Onorificenze tra scienza e diritti umani:
cittadinanza onoraria
per tre attiviste iraniane

JESI - Cerimonia in Comune per il prof. Pileri e l'ex primo cittadino Fava. Un atto simbolico per chiedere la libertà di Pakhshan Azizi, Vrishe Moradi e Sharifeh Mohammadi

Il Comune di Jesi

Si terrà giovedì prossimo, con inizio alle ore 16, presso la sala consiliare, la cerimonia di consegna delle benemerenza attribuite recentemente dal Consiglio comunale di Jesi. Le riceveranno Gabriele Fava, Pileri e tre attiviste iraniane che non potranno partecipare perché recluse nel loro paese.
«Come presidente del Consiglio comunale – ha sottolineato al riguardo il presidente del consiglio comunale, Luca Polita – sono molto orgoglioso di avere come nostri graditi ospiti delle personalità importanti alle quali l’aula ha deciso di concedere cittadinanza onoraria e civica benemerenza. Il prof. Gabriele Fava, già sindaco di Jesi e personalità attiva e impegnata nel mondo della cultura verrà insignito con la consegna della civica benemerenza. Il prof. Stefano Pileri, medico e scienziato di fama mondiale e vera eccellenza nel campo della ricerca oncologica, riceverà la cittadinanza onoraria di Jesi, città dove ha vissuto la sua infanzia e ha studiato, per poi trasferirsi a Bologna dove ha intrapreso una brillante carriera medica. Siamo davvero orgogliosi di averlo come nostro ospite. Infine vorrei spendere alcune parole sulle tre attiviste iraniane alle quali l’aula consiliare ha deciso di conferire la cittadinanza onoraria. Lo scopo di questa onorificenza è quella di operare pressioni, come fatto da altre città italiane ed europee, al fine di poter salvare loro la vita. Ovviamente non potranno partecipare alla cerimonia perché detenute, avremo qui in Comune una rappresentanza di iraniane che vivono in Italia, alle quali consegneremo la pergamena, con la speranza, un giorno, di poter incontrare le tre ragazze».

I loro nomi: Pakhshan Azizi, 41 anni, curda, operatrice umanitaria, arrestata con l’accusa di “affiliazione a gruppi impegnati in attività sovversive”, per aver difeso i diritti delle donne e fornito aiuti umanitari; Vrishe Moradi, 40 anni, curda, arrestata con violenza e accusata di ribellione armata, subendo torture, isolamento e privazione di contatti familiari e protagonista di uno sciopero della fame per denunciare le gravi violazioni subite; Sharifeh Mohammadi, 46 anni, sindacalista e attivista per i diritti dei lavoratori, arrestata e condannata a morte senza prove, per il suo impegno nel promuovere i diritti dei lavoratori e delle donne.

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