Pubblicato l’esito del bando per la selezione di progetti di restauro e valorizzazione dei “luoghi del cuore” Fai più votati: dei 20 finalisti, 18 riguardano aree interne e periferie urbane e due sono marchigiani. Nelle Marche saranno sostenuti progetti a favore del borgo di Nidastore, ad Arcevia, e della Chiesa e chiostro di Sant’Angelo Magno, ad Ascoli Piceno. I progetti selezionati, candidati da “luoghi del cuore” che al censimento hanno raggiunto la soglia minima di 2.500 voti, portano alla ribalta un patrimonio inedito, sconosciuto ai più: beni lontani dalle solite mete del turismo, spesso trascurati, chiusi e abbandonati, che meritano un altro destino, e anche una visita: dall’Eremo della Quisquina, immerso nell’entroterra agrigentino, in una foresta di querce secolari sui Monti Sicani, all’Asilo Sant’Elia, capolavoro dell’architettura moderna progettato nel 1937 da Giuseppe Terragni nell’allora quartiere operaio di Como; dal borgo di Nidastore, il più settentrionale dei castelli di Arcevia, al piccolo Museo Filippa di Rimella, paese di poco più di 140 abitanti in Alta Valsesia, con una curiosa collezione di oggetti che in passato hanno raccontato il mondo ai valligiani.
«Il bando – ricorda in un comunicato il Fai – è rimasto aperto oltre tre mesi per permettere ai proponenti di sviluppare i progetti, e magari far crescere nuove competenze: per la prima volta nella storia de “I Luoghi del Cuore” i candidati hanno potuto frequentare due webinar di formazione, tenuti da architetti e storici dell’arte del Fai, dedicati alla messa a punto dei progetti di restauro e di valorizzazione culturale, a partire dall’esperienza della Fondazione nei suoi Beni. Un’iniziativa che si è rivelata utile, che nasce dallo spirito educativo del Fai e che mira a diffondere competenze ed esperienze accumulate nei suoi cinquant’anni di attività con altri operatori del settore e tecnici, magari di piccole realtà associative o istituzioni locali. A prescindere dal numero di voti ottenuti nel censimento – che pur rappresenta uno degli otto parametri di valutazione – i progetti selezionati si distinguono per la qualità dei contenuti, la capacità di attivare le comunità e le potenzialità di impatto a lungo termine sui rispettivi territori, in particolare nelle aree interne». Il prossimo censimento sarà lanciato a maggio 2026.
QUI ARCEVIA – Trentacinquesimo classificato con 11.153 voti al 12esimo censimento, il piccolo borgo di Nidastore ad Arcevia, al confine tra le province di Ancona e di Pesaro-Urbino, è stato il “luogo del cuore” più votato nelle Marche. Fondato probabilmente agli inizi del Duecento, anche se la sua struttura attuale risale ai rifacimenti della seconda metà del ‘400, è il più settentrionale dei nove castelli di Arcevia – piccoli centri fortificati di origine medievale – e, con 17 km di distanza, la più lontana delle sue diciotto frazioni. È un abitato dal tessuto compatto, in parte ancora circondato da mura, che sorge su una collina in un paesaggio rurale pressoché intatto. Fu proprietà del vescovo di Fossombrone fino al XV secolo, quando la popolazione ne uccise il nipote, feudatario del castello. I suoi beni furono rivendicati da Rocca Contrada, nome antico di Arcevia, con cui gli abitanti di Nidastore giunsero a un accordo nel 1460: in cambio di un censo pagato in grano, i beni contesi passarono collettivamente a loro. Nacque in tal modo l’Istituzione Uomini di Nidastore, che ha agito per secoli come equivalente del comune, realizzando tra l’altro la scuola e le strade e portando la linea elettrica. Solo nel 1855 il borgo fu costretto dal prefetto ad assoggettarsi al Comune di Arcevia, ma l’Istituzione, il cui archivio è tutelato dal MIC, è ancora un soggetto giuridico ed è l’ente che ha partecipato al bando del FAI, oltre ad aver promosso la partecipazione al censimento.
