Pensione sociale non dovuta:
l’Inps chiede la restituzione,
la vedova fa ricorso e lo vince

ARCEVIA - L'anziana ha atteso quattro anni la reversibilità del marito, defunto nel 2018, e nel frattempo ha continuato a percepire l'assegno sociale anche se non le spettava più. Se n'è accorto l'Inps nel 2022, quando ha approvato la pratica, ma solo nel 2024 ne ha richiesto la restituzione. Troppo tardi per il giudice

di Sabrina Marinelli

Per quattro anni una vedova di Arcevia ha atteso che l’Inps le versasse la pensione di reversibilità del marito defunto. Il coniuge è venuto a mancare nel 2018 ma solo nel 2022 l’istituto ha autorizzato la pratica, prevedendo la liquidazione di 26.644 euro, comprensiva degli arretrati.
L’anziana, che ora ha 83 anni, ha continuato a percepire nel frattempo la sua pensione sociale, che le ha permesso di sopravvivere.
Quando il 14 gennaio 2022 la pratica della reversibilità è stata sbloccata, l’Inps si è accorto che l’assegno sociale non le spettava più perché con la reversibilità superava il limite reddituale. Ha quindi trattenuto gli oltre 26mila euro dovuti, chiedendo solo il 28 maggio 2024 la restituzione dei 32.283 euro, corrispettivo dei quattro anni di pensione sociale, percepita indebitamente non avendone appunto diritto.

La donna ha presentato un ricorso all’Inps il 1° luglio 2025, contestando la richiesta, ma se l’è visto rigettare il 24 settembre dello stesso anno. Il 4 novembre 2025 ha quindi presentato un nuovo ricorso, rivolgendosi questa volta al Tribunale del lavoro.
Con il contenzioso in corso, l’Inps è tornato a farsi sentire, sollecitando il 30 gennaio scorso la restituzione di una cifra, data dalla differenza tra i soldi dovuti della reversibilità e quelli della pensione sociale. La 83enne di Arcevia, però, non ha dato seguito alla nuova richiesta e ha atteso il verdetto del giudice del Tribunale del lavoro di Roma, che le ha dato ragione. Con una sentenza emessa martedì, ha accolto infatti il ricorso dell’anziana ma solo perché ha ritenuto tardiva la richiesta dell’Istituto nazionale di previdenza sociale, arrivata nel 2024.

Nel dispositivo spiega, infatti, che l’Inps procede annualmente alla verifica delle situazioni reddituali dei pensionati quindi entro l’anno successivo deve provvedere al recupero delle somme versate in eccedenza. Tempo scaduto insomma. Al massimo avrebbe dovuto richiederle nel 2023. Troppo tardi ormai. Gli assegni sociali, oltretutto utilizzati per fare la spesa, pagare le bollette e vivere nell’attesa della pensione di reversibilità, autorizzata solo dopo quattro anni, se li può tenere e non li dovrà restituire anche se, effettivamente, non ne aveva più diritto. L’istituto dovrà anche versarle la reversibilità con tutti gli arretrati perché quelli che erano comunque soldi dovuti.

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