Baby gang messa alle strette:
le vittime parlano e fanno i nomi

SENIGALLIA - Tanti gli episodi. Un esercente: «Qualche giorno fa un ragazzino stava aspettando il nonno per tornare a casa e il gruppetto si è avvicinato per minacciarlo ma è finita lì. E’ diventata una piaga perché la gente che vorrebbe portare i bambini in piazza non ci va più, la evitano»

Piazza Garibaldi

E’ crollato il muro di omertà dietro al quale i giovanissimi teppisti si sono finora nascosti, certi che nessuna delle loro vittime avrebbe parlato per la paura di ripercussioni. Alcuni l’hanno fatto direttamente, confidandosi con i genitori. Altri sono stati messe alle strette. Padri e madri hanno iniziato a fare domande, trovando conferme nelle loro risposte. Famiglie e residenti chiamano in Commissariato per chiedere un appuntamento, altri si presentano di persona. Vogliono raccontare. Hanno accolto l’appello della mamma che ieri ha salvato il figlio dalla banda di piccoli delinquenti, che gli aveva promesso di gonfiarlo di botte all’uscita da scuola. Aveva chiesto di pretendere la sicurezza per tutti i bravi ragazzi come il suo e in tanti l’hanno seguita. La donna si è confrontata sull’accaduto oggi con la vicequestore Mabj Bosco, dirigente del Commissariato, trovando il lei la giusta attenzione al problema. Non ha, infatti, sottovalutato le preoccupazioni di genitori.

Il Commissariato di Senigallia

La prossima settimana andrà a denunciare le minacce e il tentativo di estorsione fallito, per il solo fatto di essere andata lei a riprendere il figlio a scuola, insieme al fratello, mentre i bulli erano fuori ad attendere il 13enne. Non hanno, però, avuto il coraggio di avvicinarlo in loro presenza. Gli episodi sono numerosi, molti falliti come racconta un’esercente della zona di piazza Garibaldi. «Qualche giorno fa un ragazzino stava aspettando il nonno per tornare a casa – spiega – e il gruppetto si è avvicinato per minacciarlo ma è finita lì. E’ diventata una piaga perché la gente che vorrebbe portare i bambini in piazza non ci va più. La evitano». L’arrivo dell’adulto anche nel suo caso li ha fatti desistere. Alcuni di loro sono stati individuati. Le vittime hanno fatto i nomi. Parlano sapendo di non essere più sole, di poter contare sulla polizia che si è attivata per loro. Una volta raccolte tutte le testimonianze, sulla scorta dei vari racconti e successivi riscontri, verranno presi provvedimenti.

sa.mar.

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