Il progetto che verrà sostenuto dal programma “I Luoghi del Cuore” e che risponde a una concreta esigenza del territorio, di cui intende incrementare la conoscenza e la fruizione, oltre a rinsaldare i legami della comunità, riguarda l’avvio del recupero e riuso dell’edificio ottocentesco posto all’ingresso del borgo. Verranno ristrutturati tre ambienti del pianterreno, destinati a tre funzioni specifiche. Saranno creati: uno spazio di aggregazione per gli abitanti, attualmente mancante; un infopoint e punto di partenza di escursioni nelle Valli del Misa e del Nivola, che ha anche l’obiettivo di fare rete con le località vicine, attività potenziata nel corso del 2025, anche su stimolo della partecipazione a “I Luoghi del Cuore” e alle Giornate FAI di Primavera. Lo spazio accoglierà anche l’allestimento di una serie di foto storiche raccolte tra gli abitanti, che mostrano la tradizione contadina del borgo e ospiterà la ricostruzione, con oggetti donati dai residenti, di una cucina degli anni Sessanta, quando cominciò lo spopolamento di Nidastore. Il terzo ambiente sarà destinato a temporary shop per produttori e artigiani locali, per stimolare e valorizzare l’economia di prossimità. Il progetto, del costo totale di 110.000 euro, ottiene un contributo di 40.000 euro da FAI e Intesa Sanpaolo; verrà cofinanziato in gran parte dall’Istituzione Uomini di Nidastore, oltre a una serie di sponsorizzazioni tecniche da parte di imprese e professionisti locali per 10.000 euro.
QUI ASCOLI PICENO – Il grande complesso religioso di Sant’Angelo Magno, uno dei più importanti di Ascoli Piceno, verrà restituito agli ascolani dopo una lunga chiusura. Fondato nell’Alto Medioevo sul colle dell’Annunziata come monastero benedettino femminile, prosperò sin dall’epoca longobarda, quando Ausculum era parte del Ducato di Spoleto: l’Angelo Magno a cui è dedicato è infatti l’Arcangelo Michele, patrono dei longobardi. Luogo di riferimento dell’aristocrazia locale, il monastero fu molto potente grazie alle ricche doti fornite dalle prestigiose famiglie delle monache. Nel 1460 passò agli Olivetani, che vi rimasero fino al 1831 e che arricchirono il complesso, in particolare realizzando importanti lavori a inizio Seicento, momento a cui risale anche il grande chiostro, decorato da 36 lunette con affreschi che narrano la vita di San Benedetto. Dopo un breve soggiorno dei Camaldolesi, il bene passò allo Stato per la soppressione degli Ordini religiosi nel 1861.
Profondamente snaturato dalla trasformazione in ospedale, il complesso, oggi proprietà del Comune di Ascoli Piceno, è stato inoltre gravemente danneggiato e reso in buona parte inagibile dal sisma del 2016 e per tale motivo era già stato votato al censimento “I Luoghi del Cuore” 2018, da 4.724 persone. La visibilità ottenuta lo aveva riportato all’attenzione, contribuendo allo stanziamento di fondi per il recupero della chiesa, attualmente in corso e all’avvio della progettazione del recupero complessivo. La partecipazione al 12° censimento si è concentrata sul chiostro, arrivato al 63° posto nazionale, con 6.996 voti e anche questa attivazione, insieme alla pluriennale sollecitazione del FAI su scala locale, ha favorito l’arrivo dei contributi necessari al recupero e al riuso di tutto il complesso: oltre 13 milioni di euro dal PNRR per completare la trasformazione dell’ex convento in Polo scientifico-tecnologico e culturale. Dopo il trasferimento dell’ospedale, infatti, un’ala del complesso – l’unica rimasta attiva – era stata trasformata in sede universitaria e ospita i corsi di architettura e design dell’Università degli Studi di Camerino, funzione che verrà ampliata, includendo anche alloggi. Una serie di ambienti, inoltre, tornerà a essere sede del Sestiere Piazzarola, che prima del sisma vi svolgeva le proprie attività.
Da FAI e Intesa Sanpaolo un contributo di 10.000 euro, dal valore simbolico, anche a suggello dell’impegno profuso per anni dai volontari del FAI, permetterà il recupero di una delle lunette affrescate del chiostro, la più rilevante sotto il profilo storico-artistico: è una raffigurazione di San Benedetto legata all’ambito dei Crivelli, protagonisti del Rinascimento nelle Marche.
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