Condanna per la morte di Marco e Sara,
la Fondazione Scarponi: «Quanto vale
la vita di una persona uccisa sulla strada?»

FILOTTRANO - L’ente si è costituito parte civile nel procedimento penale per l’omicidio stradale che ha causato nell’agosto 2024 sulla statale a Senigallia il decesso di due coniugi ciclisti, e riflette sulla pena patteggiata dall'automobiista e applicata di anni 1, mesi 9 e giorni 10 di reclusione, con sospensione condizionale della pena, e un anno di sospensione amministrativa della patente. E si domanda anche «quale reale funzione preventiva può avere una sospensione del titolo di guida limitata a un solo anno in casi di omicidio stradale?»

Sara Ragni e Marco Torcianti

La Fondazione Michele Scarponi Ets, costituitasi parte civile nel procedimento penale per l’omicidio stradale che ha causato nell’agosto 2024, sulla statale a Senigallia, la morte di due ciclisti, di due persone, di due giovani sposi, Marco Torcianti e Sara Ragni, prende atto della sentenza emessa ieri dal Gup del Tribunale di Ancona a seguito di patteggiamento. «La condanna applicata – anni 1, mesi 9 e giorni 10 di reclusione, con sospensione condizionale della pena, e un anno di sospensione amministrativa della patente di guida – impone una riflessione che va oltre il singolo processo e riguarda il valore attribuito alla vita umana e la funzione stessa delle sanzioni nel nostro ordinamento- esordisce un comunicato della Fondazione intitolata al compianto campione di ciclismo – Ogni decisione giudiziaria incide non solo sul piano giuridico, ma anche su quello umano, lasciando segni profondi in chi resta e continua a convivere con un’assenza irreversibile. Proprio per questo, il dolore non può essere lasciato solo. Deve trasformarsi in impegno, in responsabilità collettiva, in una battaglia ancora più determinata perché a nessuna famiglia venga chiesto di affrontare, oltre alla perdita, anche un senso di solitudine o di abbandono».

La Fondazione Michele Scarponi si domanda «di fronte a due vite umane spezzate da una violazione delle regole della circolazione stradale, la risposta sanzionatoria dell’ordinamento solleva inevitabili domande: quanto vale, oggi, per il sistema giudiziario italiano la vita di una persona uccisa sulla strada? E ancora quale reale funzione preventiva può avere una sospensione della patente limitata a un solo anno in casi di omicidio stradale? La patente di guida non è un diritto incondizionato, ma un’abilitazione che comporta doveri e responsabilità verso gli altri. Quando tali doveri vengono violati con conseguenze irreversibili, misure così contenute rischiano di apparire sproporzionate rispetto alla gravità dei fatti e inadeguate sul piano della prevenzione».

Poi ribadisce che la violenza stradale «non è una fatalità, ma un fenomeno strutturale che richiede risposte chiare, coerenti e coraggiose. Ogni vita conta, e il sistema delle regole e delle sanzioni deve essere in grado di affermarlo senza ambiguità, a tutela di tutti gli utenti della strada, soprattutto di quelli più vulnerabili». La Fondazione Michele Scarponi desidera rivolgere «un pensiero profondo e sincero ai familiari di queste due splendide persone strappate alla vita e al loro amore condiviso per le due ruote, riconoscendo quanto il loro dolore possa essersi sentito, in questo percorso, non sempre pienamente accolto. È una responsabilità che sentiamo in parte anche nostra, così come Ia responsabilità di non aver sempre saputo trasformare fino in fondo il dolore dei familiari in un senso di giustizia percepita e condivisa. A loro rinnoviamo oggi non solo la nostra vicinanza, ma l’impegno a esserci con maggiore ascolto, presenza e determinazione, perché nessuna battaglia per la sicurezza stradale può dirsi giusta se lascia sole le persone che hanno già perso tutto. Accanto ai familiari delle vittime, dunque, la Fondazione continuerà a rafforzare il proprio impegno culturale, giuridico e civile affinché il senso di giustizia non si esaurisca nelle aule dei tribunali, ma trovi riscontro in scelte normative e istituzionali capaci di prevenire nuove tragedie e di restituire dignità al dolore di chi ha già pagato un prezzo inestimabile» conclude la nota.

 

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