Difesa personale: porti d’arma non rinnovati
La decisione del nuovo prefetto di Ancona
Destinatari industriali, magistrati, poliziotti

ANCONA - Il mancato rinnovo ha scatenato malumore tra i diretti interessati ma uno solo - un ex questore - ha fatto ricorso alle vie legali e ha ottenuto dal Consiglio di Stato la sospensiva dell’atto

Il prefetto di Ancona, Maurizio Valiante

“Mettete dei fiori nei vostri cannoni”. Non è esattamente questa la ragione del mancato rinnovo dei porti d’arma per difesa personale giunti a scadenza in questi ultimi mesi e che il nuovo prefetto di Ancona ha appunto tolto di mezzo, diversamente da quanto fatto dai suoi predecessori visto che alcuni di questi oramai ex titolari di porto d’arma (oltre quaranta) erano autorizzati da parecchi anni.
Cosa abbia ispirato la decisione del prefetto di Ancona non è dato sapere ufficialmente, probabilmente il reputato venir meno delle condizioni per le quali si concede la possibilità di detenere un’arma per difesa personale.

Nel novero dei “bocciati” ci sono importanti esponenti dell’imprenditoria anconetana, delle forze dell’ordine, della magistratura, delle professioni: tutte persone che in carriera magari hanno avuto modo di entrare in contrasto con la criminalità o hanno subìto minacce o ancora percepiscono una situazione di pericolo.
Tutte situazioni che però ora la prefettura di Ancona, e in particolare l’attuale prefetto, non reputa più attuali e dunque lo stop generale. Il mancato rinnovo ha scatenato, come dire, qualche malumore tra i diretti interessati ma uno solo – un ex questore- ha fatto ricorso alle vie legali e ha ottenuto dal Consiglio di Stato la sospensiva dell’atto di diniego in attesa della sentenza di merito.
La sicurezza prima di tutto, ricorda ad ogni occasione il governo di centrodestra ed evidentemente la “cancellazione” dei porti d’arma per difesa personale risponde anche a questa esigenza.

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