Gabriele Zazzarini alle Olimpiadi,
il sacrificio dietro la medaglia d’oro.
E gli allenamenti in Germania

L'INTERVISTA - Il fisioterapista senigalliese è nello staff della Nazionale italiana di pattinaggio su ghiaccio e collabora con la campionessa Francesca Lollobrigida: «L’Italia non ha impianti di pattinaggio sul ghiaccio disponibili tutto l’anno. Sono tutti all’aperto»

Gabriele Zazzarini e Francesca Lollobrigida con la medaglia d’oro vinta a Milano Cortina 2026

di Sabrina Marinelli

Impegnato ai Giochi olimpici invernali di Milano Cortina 2026, il fisioterapista senigalliese Gabriele Zazzarini è nello staff della Nazionale italiana di pattinaggio su ghiaccio. Nella sua città lavora negli ambulatori specialistici di Villa Silvia oltre a essere presidente della Us Pallavolo Senigallia.

Dottor Zazzarini, com’è approdato allo sport agonistico fino a raggiungere le Olimpiadi?

«E’ iniziato tutto circa 26 anni fa. Devo ringraziare un noto giornalista sportivo marchigiano che purtroppo non c’è più, Adelio Pistelli. Mi portò nel mondo della pallavolo a Falconara. Lì sono rimasto due anni, poi ho passato altri 7-8 anni a Loreto in Serie A. In totale ho fatto una decina d’anni nel volley prima di approdare al pattinaggio».

Come è passato dal volley alle rotelle fino al ghiaccio?

«Per le rotelle è stato merito di un mio paziente, che era il CT della Nazionale, mi ha voluto con sé e per dieci anni abbiamo girato il mondo. Pensavo di fermarmi lì, invece è arrivata la chiamata della Nazionale del ghiaccio. Collaboro con loro da sette anni: ho vissuto l’Olimpiade di Pechino 2022 durante il Covid e questa è la seconda esperienza olimpica. Molti di noi, compresi atleti come Ghiotto o Lorello, la stessa Lollobrigida, e i vertici federali, vengono dal mondo delle rotelle». Anche lei? «Sì ma con scarsi risultati».

La collaborazione con la campionessa Francesca Lollobrigida quando è iniziata?

«Da parecchio, abbiamo condiviso il percorso dei suoi 16 titoli mondiali. E’ una fuoriclasse e, come tale, è molto esigente: vuole il massimo ogni volta che si siede sul lettino».

Come la prepara?

«Prima di ogni gara desidera un massaggio specifico per sentirsi pronta al 100%. E’ una persona con cui si lavora molto, molto bene. Sta a sentire tutte le indicazioni che riceve quindi è la “paziente” ideale di ogni fisioterapista perché ascolta ogni indicazione medica».

Come si arriva a conquistare una medaglia d’oro alle Olimpiadi?

«Per Francesca è stato un anno difficile a causa di alcuni problemi fisici. Questa medaglia chiude un cerchio di sacrifici immensi. Oltre al suo talento, il merito va alla sua famiglia: il marito e il figlio la supportano, lo stesso i genitori e sorella, sempre presenti. Senza una base familiare così solida e il supporto della Nazionale e soprattutto della Federazione, che sopperisce alla mancanza di un centro federale in Italia, questi risultati non arriverebbero».

Dove si allenano gli atleti italiani?

«Andiamo in Germania perché l’Italia non ha impianti di pattinaggio sul ghiaccio disponibili tutto l’anno. Sono tutti all’aperto».

Dovete trascorre periodi lunghi in trasferta?

«Esattamente e questo per Francesca, che è legatissima a suo figlio, è un sacrifico enorme perché non sempre lo può vedere. E’ molto umile, cresciuta con i valori della famiglia e dello sport. Lei ha aperto la strada per tante nuove leve e spero sia di esempio ai giovani che vorranno intraprendere, con la stessa serietà e dedizione, questo sport».

Sarà impegnativo anche per lei?

«Certo, non avrei potuto farlo senza il sostegno della mia famiglia, che ringrazio».

Riesce a seguire con la stessa attenzione anche la US Pallavolo Senigallia, di cui è presidente?

«La pallavolo per me è fondamentale. A Senigallia siamo la prima società per numero di iscritti e siamo persino davanti al calcio, è un traguardo di cui vado fiero. Ma non siamo in competizione con gli altri sport, anzi collaboriamo con realtà come la Vigor, però essere a quei livelli è un onore».

E’ soddisfatto del percorso professionale intrapreso?

«Moltissimo. Non mi è mai interessato essere al vertice della piramide ma far parte dello staff, che vince un oro olimpico, è il massimo. Mi considero un uomo molto fortunato».

Rimpianti ne ha?

«Non essere riuscito a portare alle Olimpiadi la mia concittadina Linda Rossi. Ha avuto problemi fisici, come fisioterapista ho cercato di darle il massimo ma non so, qualcosa si è inceppato. Questo sì, è un mio grande rammarico».

 

Olimpiadi invernali, è marchigiano il fisioterapista dei campioni. Nello staff della Nazionale di pattinaggio

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