‘Magazzino 18′, lo spettacolo in memoria
dell’esodo giuliano-dalmata

CHIARAVALLE -  Nato dal testo di Simone Cristicchi, sarà portato in scena dall’associazione Claet Aps nel Giorno del Ricordo venerdì prossimo al teatro “Tullio Giacconi”

I rappresentanti di Claet davanti alla lapide commemorativa al Molo Santa Maria di Ancona, che ricorda i profughi provenienti da Zara

Il teatro, come luogo di condivisione e di empatia umana, per meditare sulla complessa e tragica vicenda delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, in occasione del Giorno del Ricordo che si celebra ogni anno il 10 febbraio. È questa l’idea dell’associazione Claet Aps, che in occasione della ricorrenza annuncia il debutto dello spettacolo Magazzino 18 – Memoria di un popolo dimenticato, in programma venerdì 10 aprile 2026 al Teatro Comunale “Tullio Giacconi” di Chiaravalle. Un appuntamento che intreccia cultura e responsabilità civile, per trasformare la ricorrenza in un’occasione di conoscenza e consapevolezza collettiva. Lo spettacolo, nato dal testo di Simone Cristicchi (concessione diritti), prende il nome dal magazzino reale del Porto Vecchio di Trieste che conserva ancora oggi migliaia di oggetti lasciati dagli esuli: masserizie, sedie, armadi numerati, stoviglie, giocattoli. Oggetti che diventano “testimoni” e restituiscono volti, storie, assenze.

La produzione del Teatro Claet è affidata alla regia e all’interpretazione principale di Diego Ciarloni, con la partecipazione scenica, tecnica e musicale di Simona Paolella, il supporto tecnico di Stefano Luconi e le immagini/video di sand art di Paola Saracini, per un’esperienza immersiva capace di parlare a pubblici diversi. Un’attenzione particolare è rivolta alle scuole del territorio (Ancona, Falconara, Chiaravalle e comuni limitrofi).« Lo spettacolo vuole essere anche uno strumento educativo, non una lezione accademica, ma un’occasione viva per confrontarsi con temi di identità, convivenza, tolleranza e dignità umana», commenta Diego Ciarloni, presidente di Claet Ets.

Ancona e le Marche, in quella fase drammatica, hanno avuto un ruolo importante anche sul piano dell’accoglienza: il porto di Ancona, nel secondo dopoguerra, fu uno degli approdi dei profughi, diventando “porta dell’Adriatico” in una stagione segnata da viaggi difficili, vite che dovevano cominciare da zero e, spesso, incomprensioni e pregiudizi. In particolare, è documentata l’attività del piroscafo Toscana, che tra febbraio e marzo del 1947 effettuò dieci viaggi da Pola: sette diretti a Venezia e tre diretti specificamente ad Ancona.

In un territorio che ha visto migliaia di profughi sbarcare sulle proprie coste, molti dei quali oggi sono cittadini anconetani perfettamente integrati, come documentato dalle storie di famiglie che hanno trovato qui una nuova casa dopo il transito nei Centri di Raccolta Profughi regionale «portare in scena Magazzino 18 – con il suo linguaggio immediato e universale – significa offrire uno spazio dove la memoria non diventa terreno di contrapposizione, ma occasione di ascolto, empatia e ricomposizione – continua Ciarloni. – La scelta di presentare questo evento in coincidenza ideale con le celebrazioni del 10 febbraio risponde a una necessità storiografica e civile: quella di trasformare una ricorrenza calendariale in un impegno etico permanente, capace di riallacciare i fili di una memoria che per decenni è rimasta sommersa, distorta da lenti ideologiche contrapposte o confinata nel silenzio dignitoso degli esuli».

Oggi, il legame tra Ancona e questa storia è testimoniato dalla lapide commemorativa al Molo Santa Maria, che ricorda i profughi provenienti da Zara.«Tuttavia, la memoria del confine orientale continua a essere terreno di scontro – ricorda Ciarloni. – Recentemente, la decisione della Commissione Toponomastica del Comune di intitolare un parco a Norma Cossetto, la giovane studentessa insignita della medaglia d’oro al merito civile dopo essere stata seviziata e uccisa nel 1943, ha riacceso aspre polemiche. Dentro un tema ancora reso complesso dai contrasti, – conclude il presidente di Claet – lo spettacolo Magazzino 18 si propone come un invito alla conoscenza, venire a teatro senza etichette, pronti a lasciarsi emozionare, per scoprire che la storia, se guardata con onestà, non è un’arma per dividere, ma una base comune su cui costruire il futuro della nostra comunità».

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