
A sinistra il presidente della Corte Luigi Catelli e a destra il procuratore generale della Corte d’appello di Ancona Roberto Rossi durante la conferenza stampa
La giustizia minorile nelle Marche è a un passo dal baratro, con un ufficio inquirente ridotto all’osso che deve fronteggiare un carico di lavoro immenso e una criminalità giovanile in crescita costante.
A lanciare l’allarme sono il procuratore generale della Corte d’appello di Ancona Roberto Rossi e il presidente della Corte Luigi Catelli, che denunciano una situazione «sempre sull’orlo della paralisi» per la Procura per i minorenni dorica.
Nonostante la competenza distrettuale su tutta la regione, l’ufficio può contare attualmente solo su una procuratrice, che ha persino posticipato il pensionamento per evitare il blocco totale, e un sostituto procuratore applicato temporaneamente dalla Procura ordinaria di Pesaro. Questa esigua squadra deve gestire ben 800 procedimenti penali per minori e intervenire in oltre 2mila procedimenti per situazioni di pregiudizio, un carico che rende vulnerabile l’intero sistema anche solo per una banale influenza che, come sottolineato dal Pg Rossi, basterebbe a mandare in crisi l’ufficio.

A sinistra il presidente della Corte Luigi Catelli e a destra il procuratore generale della Corte d’appello di Ancona Roberto Rossi
Le richieste di potenziamento organico sono state tuttavia respinte dal Ministero della Giustizia, mentre dal Csm manca ancora la pubblicazione di una «pianta flessibile di magistrati» utile a fronteggiare l’emergenza.
Il quadro è aggravato da dati statistici allarmanti: nell’ultimo anno i delitti contro la libertà individuale sono cresciuti del 20%, le rapine del 22% e la violenza di genere del 22%, con un picco del 58% per i casi di pedofilia e pedopornografia.
Secondo il magistrato, si tratta spesso di ragazzi nati e cresciuti in Italia ma non integrati, provenienti da contesti familiari fragili dove la violenza viene percepita come unico strumento di affermazione sociale. Il ricorso alle armi da taglio è frequente, come dimostra il caso limite di un giovane sorpreso con un coltello persino all’ingresso del tribunale durante un’udienza per la messa alla prova.
Questa criticità strutturale non incide solo sulla gestione dei reati attuali, ma compromette la funzione preventiva della giustizia minorile, con il rischio concreto che il disagio di oggi si trasformi in una carriera criminale definitiva in età adulta senza alcuna possibilità di integrazione.
al. big.
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