrivando a contare circa 3000 abitanti, 17 negozi e servizi di una cittadina autonoma.

Fino a quando nel 1952 la crisi esplose: l’annuncio di 860 licenziamenti scatenò una delle più importanti proteste operaie del dopoguerra. Il 28 maggio di quell’anno circa 400 minatori occuparono la miniera rimanendo per quaranta giorni nel sottosuolo, a oltre 500 metri di profondità. Fu un gesto di resistenza che coinvolse l’intera comunità: popolazione, autorità civili e religiose si strinsero attorno ai lavoratori. Quella vicenda, destinata a entrare nella storia del movimento operaio italiano, attirò l’attenzione di intellettuali e narratori. Gianni Rodari, allora giovane reporter, raccontò la protesta sui giornali nazionali e ribattezzò i minatori “I Sepolti Vivi”, un’espressione divenuta poi simbolo. Anche Gillo Pontecorvo contribuì a fissare quella memoria nel documentario Pane e zolfo, offrendo una fotografia potente delle condizioni di lavoro e della dignità di quei piccoli centri minerari. La lotta non bastò a fermare il declino. La miniera chiuse definitivamente nel 1959, lasciando dietro di sé una ferita sociale profonda e una grande ondata di emigrazione.

Oggi quella storia riaffiora tra le architetture recuperate: il pozzo Donegani, i calcaroni, i forni Gill, la galleria di servizio e il piano inclinato raccontano ancora la fatica e l’ingegno di generazioni di lavoratori. Dal 2015, grazie a un importante intervento di recupero Cabernardi ha la sua miniera aperta alle visite turistiche. La visita guidata (alle 17) dallo storico Ottaviani del primo gennaio sarà dunque molto più di una passeggiata tra le testimonianze dell’archeologia industriale: sarà l’occasione per riscoprire come, nelle Marche, una storia locale abbia saputo parlare al Paese intero, intrecciando nomi come Rodari e Pontecorvo alle vicende quotidiane dei minatori. Una storia che continua a trasparire dalle pietre, dai paesaggi e dalle memorie di chi, ancora oggi, la custodisce. Info al numero 3337300890. Prenotazione obbligatoria su www.sassoferratoturismo.it/parco-archeominerario-di- cabernardi/

(m. s.)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page




X