(foto dell’Università Politecnica delle Marche)
È davvero la Basilica descritta da Vitruvio nel De Architectura, come annunciato ieri dal governatore delle Marche, Francesco Acquaroli, quella emersa dagli scavi di piazza Andrea Costa a Fano: l’unico edificio attribuibile con certezza all’architetto romano. Oggi arriva la conferma anche dal mondo accademico, con l’Università Politecnica delle Marche.
Una scoperta di eccezionale rilievo che rappresenta non solo un evento archeologico atteso da secoli, ma anche il punto di arrivo di un lungo e rigoroso percorso di ricerca scientifica.
«Le strutture monumentali rinvenute, colonne e murature di eccezionale imponenza – si legge in una nota dell’Università Politecnica delle Marche – restituiscono l’immagine di un complesso pubblico di primaria importanza e confermano ipotesi elaborate nel tempo grazie a studi interdisciplinari, modelli interpretativi e strumenti di analisi avanzati. Il risultato è frutto di un percorso lungo e condiviso che ha visto il lavoro congiunto del Centro Studi Vitruviani, della Soprintendenza ABAP di Ancona–Pesaro Urbino, del Comune di Fano, della Regione Marche e del Ministero della Cultura, ufficializzato nella conferenza stampa in cui il Ministro Alessandro Giuli ha sottolineato come la storia dell’archeologia e della ricerca venga oggi divisa in un prima e un dopo la scoperta della Basilica di Vitruvio».
Un contributo fondamentale è stato riconosciuto agli studi scientifici condotti dall’Università Politecnica delle Marche e dall’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo. Tra gli studiosi coinvolti, il professor Paolo Clini, docente dell’Università Politecnica delle Marche, con il gruppo di ricerca Distori Heritage, ha contribuito in modo determinante alla costruzione e al consolidamento delle ipotesi interpretative, sviluppando per anni strumenti di analisi e modelli che già nel 2013 individuavano in quest’area la possibile collocazione della Basilica vitruviana. Un lavoro portato avanti con continuità e rigore, spesso in controtendenza rispetto a letture consolidate.
«Siamo orgogliosi di aver contribuito a un risultato che segna una svolta nella conoscenza dell’architettura antica – afferma il rettore dell’Università Politecnica delle Marche, Enrico Quagliarini –. Questa scoperta dimostra quanto la ricerca richieda tempo, tenacia e la capacità di sostenere visioni scientifiche anche quando non sono immediatamente condivise. I risultati più significativi maturano spesso nel lungo periodo: credere nella ricerca e sostenerla con continuità è la condizione essenziale per raggiungere traguardi di questa portata».
«Questo risultato – afferma il professor Paolo Clini – dà valore a una vita di ricerca. È il frutto di oltre trent’anni di lavoro condotto con un gruppo straordinario, fatto di competenze, passione e tecnologia. Abbiamo rilevato, disegnato, digitalizzato, costruendo nel tempo una base scientifica solida. La ricerca non segue i tempi del consenso immediato: richiede convinzione, pazienza e la forza di credere profondamente in una visione. Oggi quella visione trova conferma negli scavi archeologici».
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