
La Corte d’Appello ad Ancona
di Sabrina Marinelli
Un’anziana senigalliese ha investito i risparmi di una vita per comprare una casa che non potrà mai abitare.
Inutili anche i sedici anni di cause legali, terminati con una sentenza arrivata lo scorso 9 febbraio come una doccia fredda. Oltre a darle torto, negandole quell’appartamento che lei aveva regolarmente pagato, l’ha condannata a pagare oltre 20mila euro di spese per il lungo contenzioso.
Un sogno in fumo per la 81enne, originaria di Senigallia ma residente a Bologna. Nel 2010 la pensionata ha acquistato dalla Alca Immobiliare srl un appartamento di 75 metri quadri con garage, in via Mascagni a Senigallia, per un valore di 280mila euro.
Alla firma del contratto preliminare la somma versata era pari a 272mila euro. I restanti 8mila li avrebbe saldati al momento del rogito, quando davvero sarebbe diventata proprietaria dell’immobile. Nonostante l’ingente somma pagata, suo non lo è mai stato. L’impresa improvvisamente è fallita e la casa, gravata pure da un’ipoteca, è finita tra i beni che il curatore potrà mettere all’asta per pagare i creditori. La donna, quindi, ha tentato di riprendersela passando per vie legali, per chiedere a un giudice di sostituirsi al notaio, autorizzando con una sentenza il passaggio di proprietà. In primo grado, nel 2014, ha perso perché la documentazione prodotta è stata ritenuta inadeguata. In secondo grado, nel 2021, è stata ribaltata la sentenza, Avrebbe potuto finalmente prendersi la casa, terminando di pagare la quota mancante. Il curatore fallimentare, però, l’ha impugnata e la Cassazione, dopo averla annullata nel 2024, ha rimandato gli atti alla Corte d’Appello d’Ancona per la decisione finale.
I giudici della seconda sezione civile hanno rigettato definitivamente il ricorso della pensionata, perché mancava un documento indispensabile per poter autorizzare il passaggio di proprietà. Non era stata infatti accertata la conformità catastale, ossia la corrispondenza tra lo stato reale dell’immobile e la planimetria registrata al Catasto. A renderla obbligatoria è una legge del 1985 che l’ha introdotta per contrastare l’evasione fiscale e l’abusivismo. La lettera del geometra, presentata dalla donna, non era sufficiente perché confermava solo i dati del Catasto ma non che corrispondessero perfettamente all’immobile visionato sul posto. Un dettaglio tecnico, insuperabile per i giudici. Si sono, infatti, dovuti attenere alla legge che lo richiede.
La casa resta nella disponibilità del curatore fallimentare e andrà all’asta per pagare i debiti della ditta. Si potrà mettere in coda anche lei per recuperare parte dei suoi soldi ma il primo creditore è l’istituto di credito, essendo l’ipoteca una garanzia per il finanziamento concesso.
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