Mancano le barelle al pronto soccorso:
ambulanza “bloccata” 8 ore,
l’allarme dell’Anpas

ANCONA - Il caso di una paziente di 88 anni riaccende la polemica dopo quanto avvenuto a Senigallia. Il presidente regionale Andrea Sbaffo: «Strutture temporanee subito, come durante il Covid, o il sistema salta»

Andrea Sbaffo Presidente Regionale Anpas

di Alberto Bignami

E’ ancora emergenza barelle negli ospedali.
Dopo il caso emblematico di Franco, il paziente oncologico venuto a mancare pochi giorni fa, costretto a stendersi sul pavimento del pronto soccorso di Senigallia in attesa di essere visitato, altre ambulanze rimangono “bloccate” perché non riescono a “scaricare” il paziente che viene trasportato a bordo del mezzo di soccorso.
L’ultimo episodio, in ordine di tempo, è quello avvenuto questa notte quando un mezzo della Croce Gialla di Camerano è rimasto “fermo” per circa 8 ore al pronto soccorso dell’ospedale di Torrette, ad Ancona, a causa appunto della mancanza di barelle disponibili per poter lasciare la paziente e riprendere l’operatività.
A denunciarlo è Andrea Sbaffo, presidente di Anpas Marche, che parla di un episodio «emblematico di un sistema in forte sofferenza».
L’episodio risale dunque alla notte appena trascorsa quando, alle 23:50, l’ambulanza di Camerano è arrivata al pronto soccorso con una paziente di 88 anni, classificata come codice verde. La donna non è però potuta scendere dalla barella perché all’interno dell’ospedale non ce n’erano di disponibili. Di conseguenza, i volontari e il mezzo di soccorso sono rimasti fermi fino alle 7:50, quando è arrivato il cambio turno. Solo successivamente la paziente è stata trasferita all’Inrca.
Nel frattempo, un’ampia porzione del territorio della zona sud di Ancona e di Camerano è rimasta scoperta, costringendo il sistema di emergenza a fare affidamento su ambulanze provenienti da altri territori, che avrebbero avuto tempi di intervento inevitabilmente più lunghi.

Ambulanze al pronto soccorso di Torrette

Secondo Sbaffo, il problema nasce a monte.
«C’è una difficoltà con la medicina del territorio – spiega – che alcune volte non riesce a dare risposte. Il paziente, o perché non si sente sicuro o perché inviato dal medico, finisce al pronto soccorso. Da lì si attiva tutta la catena dell’emergenza». Una catena che però si inceppa nei pronto soccorso, sempre più affollati e con un numero di posti letto ridotto.
«L’osservazione breve del pronto soccorso ha un numero limitato di barelle – ricorda Sbaffo – e tutto poi si blocca. Il risultato, di conseguenza, è che l’ambulanza resta ferma dentro al pronto soccorso perché non c’è dove collocare il paziente».
Poi, spiega Sbaffo, «può capitare che in un ospedale manchino le barelle mentre in un altro siano disponibili. Serve forse un raccordo molto più stretto tra le strutture dei pronto soccorso e la centrale operativa dato che poi l’azienda ospedaliera di Torrette è una cosa, e il 118 è di un’altra azienda».

Ambulanze al pronto soccorso di Torrette

Le conseguenze non riguardano solo i pazienti, costretti a rimanere anche dieci ore su una barella, ma a catena l’intero sistema di emergenza.
«Se in un pronto soccorso ci sono quattro o cinque ambulanze ferme – avverte – cosa succede in caso di una maxi emergenza? Dove troviamo i mezzi per intervenire? Ricordiamo – aggiunge – il caso della Bocciofila a Casenuove di Osimo o la tragedia della Lanterna Azzurra a Corinaldo».
A rischio, da non sottovalutare affatto, c’è pure il mondo del volontariato. «I volontari sono la spina dorsale del sistema – conclude Sbaffo – ma passare un’intera notte fermi in un pronto soccorso genera frustrazione e senso di impotenza. Se mandiamo in crisi il volontariato, è finita».
Da qui l’appello ad adottare soluzioni tampone in attesa di riforme strutturali, come l’apertura delle Case della Comunità: reparti temporanei, spazi dedicati o strutture emergenziali sul modello di quelle attivate durante il Covid. «Serve un metodo condiviso e un coordinamento più efficace tra pronto soccorso e 118 – conclude – per evitare che ci siano barelle da una parte e pazienti bloccati dall’altra».

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