Un gestore unico per il servizio idrico,
i comitati scrivono ai sindaci:
«Prendere Cuneo come modello»

ACQUA - Il Coordinamento marchigiano dei movimenti per l’acqua bene comune ha inviato una lettera a tutti i primi cittadini dell'Ato 3 per spingere verso la direzione della fusione di tutte le società attualmente in essere: «Si contatti Luca Geninatti Satè, che ha strutturato l'iter piemontese che ha portato all'unione di otto società e 250 Comuni»

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A destra, Massimo Rossi (Coordinamento marchigiano dei movimenti per l’acqua bene comune)

«I sindaci si assumano le proprie responsabilità e arrivino finalmente alla costituzione di un vero gestore unico del servizio idrico». Il Coordinamento marchigiano dei movimenti per l’acqua bene comune non molla la presa e ha inviato una lettera a tutti i sindaci dei Comuni dell’Ato3 in vista della nuova ripartenza per l’iter per la gestione unitaria dell’acqua, dopo il naufragio del tentativo precedente bocciato dalla Corte dei Conti prima di Natale.

«Si intraprenda senza ulteriori indugi il percorso di unificazione della gestione previsto dalla legge e suggerito dal buon senso – scrive il coordinamento nella missiva – la sonora bocciatura da parte della Sezione di controllo della Corte dei Conti e dell’Agcm della soluzione organizzativa proposta e costruita dai vertici delle stesse società insieme ai loro consulenti sta a dimostrare che la proclamata volontà di tutti i sindaci di salvaguardare la gestione pubblica dell’acqua ed i lavoratori attualmente addetti al servizio idrico è incompatibile con la contestuale volontà autoconservativa delle società operative multiservizi esistenti. Proprio quest’ultimo obiettivo ha infatti minato la possibilità di fondere realmente le strutture attualmente operanti per dar vita ad un vero gestore unico del servizio. Una società dotata di funzioni strategiche ed operative reali, che come avviene negli altri ambiti della regione, una volta a regime, sarebbe certamente all’altezza di affrontare adeguatamente le sfide che la crisi idrica ci impone in termini di investimenti e capacità operative. E’ del tutto evidente che ciò, oltre che rispondere coerentemente ai principi normativi vigenti, tutelerebbe molto meglio l’utenza e darebbe certamente maggiori prospettive di sviluppo occupazionale».

Si tratta quindi, secondo il coordinamento, «di spazzare il campo dall’arroccamento sulle proprie posizioni dei vertici delle attuali società e dalle logiche di bottega dei sindaci dei Comuni capofila che hanno determinato l’attuale disastro. Pensare di affidarsi ulteriormente ai vertici delle citate società operative ed ai loro consulenti sarebbe imperdonabile. Ciò anche perché i legittimi proprietari delle società in questione sono i Comuni e la responsabilità delle scelte è pertanto in capo ad essi; non certo sui vertici di tali aziende, per loro natura privi di autonomia strategica. In secondo luogo: laddove, anziché procedere alla costituzione di una nuova società “di primo livello”, si ritenesse di riproporre l’ipotesi di una società consortile, è del tutto evidente comunque che la stessa non potrebbe configurarsi, come si è tentato nell’operazione appena naufragata, in un mero e ridondante strumento di coordinamento tra le società multiservizi esistenti, ma dovrebbe essere il prodotto dalla fusione dei rami idrici delle attuali società. Una soluzione peraltro indicata sin dall’origine dal consulente dell’Ato3  Maurizio Boifava, simile a quella attuata con successo nell’Ambito territoriale di Cuneo. Tra quest’ultima ipotesi, che ha portato a confluire in un’unica società consortile i rami idrici di ben otto società operanti nella bellezza di 250 Comuni piemontesi (vagliata positivamente anche nelle sedi giudiziarie), e quella assemblata maldestramente dai consulenti delle società locali, c’è infatti un’abissale differenza, riscontrabile dalla lettura dei relativi statuti, regolamenti e patti parasociali».

Nell’indicare il caso Cuneo come un esempio virtuoso, il coordinamento suggerisce di contattare proprio l’artefice di quel percorso: l’avvocato Luca Geninatti Satè, professore ordinario di Istituzioni di diritto pubblico dell’Università del Piemonte Orientale. «Un’ipotesi, questa, dettata da esclusive ragioni di buon senso, ma non sondata direttamente da parte nostra per ovvie ragioni di opportunità e di osservanza dei rispettivi ruoli – si conclude la lettera – nell’auspicio di aver contribuito con le considerazioni espresse nella presente al raggiungimento dell’obiettivo di evitare che l’acqua, fondamentale bene comune dell’umanità, possa passare nelle mani di operatori privati trasformandosi in una merce con cui “estrarre” risorse dalle comunità locali da portare in borsa».

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